Brexit: Quando i giapponesi perdono la pazienza

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Di BREXIT abbiamo già parlato ma…

In queste settimane di trattative serrate, convulse, a volte caotiche lo stato d’animo rimbalza di continuo tra un ragionevole ottimismo e un oscuro timore per il futuro.

Il primo basato sull’ovvia constatazione che una uscita del Regno Unito dall’Europa senza un accordo sarebbe svantaggiosa per entrambi i contraenti

Il secondo, quando appare che un accordo onorevole che possa salvare la faccia a Bruxelles e a Londra é molto lontano dall’essere raggiunto.

Ora che al 29 Marzo non mancano che alcune settimane, cominciano a venire al pettine alcuni nodi irrisolti:

Il Financial Time ha riportato un commento di una insolita durezza da parte di un diplomatico giapponese, che ha definito la BREXIT, come:

“Un’avventura dall’alta posta in gioco”.

Cosa ha indotto il gran commis nipponico ad abbandonare il linguaggio solitamente felpato della diplomazia e quale sarebbe l’alta posta in gioco?

Il destino di circa 1.100 attività commerciali di proprietà giapponese nel Regno Unito, al cui  vertice spiccano Nissan, Toyota e Honda.

Un distretto produttivo che impiega 140.000 britannici.

Tra l’altro la BREXIT non potrebbe avvenire in un momento peggiore per i produttori di automobili, alle prese con gli ingenti investimenti necessari per la conversione dei nuovi modelli dalla propulsione convenzionale a quella ibrida ed elettrica; Jaguar-Land Rover, ha annunciato un taglio di 4.500 lavoratori negli impianti britannici a causa della crisi nelle vendite dei motori diesel e la flessione in Cina.

In questo scenario non esaltante, resta una domanda di fondo:

Perché i produttori di automobili – giapponesi e non – dovrebbero continuare a produrre nei siti di Sua Maestà andando incontro a dazi del 10% in caso di HARD BREXIT, quando potrebbero farlo in un altro Paese Europeo senza questo fardello?

Le rassicurazioni date diversi mesi dalla premier May ad alcuni rappresentanti giapponesi di Nissan circa il raggiungimento di un accordo commerciale con l’Europa si scontrano con la ferma volontà della maggioranza dei membri del Parlamento di rigettare l’accordo ottenuto con Bruxelles.

A rafforzare la convinzione che si navighi a vista una proposta bi-partisan approvata qualche giorno fa che invita il Governo a preparare una sorta di Piano B, in caso di voto negativo nella House of Commons.

I contorni di questo piano sono ancora nebulosi;

Se non fosse che in questa vicenda sono in gioco i destini di migliaia di britannici ed europei, verrebbe voglia di acquistare popcorn e seguire la prossima puntata di questa soap-opera, dai contenuti degni del miglior Tafazzi.

Alex F Romeo

Tempo di lettura: 1’30”

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