Sui Social tutti professori. Dio ci salvi dai “Capiscioni” e dal nuovo “Qualcunismo”

0
25263

di Claudio Razeto

Sui Social tutti professori!!!

“Il vero problema oggi, è che il desiderio di contare, di essere qualcuno o ‘qualcunismo, si è trasformato nella credenza di essere alla pari con esperti, studiosi, tecnici e competenti in genere. L’utente della rete non riconosce alcuna gerarchia di conoscenza, pensa di poter esprimere opinioni su qualsiasi materia, senza complessi di inferiorità verso chicchessia (…)” ,

Luca Ricolfi, da Democrazia e web, www.fondazionehume.it, Il Messaggero del 13 giugno 2019

C’è un nuovo male, una nuova iattura, che serpeggia nella società “webotica” e internettiana.

Si chiama “qualcunismo”. Chi sono i “qualcunisti” ?

Il mio professore di Religione, a scuola, vent’anni fa, li chiamava i “capiscioni”.

Più o meno sono la stessa categoria.

Sono quelli che credono di sapere tutto anche senza aver studiato, o studiato male, che sentenziano per sentito dire, perché hanno imparato da soli e credono di essere in grado di dissertare su tutto e su tutti.

Salendo in cattedra. Pontificando.

I capiscioni come i qualcunisti.

Un tempo frequentavano i bar, la bocciofila, le assemblee di istituto al liceo, i club universitari, il gruppetto degli amici della panchina, la piazzetta del paese, la curva dello stadio.

Molesti, ma relativamente dannosi, per il limitato raggio d’azione delle loro “qualcunerie”.

Però ce n’erano anche di quelli che facevano carriera – soprattutto grazie alle famigerate raccomandazioni, alla politica, alle famiglie, alla massoneria e Dio sa a che cos’altro.

Finendo a scrivere sui giornali, a far politica o sindacato, fino a sedere, grazie alle connivenze di uno dei paesi più anti-meritocratici del mondo, l’Italia appunto, su scranni importanti e delicati.

Politici, senatori, deputati, ambasciatori, generali, magistrati, giornalisti, docenti universitari e non, e tanti manager e dirigenti d’azienda, sindacalisti e chi più ne ha più ne metta.

Perfino medici, primari di ospedali e dirigenti di aziende sanitarie.

Di tutto e di più.

La categoria dei “capiscioni”, dei “qualcunisti” è stata sempre prolifica e abbondante generando danni e scompensi più o meno gravi, quelli che in fondo hanno portato l’Italia ad essere quello che è oggi.

Un Paese in difficoltà più per la mancanza di una vera classe dirigente, preparata e colta, che per la mancanza di risorse e opportunità.

Un paese con tanti, per fortuna non tutti, capiscioni o qualcunisti.

Le cose però oggi sono cambiate o meglio la categoria si è evoluta.

Il “capiscione” di basso rango, il “qualcunista” da poco, di periferia, quello non assurto ai massimi sistemi, aveva un raggio d’azione limitato.

Oltre la piazza, la bocciofila, il circolo, la riunione di condominio, la classe in cui insegnava, il piccolo ufficio in cui scorrazzava…oltre quel confine, un tempo non poteva andare.

Oggi il web ha aperto le gabbie, spalancato i cancelli, liberato il branco.

I “capiscioni”, i “qualcunisti” in massa, possono galoppare liberi e senza freni su internet, nei social soprattutto, presentandosi sotto mentite spoglie, ad un mondo vastissimo, facendo audience online, trasmettendo il loro “non pensiero” e ammantandosi di un’autorevolezza che si sono conferiti da soli, senza curriculum, titolo di studio o meriti acquisiti e confermati.

Il “qualcunista” capiscione, oggi può confrontarsi a tu per tu con personaggi veri e importanti, alla pari, senza nessuna sudditanza culturale, su Facebook, Twitter, intavolando discussioni, contestando, usando buone e cattive maniere.

Non c’è più limite, non c’è più filtro.

Se va su uno di questi Social, interloquisce – o almeno ci prova – da pari a pari persino con il Santo Padre, con il Presidente del Consiglio e i suoi vice, con opinionisti e riconosciute autorità di ogni campo.

A farne le spese i personaggi veri e autorevoli, i vip e i politici per primi, ma anche attori, cantanti, scrittori, ingegneri, medici, che magari oggi si domandano: “Ma che cavolo ho studiato a fare per ritrovarmi qui a discutere di vaccini, economia globale, mini bot, Europa, alta velocità e quant’altro, con simili webeti ?”.

Perché il “capiscione-qualcunista”, al contrario del Vip o della voce autorevole di turno, ha capito tutto del web e di suoi meccanismi.

Conosce l’effetto branco, quello “gogna mediatica”, e spesso sulla rete ha trovato la sua banda che lo spalleggia a colpi di like o lo osanna come un novello “guru” o santone telematico.

Gruppi tematici che vanno dallo Storia, alla politica, dal cinema, alla tv.

Terribili quelli degli scrittori o aspiranti tali. Magari hanno auto-pubblicato un ebook e già si atteggiano a novelli Victor Hugo. Scannandosi tra loro su pagine specificamente dedicate.

Magari non hanno mai pubblicato e questo li fa soffrire enormemente.

Soffrono e si rodono. Grandi e incompresi.

Se incappano nell’autore vero, allora è guerra senza quartiere, a colpi di post.

Succede anche in altre forme “artistiche”, nella musica, dai rapper ai neomelodici, dagli aspranti X factor ai supporter di Amici.

Capita, anche, che nelle discussioni incappi il Vip di turno o l’autore affermato.

Sia esso cantante, scrittore, giornalista, autore non fa differenza.

Anche se ha alle spalle il lavoro di anni, una gavetta faticosa, riconoscimenti, premi, successi professionali, libri pubblicati, premi, non c’è riguardo.

Anzi è pure peggio.

Di solito non c’è scampo né via di fuga. Verrà massacrato.

Il “qualcunista”,  se particolarmente maligno e incattivito, si metterà a confronto, criticherà, attaccherà, giudicherà, inutilmente saccente.

Un po’ come nel west quando il pistolero famoso incontrava un cowboy che voleva diventare famoso anche lui. Magari sparandogli in un duello al sole.

Anche alle spalle, come accadde a Wild Bill Hickok.

Oltre a mordere come un cagnolino rabbioso il “qualcunista-capiscione” può bannare a tradimento, segnalare, bloccare sui social.

Adoperare tutti i meschini dispetti che oggi vanno tanto di moda.

Questo capita a chi fa l’errore di aprirgli la porta sul web e  confrontarsi.

Credo che Dio non userebbe mai i social.

Noi di certo non meriteremmo un incontro alla pari.

Userebbe le folgori e farebbe bene.

Forse li avrebbero usati i discepoli, un po’ come oggi la Chiesa e la CEI (Conferenza Episcopale Italiana), attiva anche nella comunicazione online.

Ma i Tweet autorevoli, ormai i più lo hanno imparato, possono essere solo unidirezionali. Come i fulmini divini.

Di Maio o Salvini non si mettono a discuter con i followers e gli haters, e nemmeno Papa Francesco, o il Presidente Trump o Putin, lo fanno.

Il Tweet si lancia e basta.

Credo bisognerebbe fare lo stesso un po’ con tutti i social, soprattutto nei casi in cui a rispondere arrivino i “qualcunisti-capisconi”.

Per capire chi sono basta un’occhiata alle info sui profili.

Ci sarà pure chi si inventa titoli, e non sarebbe il primo, ma se uno che fa il meccanico alla Lamborghini si mette a pontificare su operazioni chirurgiche a cuore aperto, o ci è passato di persona, o credo sia difficile possa sentenziare, aprire Gruppi tematici pubblicando link altrui o foto prese sul web, e trascinare follower che non siano come minimo improvvisati come lui.

Con tutto il rispetto per gli operai, e ancor di più per la Lamborghini.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’00’’

Foto tratta da: https://www.network-service.it/blog/i-migliori-social-network-per-lhotel/

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.