Corsi e ricorsi storici, teorizzava Giovan Battista Vico. Sono tornati d’attualità slogan sessantottini come “Mettete dei fiori nei vostri cannoni” dei Giganti.
Perfino l’invito di un cantautore in giacca e cravatta parliamo di Sergio Endrigo che auspicava un grande girotondo fatto da tutta gente del mondo.
Era l’epoca del “fate l’amore non la guerra”.
Tra pochi giorni, quella che Vladimir Putin aveva definita una “operazione speciale” lampo, tipo quella utilizzata dall’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale, contro la Francia conquistata in poco più di 40 giorni, compirà il primo compleanno.
Mai come quest’anno sono stati particolarmente abbondanti gli auguri di pace (quella con la P maiuscola).
Il problema è entrato prepotentemente in ogni discorso, nei media, nei telegiornali, nei film, nelle commedie, nelle canzoni.
Tra breve, nel giorno dell’invasione ci impegneremo in una delle innumerevoli marce contro la guerra, illudendoci che cambierà qualcosa.
Del resto, il mondo sarebbe insopportabile se non avessimo una specie di cortina fumogena con cui nascondere e/o alleviare le brutture della vita di tutti i giorni.
La pace. Una grande illusione
Le illusioni infatti, da sempre, ci consentono di andare avanti, e non possiamo farne a meno, dalla politica all’amore, dalla religione all’economia.
Con esse amiamo e odiamo, la loro presenza ci porta dal pianto al riso. Come spiegare altrimenti il fatto che crediamo nelle squadre di calcio, agli oroscopi, agli extraterrestri, agli effetti di una crema antirughe, alle lozioni per i capelli, alle diete miracolose, al dentifricio super sbiancante, all’ammorbidente, all’attimo fuggente.
Perfino ai politici, la categoria più screditata al mondo. In realtà le guerre continuano, sempre.
E sappiamo bene che la pace non si ottiene facendo dei trattati, né facendo concessioni con la riserva mentale di rifarsi alla prossima occasione.
Qualcuno ha calcolato che, da quando (circa cinquemila anni fa) il faraone Menes unificò l’Egitto, sono stati fatti circa un migliaio di trattati di pace.
Uno ogni cinque anni, mese più mese meno. E tutti sono stati sostanzialmente disattesi. Un’immensa fabbrica di illusioni.
La storia dell’umanità, segnata da sempre in prima battuta dai grandi eventi bellici, ci rema contro. Come mai?
Forse la ragione più semplice é che non c’è la pace nel cuore dell’uomo, da quando (12.000 anni a.C.) avvenne la Rivoluzione agricola. Le trasmissioni televisive con maggiori indici di ascolto, quelle fatte di parole dette da opinionisti spesso improvvisati (insomma i “talk show”), farcite di liti al limite della rissa. Infatti non c’è guerra solo quando due popoli si scontrano sui campi di battaglia, ma c’è guerra sempre nei rapporti tra gli uomini.
C’è guerra quando non c’è spirito di fraternità, quando non si riesce a sopportarsi a vicenda, quando c’è invidia tra compagni di lavoro, quando la ditta considera gli uomini che lavorano dei numeri, c’è guerra quando non si vuole lasciar liberi gli altri di esprimere liberamente le proprie opinioni, quando una macchina non mi dà subito via libera e mi fa aspettare per sorpassarla, quando due fazioni di sedicenti tifosi si scontrano sull’autostrada senza un vero motivo.
L’armistizio. Una soluzione da considerare seriamente.
Ciò detto, come uscire dal cul de sac, in cui Putin (per primo) e Zelensky (per legittima reazione) si sono cacciati?
Abbiamo un precedente. Quello della guerra di Corea che scoppiò nel 1950, quando la Corea del Nord comunista invase la Corea del Sud, stretta alleata degli USA.
Dopo alterne vicende, il conflitto si attestò attorno al 38º parallelo dove continuò con battaglie di posizione e sanguinose perdite per altri due anni fino all’armistizio di Panmunjeom (1953) che stabilizzò la situazione e confermò la divisione della Corea, evitando un conflitto globale e il possibile utilizzo di bombe nucleari.
La tregua dura tuttora anche se nel 2018, dopo 65 anni, i due capi di Stato Kim Jong-un e Moon Jae-in, in occasione delle olimpiadi invernali di Pyeongchang, hanno aperto i negoziati di pace per porre ufficialmente fine alla guerra.
Chissà che questa non sia l’unica (?) soluzione praticabile e non solo una chimera.
Tempo di lettura: 2’30”





















