Il restauro della mia moto (breve storia)

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La passione per le moto

Amo le moto vecchie, mi piacciono perché hanno solo metallo e vernice; niente plastiche e parti sintetiche che il sole e il tempo possano deteriorare. Certo, anche il metallo invecchia; la vernice si graffia, le cromature saltano, la ruggine intacca il ferro e lo corrode. Ma se stai attento, se lo osservi e lo proteggi, il danno resta superficiale. E’ reversibile. E’ restaurabile.

Alfredo l’aveva acquistata nel 1991 e, prima di metterla a riposo, voleva vedere sul contachilometri la cifra tonda: 99999. Ci riuscì. Era ricoverata in un garage da 7 anni, riparata dalle intemperie ma inutilizzata. Non era giusto dopo aver percorso oltre 100.000 km in lungo ed in largo per l’Europa. Meritava un restauro per tornare bella. Amavo particolarmente quel modello: un mitico marchio italiano. Faticai molto per convincere Alfredo a vendermela. Ci riuscii. Due anni fa la moto divenne mia; doveva nuovamente brillare come un tempo. 

Le fatiche del restauro

Dopo tanti anni di immobilità non sarebbe stato prudente iniziare il restauro, ovvero smontarla fino all’ultimo bullone, senza aver prima verificato le condizioni del motore. Ma Alfredo l’aveva trattata bene nelle sue scorribande; quindi è stato sufficiente fare il cambio di olio e filtro e montare una batteria nuova. Naturalmente due litri di benzina. Dopo l’emozione del nuovo rombo, l’avventuroso restauro poteva iniziare, ma non prima di aver scaricato dal sito internet di un motoclub il manuale d’officina. E per quasi 100 week end la mia casa è stata il garage.

Mette un po’ paura vedere una moto smontata completamente; non si riesce a immaginare quante parti la compongano. La passione ed un po’ di pazzia però aiutano, e allora riesci a immaginarla completa e lucente anche quando è sparsa in pezzi per tutto il garage. E’ fondamentale trovare un buon verniciatore e tutte le botteghe per acquistare le tante parti da sostituire. Tutte cose invisibili ma fondamentali: guarnizioni usurate, viteria rovinata, cavi e cavetti malconci.

Ma la cosa bella è ripartire dalle parti principali; avere di nuovo il telaio lucente, il motore fiammante, il serbatoio metallizzato, la sella rifoderata. E dopo 1000 ore passate a sverniciare, a lucidare, e a rimontare; malgrado le mani graffiate e l’ansia di non riuscire, finalmente quei pezzi di ferro sparsi per il garage sono diventati di nuovo una straordinaria e bellissima Moto Guzzi.

Redazione Men’s Life

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