Roma simbolo del disagio sociale

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di Claudio Razeto

Roma simbolo del disagio sociale

Impossibilità di crescita professionale, lavoro sottopagato, nepotismo, burocrazia e lo stato generale delle infrastrutture.

L’Expat City Ranking compilata da InterNations la più grande comunità di espatriati,  ha dato a Roma il penultimo posto in graduatoria (81 su 82).

Un dato che riflette anche lo stato d’animo nazionale fotografato dal Censis.

Un senso di disagio collettivo e la speranza che arrivi qualcuno a cambiare le cose.

Anche Milano è nella graduatoria e non ai primi posti se messa confronto con città più “attrattive” nel mondo.

Ma è in posizione più alta rispetto alla Capitale.

http://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2019/12/07/milano-e-roma-peggiori-citta-per-gli-expat_d89eb1c6-c7a3-42a4-ba29-bb1e7e8414d4.html

Se il rapporto del Censis avesse fotografato solo Roma, anziché l’intero Paese, il risultato non sarebbe stato diverso. Anzi.

Roma, come buona parte dell’Italia soffre di una sindrome ansiosa e ansiogena legata a situazioni ormai sotto gli occhi di tutti.

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2019/12/06/rapporto-censis_0e0842d4-27b2-4706-9099-b6bccad5ea4f.html

Roma simbolo del disagio sociale

Oltre la politica, i governi, le elezioni invocate e rinviate, è probabilmente la Capitale nazionale a fare da specchio di tornasole del disagio collettivo italiano.

Una rabbia repressa che per fortuna, salvo rari casi, non sfocia in violenze di strada, come negli anni 70, ma in un mesto pessimismo per il futuro.

Una visione scura che lo stato della prima città italiana non migliora.

Roma allagata, Roma bloccata nella mobilità, Roma impantanata nei suoi irrisolvibili problemi, Roma ferita dalla criminalità, minacciata addirittura dalla mafia.

Il Censis ha parlato di “resilienza popolare”,  una sorta di resistenza ai problemi anche gravi che i cittadini vivono ogni giorno.

Con l’aggravante di vedere in diretta la quotidiana attività di quella politica che, chiusa nei palazzi, pare essersi dimenticata di chi dovrebbe vederla agire: i cittadini.

E dire che a Roma si dovevano fare funivie, sbloccare i cantieri delle metropolitane, rimettere a posto le scuole, le strade, il verde.

Addirittura costruire un nuovo stadio.

Con un progetto faraonico.

Invece, zero. Niente, nulla.

Roma simbolo del disagio sociale

Si sente parlare coralmente di bene del Paese, di famiglie arricchite, di nuovi servizi come gli asili nido gratis e i ticket sanitari azzerati.

Ci siamo salvati, romani e non, dall’aumento dell’Iva e da inenarrabili sciagure finanziare.

Meno male, non ce ne eravamo proprio accorti.

Invece si è vissuto, in diretta tv, il problema di infrastrutture vecchie e talvolta pericolanti e si vive l’inadeguatezza di strade, viadotti, ponti, e altre strutture che rischiano di diventare fatiscenti. O di crollare per il maltempo.

Di aree occupate da accampamenti improvvisati di senza tetto e di immigrati che una volta raggiunta l’Italia non trovano una loro collocazione.

Di zone che diventano pericolose e infrequentabili da famiglie e cittadini.

Aree di spaccio a cielo aperto.

Anche a Roma si è percepisce l’insicurezza della gente comune.

l racket dello spaccio che sta occupando interi quartieri.

Le metro bloccate.

I lavori fermi, i negozi che chiudono. Le strade allagate alle prime pioggie.

Le municipalizzate mal-funzionanti e in crisi nella raccolta dei rifiuti come nei trasporti.

Alcune “magagne” non sono novità ma alle vecchie si sono aggiunte nuove iatture.

La colpa è anche dei tanti incivili che la deturpano, cittadini e non.

Ma anche della latitanza di un governo della città che ormai inizia a farsi sentire.

Una città bellissima e unica danneggiata da una politica che rinuncia e non decide,  a livello locale come a livello nazionale.

Il romano, si sa, è fatalista.

La città ha visto passare di tutto,  dai Papi ai Re, dal duce ai rappresentanti della

Repubblica. Dai Barbari ai nazisti.

È abituata a tutto.

Roma simbolo del disagio sociale

Vaccinata ai discorsi, alle belle parole dei tanti che promettono senza mantenere.
E paziente, resiliente, subisce.

Non ci crede più, e scuote la testa come i suoi abitanti.

Anche col cinismo di chi in qualche modo sopravvive.

Di chi tira fuori quello che può, anche illecitamente, da una situazione per certi versi penosa. Di chi si arrangia.

A Roma non c’è lavoro. Il pubblico è il grande serbatoio occupazionale, con tutto quello che gli gira intorno.

Un tempo l’edilizia. Gli appalti.

Le aziende della Tiburtina valley ora con più aree abbandonate che utilizzate.

E non ci sono lavori specie per i giovani.

Lavori per lo meno decenti.

Roma simbolo del disagio sociale

Mestieri che consentano quella voglia frustrata di crescita sociale, denunciata dal Censis anche a livello nazionale.

Il precariato in molti settori è regola quanto il lavoro nero.

Lo Stato da mungere dà il suo latte a chi ha i canali, le conoscenze giuste.

Le baronie, il nepotismo, sono tutt’altro che acqua passata. Anzi.

A Roma si sono sempre fatti sentire.

Con la crisi, il clientelismo ha limato gli artigli.

Le nomine, gli incarichi politici, a partire dai Palazzi del potere, sono purtroppo tutt’altro che un retaggio del passato.

Pratiche che escludono regolarmente il merito, abitudini con cui ogni romano si trova a scontrarsi, prima o poi.

Diritti che diventano favori grazie all’amico dell’amico.

Negati a chi segue le vie ordinarie e regolari che si applicano invece in ogni paese civile.

Pagando il prezzo ad una casta che alla faccia delle denunce sui giornali, i libri, i programmi tv, va avanti come se niente fosse.

Rendendo la Capitale un’eterna incompiuta.

Perché, come molte altre aree d’Italia, la città non funziona.

Solo che a Roma si nota di più.

Non è da tutti vedere gli autobus andare in fiamme, le scale mobili del metrò ferire gravemente i passeggeri, i pusher sparare in zone semicentrali, un tassista mandare all’ospedale un turista che chiede di attivare il tassametro, per una corsa dall’aeroporto.

Roma è come sospesa su una bolla di assurde inefficienze.

E comportamenti conseguenti e a volte surreali.

Inoltre è ingolfata anche dalla politica che la intasa fisicamente, tra un consiglio dei ministri, una manifestazione, uno sciopero nazionale.

Intasata dai pullman di tanti stranieri che vengono a milioni a visitarla,  portando tanti soldi ma anche tanti problemi.

Senza dare un vero slancio all’economia.

Certo i turisti continuano e continueranno ad arrivare.

Roma ha un fascino insuperabile, che non si lascia scalfire.

Ma per chi ci vive sorge la tentazione di andarsene.

Di andare a vivere in un contesto urbanistico meno importante ma più vivibile. Più umano.

Imbottigliati nel traffico per ore, accalcati nella metropolitana, in attesa per ore di un autobus che non arriva mai, molti residenti pensano a un posto in cui vivere è più facile e meno problematico.

Per farsi un’idea della situazione basta guardare la borsa immobiliare.

Le abitazioni e ancora di più gli uffici in vendita,  a Roma, sono moltissimi.

Ma il mercato e il valore degli immobili sono in calo costante, in una città dove le case hanno sempre avuto, nonostante la crisi , un mercato dinamico.

Se si vede la situazione nel capoluogo lombardo è l’esatto contrario.

Il sorpasso di Milano sulla Roma sembra ormai conclamato.

Anche se l’incertezza nazionale si fa sentire almeno dà visibili segni di reazione.

Nell’efficienza dei servizi, la pulizia, le iniziative e gli eventi, l’architettura urbanistica.

Milano appare ormai come una vera città europea e trasmette a chi la visita un dinamismo un’energia, assolutamente distanti anni luce, dall’aria dismessa che si respira a Roma.

Se il Censis ha denunciato un “furore di vivere” italico, per difendersi dalle incertezze del futuro, Roma potrebbe essere la città simbolo di questa mestizia sociale.

Milano no.

Milano vive come se questa crisi sociale e morale non la riguardasse.

E va avanti al suo meglio.

Fin dai tempi dell’Expo e ora delle prossime Olimpiadi invernali, ma anche della prima della Scala, della moda.

Perché questa differenza?

Cosa rende due grandi città simbolo d’Italia, così distanti?

Forse la presenza fisica della politica che a Roma è rappresentata come, in un’eterna diretta?

A guardare i talk show, che di politica si occupano, quello scorcio davanti a Montecitorio e Palazzo Chigi, nel pieno centro della città, è una scenografia immancabile.

Lì si intervistano i politici di passaggio, si cerca di rubare una battuta a un esponente di partito o ad un ministro.

Si commentano le crisi e i dibattiti parlamentari.

Dal rapporto Censis emerge la stanchezza degli italiani verso la politica in tv.

Forse è il caso di smetterla con le polemiche infinite e i personalismi.

L’atmosfera di odio contestata per la prima volta anche dai giovani con le Sardine.

I battibecchi costanti, la prevaricazione verbale, il mantra delle difese d’ufficio di partiti sempre più difficili da seguire, almeno se la linea guida è il benessere del Paese.

I romani  stufi, lo sono anche di più, tra un’auto blindata e l’altra con scorta, sirene lampeggianti e sventolio di palette, che spostano i politici, da un lato all’altro della città.

Anni fa un progetto ipotizzava di trasferire tutti i palazzi del potere, fuori da Roma.

Un grande progetto urbanistico.

Una sorta di Capitale tecnica più moderna, non bloccata nel centro, lontana dagli abitanti ed efficientemente collegata nelle ramificazioni della sua burocrazia.

Invece col tempo le sedi istituzionali si sono sempre più allargate invadendo decine di immobili di pregio del centro.

Nessun politico ha mai voluto rinunciare a quelle sedi così eleganti e prestigiose in cui magari i milanesi, ad averne, avrebbero fatto grandi ed esclusivi centri di sviluppo economico e commerciale.

Nemmeno i leghisti di “Roma ladrona” o i 5 Stelle dopo una prima fase morigerata e austera hanno rinunciato a quei domicili unici.

Troppo grande la tentazione di vivere in location del genere.

Importanti a volte maestose.

Per molte meteore della politica il benefit di un’esperienza politica romana.

Per i professionisti della politica di lungo corso, un privilegio in più.

E lustro per tutti, meno per la città e i suoi abitanti.

Che ne farebbero volentieri a meno.

Roma simbolo del disagio sociale

Magari con la contropartita di una rete di mezzi pubblici efficienti e moderni.

Invece la presenza del Governo e dei Ministeri, non dà nemmeno il vantaggio di vederla ben tenuta e pulita.

Nemmeno in quel “salotto buono” che è il centro storico.

Oggi invaso da spazzatura, topi e gabbiani famelici.

Intanto Milano cresce e Roma decresce.

Con un po’ più di tristezza e ansia per il futuro.

Con le vetrine dei negozi di strada abbassate e l’invasione di locali notturni che si combattono a colpi di Mohito.

Come a Milano, ma decisamente con meno glamour e stile.

E un po’ più di turisti ubriachi.

E il morale scende, l’umore cala tra gli abitanti della Città eterna.

Anche se a differenza di tanti italiani, i romani, si possono ancora consolare con le bellezze di una città unica che con tutto il suo degrado, basta guardarla, per tirarsi su il morale.

Anche per chi sta vivendo quest’epoca di complessa sopravvivenza che i sociologi del Censis chiamano di ansia, sfiducia verso il prossimo e incertezza per il futuro.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’30”

Foto tratta da: https://www.nuovosud.it/72541-fattinotizie/trasporti-roma-oggi-%C3%A8-sciopero-molti-disagi

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