La ricetta per guarire: Amici, affetti e social media

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di Claudio Razeto

La ricetta per guarire

“Le difficoltà possono renderci persone migliori…”

Daniele Cassioli, cieco dalla nascita e campione di sci d’acqua intervistato dalla Rai

https://www.youtube.com/watch?v=ORIWqMqy_j8

Sono stato male. Parecchio. E mi sto ancora curando.
Non morirò oggi e nemmeno domani. E questa è la bella notizia.

Ma non è ancora finita…
C’è ancora da combattere…

Se non si fosse notato sono appassionato di storia militare. Ma non sono un eroe, non sono un fenomeno, non sono un superuomo. Nemmeno un soldato.

In queste situazioni o nuoti o anneghi io sono uno che nuota, almeno finché ne avrò la forza.

Sono uno di tanti che lotta per riconquistare il diritto a una vita il più possibile normale.

Per quanto mi sarà dato.

E non me ne vergogno. La malattia mi ha lasciato dei segni però sono vivo.

Tanti come me, sono rimasti indietro non ce l’hanno fatta. Si sopravvive a certe malattie ma ci sono anche le vittime di guerra. Certe così giovani da farti piangere…

Amici anche anziani in viaggio come me.

E’ dura, ma si va avanti, come i fanti sul Piave.

Sento le medicine che agiscono su di me. Sento che in qualche modo stanno combattendo il male. L’effetto è pesante. Artiglieria sulle cellule “impazzite”.

È come un bombardamento al napalm. Brucia te, oltre che il nemico. A volte me lo sento addosso sotto la pelle o forse è un sogno.
Mi sveglio. Ho dormito.
Apro gli occhi e faccio la check list delle funzioni vitali. Respiro prima di tutto, aria in entrata e in uscita, sono vivo.

Poi verifico se c’è dolore… se il corpo richiama l’attenzione da qualche parte.
Tutto ok.
Proseguo il controllo come fa un pilota di aereo col suo velivolo, prima di decollare.
Lo stomaco, se si agita per la nausea o per la fame.
Gli arti e i tessuti lavorati dal chirurgo…se pulsano.

Le gambe, se reggono.
Magari cambia il tempo.
Oggi no. È una buona giornata. Spero…
Poi la fame…la fame è un segnale da tenere in considerazione.
Non voglio provare quella brutta sensazione che il corpo ti da quando è sottoalimentato.
Il motore di una macchina senza benzina si ferma, tossisce, tra un singulto meccanico e l’altro. E poi si ferma in panne.
Il corpo umano si spegne nello stesso modo, ma a partire dal cervello.

All’attenzione vigile subentra un leggero ma crescente torpore. Ti addormenti piano piano.

Questo deve provare chi muore di fame. Questo l’ho provato anche io.

Il vantaggio di passarci è che impari a gestire il tuo corpo.
Azione e reazione, male e rimedi…funziona…quasi sempre.
Sai che devi mangiare e tra una nausea e l’altra mandi giù. Appena ci riesci con l’obiettivo di trattenere alimenti e calorie.
Bisogna “fare” peso come i pugili prima del match.
Mangiare. Qualcosa, qualsiasi cosa tenga acceso il motore.
Anche se lo stomaco non vuole.
Chissà come fanno le donne in gravidanza? Sono più forti di noi uomini.
L’ho sempre pensato.
Oggi niente dolore. Il dolore è la cosa peggiore.  Non fa sconti. Batte a martello.

Annulla tutto. Azzera il cervello…
Quando lo provi, faresti qualsiasi cosa per farlo cessare.
Un’iniezione, una flebo, una pillola, una dose di oppiacei.
Tutto purché cessi.
Come il malato che chiede morfina in una supplica disperata.
Si può annullare con i farmaci. E poi dormire…
Il sonno aiuta. Rigenera. Allevia le pene della mente e del fisico.
Cura il corpo ferito. Quando inventeranno apparati capaci di mettere il corpo umano in sospensione durante le terapie del dolore, come in altre patologie, avremo fatto un balzo enorme in medicina.
Se per fortuna non c’è dolore, bisogna gestire il resto. Rimettersi in piedi.

Nei mesi di lenta ripresa ho pensato spesso a un personaggio che ho visto in una serie tv. Vichinghi.

https://it.wikipedia.org/wiki/Vikings

C’era un guerriero pieno di ferite dopo una battaglia in cui era stato quasi ucciso.
Ragnarr Loðbrók detto Brache di Cuoio”, esploratore, razziatore, Re.

Lo avevano curato e ricucito. In un bellissimo inverno, nel suo villaggio nei fiordi, si era rimesso lentamente in sesto. Un po’ alla volta.

Come me.
La prima medicina: il cibo e l’acqua.

  • bere molto per disintossicarsi (anche 2 litri al giorno)
  • nutrirsi per rigenerare il fisico (proteine, carboidrati, anche integratori)
  • muoversi, camminare…lasciare il comfort del letto appena possibile

Il vichingo passeggiava nel villaggio, sorseggiando una zuppa calda. Piccole camminate per rimettere in moto il fisico ferito. Far chiudere le cicatrici.
L’ho fatto anche io in ospedale dandomi ogni giorno un obiettivo …arrivare alla fine del corridoio, poi la macchina del caffè, all’ascensore.
Tempo al tempo…ma non stare a letto…se non per dormire o quando proprio non ce la fai a stare in piedi.
Poi riacquistare la serenità.

La ricetta per guarire: Pensare che domani sarà meglio di oggi

Ragnar lo faceva con la bellezza del mondo intorno a lui. La natura del nord.

Le persone. Bambini che giocavano. La gente amica del suo villaggio.
Ragnar si era rimesso in sesto cosi. Vincendo prima il dolore e poi un po’ alla volta sistemando il resto.

C’era riuscito Ragnar.
Ce la potevo fare anche io

Avevo tempo. Una fortuna da utilizzare al meglio.
Si va avanti per fasi. Un po’ alla volta.
Io ho iniziato anche un diario day by day con le cose da fare

  • le medicine da prendere e quelle da eliminare
  • i parametri vitali (pressione, temperatura ecc.)
  • gli obiettivi da raggiungere
  • il futuro e i progetti (sono vivo posso ancora farne) aiuta tanto

La ricetta per guarire: Scrivere, pensare, tenere attivi i neuroni

Parole crociate, libri, giornali, e book, qualsiasi cosa.

Quando fisicamente va meglio, bisogna passare a rinforzare il vero centro del sistema: la mente.

https://www.ildigitale.it/giornata_mondiale_salute_mentale2019/

Potrei dire che quello che conta più di tutto è la salute mentale, il cosiddetto morale.

La forza positiva che hai dentro.
Come i soldati o gli eserciti in battaglia.
Il panico è il nemico…la paura è il nemico.
Controllo. Ci vuole controllo.
Il pensiero non basta a difenderci dal male. Anche la preghiera, per chi ci crede.

La ricetta per guarire: “Libera nos a malo”

È stato scientificamente studiato che chi ha Fede reagisce meglio alle cure di chi non ce l’ha.

https://en.wikipedia.org/wiki/Handbook_of_Religion_and_Health

La forza e il coraggio servono. Se pensate di non averli… cercateli dentro di voi.

Stanno lì da qualche parte. Trovateli!
Servono a vincere un nemico mortale che arriva con la malattia per ucciderti o farti stare peggio.
In Vietnam – come in altri conflitti – alcuni soldati colpiti morivano perché non resistevano alla paura della morte.
A terra per una raffica o una granata, a volte dilaniati, venivano travolti da terrore, panico, rassegnazione, e morivano mentre altri con lesioni più gravi sopravvivevano.
Morivano perché avevano paura di morire più che per le ferite.
Perché?

La ricetta per guarire: La paura genera stress.

Lo stress può arrivare a far impazzire le cellule aggravando o causando gravi patologie.
In condizioni traumatiche lo stress accelera tutte le funzioni vitali, dal cuore a tutto il nostro organismo…

http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2019/10/16/sotto-stress-le-cellule-degli-uomini-si-suicidano_6a8b70be-3cca-4ed9-9e9e-b24120cc820f.html

Lo stress lo proviamo in condizioni estreme ma anche a causa di cose inutili, futili situazioni che ci rovinano la vita.

Questioni banali: dalla bolletta della luce, il volume alto del vicino, una lite in famiglia…
Poi c’é il lavoro. A volte, altra pesante fonte di nervosismo. Le performance, la competitività. Tutti elementi utili della nostra vita, ma che andrebbero gestiti con sano equilibrio.

Così come gli eccessi a cui ci sottoponiamo

  • la cattiva alimentazione
  • il fumo
  • l’alcool
  • persino il sesso

 La vita moderna logora, diceva una vecchia pubblicità. E può fare ammalare.

Anche i Neanderthal nelle caverne erano stressati per la vita dura che dovevano affrontare, tra fame, freddo e belve feroci pronte a trasformarli in un pasto.

https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/corretta-informazione/lo-stress-provoca-il-cancro

Chi cerca di rimettersi in sesto o sconfiggere gravi patologie dovrebbe evitare lo stress.

O almeno limitarlo.
E sostituirlo con tanta serenità.
L’armonia, il karma… chiamatelo come volete…non vanno perturbati.

Lo sono già abbastanza da quello che si sta passando.

Come fare?
Basta una lista delle situazioni, persone, luoghi, che ci stressano, appunto.
E allontanarle. Sì allontanarle !
I motivi possono essere i più vari. Anche ingiustificati (basta che lo siano per voi).
Ma in questi momenti bisogna pensare a sé stessi.
Bisogna guarire. Devi guarire.
Conta la “pancia” quello che senti, che ti urta, ti fa arrabbiare, ti da dispiacere. Via…via…lontano. Scacciarli come malsani spiriti maligni o energie negative.
Tutto questo va “bannato”, senza esitazione

La ricetta per guarire: Io l’ho fatto…anche dai social

Un giorno smartphone alla mano, dal letto, ho eliminato dai miei contatti tutti e tutto quello che mi disturbava. Persone, gruppi, pagine.
Non si può interagire con tutti, né con qualsiasi cosa.
È stato…liberatorio.
Ho conservato solo quello che mi “piaceva”. Che mi dava gioia.
Gli amici “veri” e quelli ritrovati, anche grazie al web. Gli altri OUT.
Quelli che mi sostengono davvero, che non sbirciano nella mia vita…quelli che mi danno forza.
Il meglio…solo il meglio…
E sapete…funziona.
Avrei dovuto farlo anche prima, anche quando stavo bene.
A che serve avere migliaia di evanescenti amicizie virtuali? A nulla.
Tutta questa “amicizia” ha generato gli haters… gli odiatori...
Ma pensa te?
E chi sono questi presunti amici?
Gente mai incontrata che se magari mi ritrovassi a cena non mi piacerebbe nemmeno…perché in un’amicizia ci si deve piacere…come in amore.

E tanti followers o amici non vuol dire tanti amici veri

Perché farli entrare in “casa mia” sia pure al domicilio social?
Quando stai male la loro negatività è anche più dannosa.
Se non fanno parte della terapia e anzi la frenano in qualche modo…si può tranquillamente farne a meno…

I social mi hanno aiutato moltissimo in questo periodo duro
Ai miei tempi avrei dovuto scrivere migliaia di lettere per ottenere un millesimo dello stesso effetto (per non parlare dei francobolli) e restare in contatto con chi mi vuole bene.
I social mi hanno tenuto connesso con la mia vita reale.

Grazie Facebook, Twitter, WhatsApp, Instagram, Pinterest, YouTube… grazie di cuore

Questi comunicatori millenial, svolgono un ruolo sociale verso tante persone come me (magari sole davvero) altrimenti abbandonate in una stanza di ospedale…
Anche un video divertente una barzelletta, un messaggio, aiutano a star meglio chi soffre. E gli fanno compagnia. Come i gruppi Whattsapp tra pazienti in contatto tra loro per darsi coraggio e amicizia, esprimendo un altro grande valore, la solidarietà tra chi sta male.
Il cammino verso la guarigione non è semplice e coinvolge non solo l’ammalato ma anche la sua famiglia (moltissimo) e tutto il suo mondo.
Tutto. A partire dalle relazioni. Gli altri.
Non tutti capiscono… bisogna capirli!? (me lo ha detto la psicologa).

La malattia crea disagio nelle persone specie in quelle sane. Non è una critica a nessuno. Quando stavo bene ero così anche io, pur cercato di fare tutto quello che potevo verso chi era in difficoltà o peggio.

Io ,come tutti, probabilmente, potevo fare di più.

Quando ti ammali le tue connessioni di vita, le relazioni, diventano vitali e parte della terapia di guarigione. Ma non tutti lo capiscono. Parlo di chi sta bene.

Qualcuno va avanti come se niente fosse accaduto. Fa finta di niente.

Ma per chi combatte e sta male non è così. Non si può fare finta di niente mentre aspetti il risultato di una Tac o di una risonanza che è come il verdetto di un tribunale sommario.

Chi sta bene spesso, per sua fortuna, non lo sa.
Ci sono quelli che vengono in ospedale per dovere (i peggiori) o peggio a raccontarti i loro guai e magari hanno una micosi alle unghie o che gli sono saltate le vacanze.
Ci sono quelli che cercano, nonostante la situazione, di scaricarti addosso i loro problemi, come uno che dà i pacchi della spesa, da portare a casa, a un ferito in barella mentre lo caricano in ambulanza.
O quelli che spariscono perché fa troppo male vederti così…persino parenti stretti…
Queste situazioni creano uno spartiacque esistenziale e ti fanno vedere le situazioni e le persone che conoscevi, sotto una luce nuova. Una visuale che magari prima rifiutavi di vedere.

Si è portati a fare una selezione. Dividendo ahimè, i buoni dai meno buoni. I rapporti veri da quelli di facciata. Non in base alla quantità del tempo che ti dedicano, che nella routine della malattia e del peso caricato sui cosiddetti, caregiver le persone che accudiscono il malato, conta eccome. Ma anche alla qualità di questo tempo.

http://www.caregiverfamiliare.it/?page_id=12

Poi ognuno dà nella misura in cui riesce, questo lo deve capire anche chi sta male.

Però tra zero e mille c’è differenza e zero, pur essendo un numero significa anche nulla, niente.
E allora?

https://it.wikipedia.org/wiki/0_(numero)

La vita è dura. Per tutti.
Un po’ di sano egoismo non guasta, mentre si combatte per restare a galla…e vivere almeno per quanto ci sarà concesso.

Se siete ammalati e rischiate la vita, pensate a voi. Solo a voi e a chi vi sta intorno con amore, affetto, solidarietà, calore umano

Gli altri vi possono aiutare ben vengano, altrimenti sganciateli come inutile zavorra…
Vi garantisco, per esperienza personale, che non ne sentirete la mancanza, nemmeno un po’.

Magari anche quando, ve lo auguro con tutto il cuore, sarete guariti.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’30”

Foto tratta da: https://www.lavocedinewyork.com/lifestyles/2019/04/06/allamore-non-si-comanda-gli-affetti-vanno-ben-oltre-la-famiglia-tradizionale/

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