L’altro giorno ho scoperto, o meglio, è mia figlia che me lo ha fatto notare, che visto da dietro sembro giovane.
In un primissimo momento mi sono sentito lusingato, mi è apparso a tutti gli effetti un pensiero dolcissimo, uno di quelli che se lo avesse scritto su un pezzo di carta lo avrei certamente attaccato sulla porta del frigorifero con una calamita a forma di cuore.
Come ogni genitore che si rispetti, di fronte a quella dichiarazione mi sono sciolto come ghiaccio al sole.
Poi però ho pensato che siccome a fare quella dichiarazione era stata una bimba di sei anni che in genere, come ogni pestifera creaturina a quest’età, apre bocca per dire le peggiori cattiverie senza riuscire a porre nessun filtro tra ciò che viene elaborato nella sua testolina e le parole che le escono da quelle labbruccie sante, non potevo essere così certo che fosse un complimento.
Asserire che da dietro sembro giovane significa implicitamente sostenere che di fronte appaio un vecchio. Inoltre, nonostante i miei tentativi disperati di rinvigorire il fisico, non è la prima volta che mia figlia mi metta di fronte alla cruda realtà. Più che un complimento un avvertimento, insomma. Uomo avvisato mezzo salvato.
Che diamine! Basta una barba un po’ bianca e la pancia incipiente, ed ecco che un bambino associa subito suo padre all’immagine di Babbo Natale invece che pensare a lui come ad un uomo maturo e leggermente fuori forma.
Lo so da me che sarebbe stato decisamente meglio se fossi sembrato giovane dal davanti e vecchio da dietro. Con un po’ di accortezza potrei congedarmi camminando all’indietro evitando così che qualcuno possa notare la mia decadenza fisica ed esclamare “Guarda là che roba, da dietro sembra proprio un vecchio decrepito”.
Ma adesso, non si pretenderà mica che l’accompagni a scuola e la vada a prendere camminando all’indietro per mostrare il mio lato più giovane, vero?
Perché certamente i suoi parametri di confronto sono i papà dei suoi compagni di scuola che, a quanto pare, sono tutti giovani e atletici nella loro interezza, anche quelli più vecchi di me.
Così, seduto in macchina, li ho osservati a lungo questi uomini tutti d’un pezzo, pronto a criticarli, a ridere di loro, a sbeffeggiare i loro atteggiamenti e smontare pezzo a pezzo la loro freschezza ostentata.
Sorprendentemente, al di là della loro età, mi sono sembrati tutti sicuri e decisi, coscienti del loro status di padri di famiglia.
Invece di invidiarli, mi sono ritrovato improvvisamente su un campo di battaglia in Boemia, squartato in due da una palla di cannone turca come il visconte Medardo di Terralba, il celebre personaggio inventato da Italo Calvino.
Mi ha pervaso un forte senso di incompletezza, forse quella stessa incompletezza che gli occhi di mia figlia, nella sua ingenua perspicacia, mi vedono come giovane dietro e vecchio davanti.
Come il visconte, costretto a combattere il suo dualismo fino a quando le due metà non furono ricucite per formare nuovamente un uomo integro nell’aspetto e nel carattere, io sarò costretto a combattere fino a prendere finalmente una decisione, se mostrare la mia giovinezza o la mia definitiva maturità.
Il Sofà è una rubrica settimanale. Ogni lunedì, se ti va, ci sediamo comodi per una nuova chiacchierata.
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Foto da Pixabay





















