L’occhio è come una macchina fotografica super tecnologica. Uno dei componenti è una lente – detta cristallino, grande più o meno quanto una lenticchia – che mette a fuoco le immagini sulla retina per decenni… fino a quando un giorno decide che la chiarezza è sopravvalutata.
Se qualcuno ti ha mai detto che la vista è un dono, probabilmente non aveva ancora sentito parlare della cataratta. Perché la cataratta è quel simpatico fenomeno per cui quel dono diventa improvvisamente… un po’ nebbioso.
L’unica cura efficace è l’intervento chirurgico, che sostituisce il cristallino opacizzato con una lente intraoculare artificiale (IOL) trasparente, con tecniche moderne e rapide.
La parola cataratta è di origine greca, significa “cascata” e associa il velo opaco che “scende” sul cristallino alla perdita impenetrabile di trasparenza che caratterizza le acque tumultuose. L’intervento chirurgico della cataratta era praticato sia dagli egizi che dagli antichi romani come dimostrano i dettagliati resoconti forniti da autori come Celso e Galeno. La tecnica antica consisteva nello spostare con uno strumento puntiforme il cristallino verso la parte posteriore dell’occhio, “liberando” la vista alla pupilla. Un intervento rudimentale ma efficace che è rimasto sostanzialmente invariato fino al 1880. Oggi è l’intervento più antico e frequente, ma non per questo ha smesso di evolvere e aggiornarsi. Attualmente in Italia vengono eseguiti oltre 600mila casi all’anno.
Ma prima di entrare nel vivo, facciamo un passo indietro (con gli occhi ben aperti!)
Contrariamente a quanto potremmo pensare, la cataratta non arriva improvvisamente, annunciando la sua presenza con un megafono: si sviluppa in maniera graduale nel corso del tempo, come la pigrizia della domenica mattina, e quasi sempre con l’età, tipicamente sopra i 60 anni. E’ quasi sempre lo scotto da pagare all’età che avanza. Da un lato si gode della possibilità di vivere una terza giovinezza, trascorrendo il tempo in famiglia o coltivando i propri hobby. Dall’altro, si va incontro ad una serie di patologie che caratterizzano tipicamente il tempo che avanza: ad esempio la cataratta. La vista inizia quindi a offuscarsi, come se qualcuno avesse applicato sulla lente un filtro chiamato “nuvola forever”. Questo significa che la luce fatica a passare limpida e tutto ciò che vediamo appare fuori fuoco o appannato.
La prevenzione della cataratta (o almeno un buon inizio).
Purtroppo la prevenzione totale non esiste… tuttavia quando ci accorgiamo che tutto è un po’ più sfocato, ecco alcuni consigli di sopravvivenza semi-seri:
- Lampade più forti per leggere: perché leggere sotto la luce di una candela è romantico… fino a quando non leggi il menù.
- Evitare la guida notturna finché possibile.
- Occhiali da sole protettivi (anche quando vuoi solo sembrare cool).
- Stile di vita sano: niente fumo, meno alcol.
- Controlli regolari dall’oculista, soprattutto dopo i 40 anni.
I segni d’allarme e sintomi principali della cataratta includono:
- visione offuscata o sfocata (tipo guardare il mondo da dentro una nuvola di zucchero filato);
- facilità all’abbagliamento dai fari la notte;
- aloni attorno agli oggetti luminosi;
- percezione dei colori meno vivida: il colore dei vestiti che sembra… spento;
- doppia visione
Naturalmente ci sono alcuni fattori scatenanti:
- esposizione prolungata al sole (raggi UVA) senza protezione;
- fumo e alcol;
- diabete e altri problemi di salute;
- traumi oculari;
- uso prolungato di farmaci come corticosteroidi.
Esistono persino cataratte congenite, come quei coinquilini molesti che arrivano senza preavviso.
La diagnosi e terapia della cataratta.
Ovviamente serve un oculista, la diagnosi comprende classici test come:
- lettura di una tabella con lettere (da lontano, non dal divano)
- dilatazione della pupilla con gocce per vedere il cristallino da vicino
- esami per misurare quanto la luce riesce a passare – una specie di controllo qualità interno.
Alla fine l’unico opzione utile resta la parte che molti temono: l’intervento chirurgico, condotto in regime ambulatoriale.
Ma niente panico: è un intervento mininvasivo, rapido (di solito 10-15 minuti) spesso fatto in anestesia locale. Il cristallino offuscato viene aspirato via, sostituito da una lente artificiale trasparente – un po’ come cambiare la lente della fotocamera dello smartphone con una nuova e brillante. Il risultato? È sorprendente: fuori le nuvole, dentro il mondo nitido. Addio sfocature, benvenuti colori vividi. Occhiali da vista meno indispensabili (sì, può succedere).
I punti chiave dell’intervento di cataratta.

Agire tempestivamente è importante. Se trascurata, infatti, la cataratta diventa ipermatura. In questo caso non solo l’efficacia dell’intervento è dubbia, ma aumenta altresì il rischio di insorgenza di malattie oculari tra cui il temuto glaucoma. Il termine “cataratta matura” (il cristallino diventa completamente opaco) descrive un’opacità avanzata, ma è un concetto obsoleto per l’indicazione chirurgica, che ora si basa sul calo della qualità della vita e della capacità visiva del paziente, indipendentemente dal grado di maturità del cristallino.
Lo specialista decide anche qual è il tipo di lente artificiale più indicato. Le lenti maggiormente usate sono quelle monofocali che servono solo sostituire il cristallino opacizzato, che non risolvono altre problematiche della vista come miopia, presbiopia e astigmatismo, che obbligano all’uso degli occhiali. A questo proposito è utile sapere che è possibile impiantare lenti intraoculare artificiali (IOL – Intra Ocular Lens) trifocali ad elevata tecnologia: esistono, quindi, lenti toriche, che correggono l’astigmatismo corneale e lenti a più fuochi (bifocali, trifocali, multifocali o lenti a fuoco elongato) che consentono un recupero visivo sia “da vicino” che “da lontano”, permettendo di ridurre o eliminare la dipendenza dagli occhiali da lettura.
Tipologie di intervento di cataratta
Il classico intervento di cataratta viene eseguito mediante una tecnica nota come facoemulsificazione. Dopo aver inciso la cornea, lo specialista crea un’apertura circolare sulla capsula anteriore del cristallino. Con uno strumento apposito in grado di emettere ultrasuoni, che frammentano il cristallino per poi procedere all’impianto della lente. Questa lente, pieghevole, spessa 2mm e in materiale acrilico, permette il recupero visivo ed è tarata sui parametri biometrici dell’occhio del paziente. Qualunque sia la tipologia di intervento di cataratta, nella maggior parte dei casi l’anestesia consiste nella somministrazione locale di un collirio contenente un farmaco anestetico. Qualche volta l’anestesia viene somministrata per via parenterale e dunque con un’iniezione nel bulbo oculare.
La durata dell’intervento è breve (15-20 minuti). Più lunghi, invece, sono i tempi di attesa in ambulatorio poiché contemplano la preparazione alla procedura chirurgica e un periodo di osservazione al termine della stessa.
Controindicazioni
L’intervento è sconsigliato in presenza di:
- Glaucoma;
- Diabete;
- Patologie della cornea;
- Problematiche della retina;
- Terapia farmacologica con ormoni e/o psicofarmaci.
Complicazioni
Benché l’operazione sia sicura, non è esente da complicazioni. Nessun intervento chirurgico è privo da rischi e l’intervento di cataratta non fa eccezione. Sebbene il tasso di successo sia altissimo, tra il 95 e il 97%, circa il 3% di interventi è caratterizzato da complicanze, delle quali bisogna tener conto e sulle quali le persone assistite devono essere informate.
Dopo l’intervento di cataratta non è raro che compaiono alcuni effetti collaterali temporanei come gonfiore, rossore, offuscamento della vista, aumento della lacrimazione. Ancora incremento della sensibilità alla luce, prurito e dolore.
Il recupero post intervento di cataratta

- Stare a riposo e non fare sforzi per almeno dieci giorni;
- Non sfregare gli occhi con le mani;
- Evitare gli ambienti eccessivamente polverosi;
- Evitare di nuotare, di andare in piscina e al mare.
In conclusione: la cataratta non è la fine. Con una diagnosi precoce e un intervento – ormai standard, sicuro e rapido, alla fine ci si accorgerà che il mondo non era sbiadito, era solo in attesa di essere visto di nuovo bene. Dopo tutto… anche il cristallino (come tutti gli altri organi) merita un aggiornamento ogni tanto!
Alberto Aiuto
Tempo di lettura: 3’00”





















