Sentimenti che sporcano l’anima: odio e invidia

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di Claudio Razeto

Sentimenti che sporcano l’anima:

Odio sociale. Invidia sociale. Rancore diffuso.

Incapacità di diffondere sentimenti positivi e una sinistra predisposizione a distribuire rabbia, rancore se non addirittura odio.

Odiare chi sta meglio, chi ce l’ha fatta, chi ha dimostrato qualcosa o magari semplicemente chi non vive un disagio, una difficoltà, un dolore.

Sta meglio di me, mostra di avere una bella vita, io non ce l’ho, vorrei non l’avesse nemmeno lui o lei.

Lo odio solo per questo e in qualche modo devo trasmetterlo al mondo.

Il nostro mondo non va bene sul fronte dei valori umani e sociali.

Il buonismo di facciata e strumentale ha danneggiato quello vero e lo ha annichilito.

Una volta a scuola c’era addirittura il premio allo scolaro non solo più bravo ma anche più buono.

Si insegnavano valori come:

  • pace,
  • solidarietà
  • amore
  • rispetto per la famiglia, per la Patria.

Accusati di retorica molti di questi valori sono stati relegati a tipici di un passato da superare.

Negli ultimi 70 anni abbiamo cercato formule nuove senza però trovarne di veramente valide.

Dio, Patria e famiglia. E chi ci crede più?

Questo dicono in molti salvo poi coltivare segretamente dentro il barlume un qualcosa che ci tiene, in tanti, ancorati a valori positivi che però non riusciamo più ad identificare né a trasmettere con esattezza.

Oggi si è riusciti a far passare il messaggio che buono equivale a fesso e ad un tipo sociale sprovveduto e incapace di fare unicamente il proprio interesse.

Intanto intorno a noi è un susseguirsi quotidiano di ingiustizie e inique brutture.

Persino alcune bellezze intorno a noi sembrano inquinarsi col marciume della sporcizia e del degrado.

Spesso con l’unica giustificazione del profitto (come chi seppellisce rifiuti inquinanti in campagna o in mare) ma a volte solo con quella della “mala” educazione tipo quelli che buttano la spazzatura in mezzo o alla strada o in discariche improvvisate.

Per sporcare una strada o un prato o un pezzo di spiaggia basta la cicca di una sigaretta. Però chi perde tempo a gettare rifiuti o scarti di vita in contenitori asettici e sterili?

I più fessi di certo perché i furbi non raccolgono nemmeno gli escrementi dei propri cani.

Li lasciano lì come un insulto, per chi ci camminerà sopra.

L’atteggiamento di chi sporca e così simile a quello di chi insulta.

Chi ha il garbo e la gentilezza se li porta dentro in ogni cosa che fa, anche quando si tratta di raccolta differenziata.

Anche quando risponde a un post.

Quelli che non lo fanno, sono haters, “insultatori” seriali della vita degli altri ma anche della propria.

Sì perché per primi fanno male a se stessi.

Eppure mai una cultura ha esaltato e inseguito la bellezza come la nostra.

L’estetica elevata a culto collettivo, una religione di massa che ha convertito ogni collettività.

Questo culto viene trasmesso tramite i social che ci mostrano visi perfettamente truccati, labbra turgide e sensuali, seni e natiche levigati.

Case bellissime. Animali da compagnia da concorso.

Persino il cibo è diventato bello da vedere e non solo buono da mangiare, anzi il look del food a volte è predominante rispetto alla sostanza.

Allora perché questo esteticamente corretto, questo equilibrio di forme non riesce a contaminare positivamente il pensiero collettivo generando amore, pace, armonia?

Molti urbanisti e sociologi sono convinti che vivere in posti brutti e degradati oltre a peggiorare la qualità della vita coltivi le peggiori inclinazioni umane.

Le grandi e abbandonate periferie di molte metropoli del mondo sembrano dimostrarlo.

Sta succedendo anche in Italia, in quello che era conosciuto come il Bel paese, un concentrato di bellezze artistiche e naturali che sollevavano l’anima di chi ci viveva e chi la visitava.

Oggi alcune città anche italiane come Torino e Milano, hanno subito grandi stravolgimenti strutturali che le hanno rese ancora più belle e vivibili.

Di contro Roma sembra combattere contro brutture che inesorabili la circondano quasi volessero soffocarla.

Anche i nostri più sani valori sembrano subire un attacco quotidiano e possiamo stupirci quando ci imbattiamo in dimostrazioni di bontà, gentilezza e calore umano tangibile. Esistono ancora, per fortuna, ma a volte il mondo sembra dimenticarsene.

I media ne parlano meno e danno spazio a storie e vicende clamorosamente orribili e negative.

I libri e le serie sui crimini, i mostri, i killer seriali, i casi di cronaca efferati, le storie di violenza assurda che possono esplodere a pochi chilometri da noi quasi fossero parte della vita quotidiana.

Assurde ma vere.

E sui social questa rabbia e questo odio impazzano, quasi servissero a far superare, ad alcuni, amarezze e difficoltà che tutti proviamo.

Ma questo è un grave errore. Se si fa entrare il livore e la rabbia nel proprio cuore, se li si cala nell’anima come un’ombra nera, ci si fa solo male. E lo si fa a chi vive con noi.

Anche quando i problemi non sono così terribili come sembra. Anche quando ci si vuole mostrare migliori di quello che siamo. Quasi a vincere il disagio dell’anima.

A che vi serve postare foto che vi ritraggono belli, forti, vincenti, quando belli non siete affatto perché dentro di bello non coltivate nulla.

Vanità di vanità…cantava Branduardi.

Gli antichi sapevano definire ciò che era vacuo e vano e ciò che era retto e buono, fino alla purezza, l’assenza di ogni male e di ogni malizia.

I contemporanei sembrano averlo dimenticato, quasi la forma avesse definitivamente prevalso sulla sostanza.

In una società votata all’avere, al possedere, l’essere in termini esistenziali conta sempre meno.

E allora ci vuole cattiveria per dominare ma la cattiveria, lo sappiamo fin da piccoli, porta cose brutte.

Se le brutture ci entrano dentro diventiamo brutti e cattivi anche noi come gli esseri orribili che la cronaca ci propone.

Se dimentichiamo il calore di un abbraccio o la gioia di un sorriso o di una parola di conforto, diventiamo dei mostri. Quelli dei nostri tempi.

Belli fuori, esteticamente perfetti, con case bellissime e famiglie fotogeniche da sfoggiare sul web.

Ma orrendi dentro.

Quella bellezza e il benessere non serviranno ad altro che ad alimentare il nostro disagio oltre all’invidia e alla cattiveria degli altri.

Altri che diventeranno come noi, tutti uguali nella negatività.

Mettete fiori nei vostri cannoni, diceva uno slogan degli anni 60.

Oggi si potrebbe dire mettete più cuore e bontà nelle vite vostre e in quelle degli altri. In un mondo senza odio e invidie sociali, staremmo tutti meglio.

Se fossimo in grado di sostituire ad un insulto un apprezzamento o un complimento vivremmo tutti meglio.

E se non siamo d’accordo su qualcosa potremmo sempre farlo ma senza inveire e odiare chi non la pensa come noi.

Sarebbe una vera rivoluzione e cambierebbe anche questo mondo social che sul rancore, l’invidia e l’odio rischia di bruciare ogni valore oltre alla sua stessa esistenza futura.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’00”

Foto tratta da: https://oroscopoastra.com/astrologia/i-vizi-capitali-linvidia/

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