Stamattina una grossa ruspa ha rimosso l’edicola sotto casa, la stessa casa dove sono cresciuto.
L’edicola, punto fisso di tanti momenti da ragazzino.
Una semplice edicola.
Faceva parte del quartiere, ne era quasi un’icona. Un punto di riferimento.
Mentre intorno a quell’edicola le cose intanto cambiavano aspetto, i negozi modificavano marchio e le stagioni passavano sempre più velocemente, lei, l’edicola, è sempre rimasta un polo immobile.
Uno è portato a pensare che ci siano cose nella vita che cambiano.
Altre che invece non cambieranno mai e quella piccola edicola per me era esattamente una di queste.
Un po’ come un faro che potevo scorgere bene dal balcone di casa mia.
Questa mattina sono stato letteralmente buttato già dal letto dal fracasso che gli operai hanno fatto.
Hanno iniziato a buttare giù l’edicola che erano le sei e mezza, credo.
All’inizio hanno provato a caricarla via per intera, così per com’era.
Ma quella vecchia edicola, ammuffita e claudicante dagli ormai tanti anni, non ha retto al sollevamento e si è frantumata crollando rovinosamente su se stessa.
Ho assistito a tutta la scena, ormai sveglio e richiamato dal trambusto.
Povera edicola!
Quanti pacchetti di figurine Panini posso aver comprato in quell’edicola?
Migliaia?
E quanti Dylan Dog, Topolino o addirittura cassette per il Commodore 64?
Chi se le ricorda queste?
L’edicola era il luogo dove ci si precipitava in un misto di ansia ed eccitazione, una volta venuto il giorno, per acquistare l’ultimo volume di “Esplorando il corpo umano”.
Devo andarci all’apertura! Appena l’edicolante inserisce la chiave nella toppa… tac!
– Salve, è uscito l’ultimo numero di “Esplorando il corpo umano? Sì, lo so avete appena aperto… ma se poi vanno esaurite tutte le copie? Mi tocca ordinarlo, poi!
Dovrei avere ancora il modellino del corpo umano da qualche parte.
L’edicolante conosceva i gusti di tutta la famiglia: TV Sorrisi e Canzoni per nonna.
Repubblica e Gazzetta dello sport per papà.
La Settimana Enigmistica per mamma.
E poi Tex, sempre per papà.
L’edicola ci ha insegnato a saper aspettare.
Ah, ricordo ancora quanto era dura l’attesa di un nuovo numero di The Games Machine.
Un mese!
Un interminabile mese!
Adoravo quella rivista.
Troppo, per un mondo, quello dell’informatica, che carburava a velocità esponenzialmente crescenti, in quei fine anni 90.
Oggi sarebbe impensabile.
Le notizie viaggiano alla velocità di un tweet, con un tempo di obsolescenza impressionante.
Forse è per questo che ha chiuso l’edicola.
Chissà se la gente compra ancora il cartaceo.
Di riviste non ne vedo più neanche dal mio barbiere, in effetti.
Oggi il barbiere al massimo ti dà la sua password del wifi, che è “shampoo&taglio15euro”.
Che è sia una buona password, che un buon prezzo, dopo tutto.
In questo preciso momento, mentre sorseggio il caffè in balcone, stanno portando via gli ultimi frantumi rimasti.
Al suo posto, sul marciapiede, rimarrà un solco. Forse lo copriranno, forse ci metteranno una vasiera con dei fiori.
Addio edicola, grazie di tutti i ricordi e… oh, guarda! Al suo posto hanno appena messo un’edicola nuova.
Allora come non detto.
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