Dare i voti al cibo: parliamo di Nutri-score

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di Gianluca Bitelli 

Immaginate di essere al supermercato per la vostra immancabile spesa settimanale della domenica.

Come al solito, dove aver scelto frutta e verdura vi incamminate verso il reparto dei latticini freschi.

Arrivati davanti al frigo dello yogurt, vi accorgete che sull’etichetta del vostro yogurt preferito, oltre alle solite informazioni, è stato posizionato anche un “semaforo nutrizionale” con una grossa C gialla.

Lo yogurt a fianco, invece, sfoggia orgoglioso una verdissima A.

Probabilmente voi non farete parte di quei consumatori occasionali che si fionderanno sullo yogurt con la verdissima A, sicuri della vostra scelta e del vostro prodotto di fiducia.

Ma, a differenza vostra, la persona dopo potrebbe farlo senza porsi troppe domande.

Perché vi ho raccontato questa storia?

Perché in Italia è arrivato il Nutri-score (così si chiama tecnicamente il semaforo nutrizionale) e, come tutto ciò che riguarda il cibo, ha fatto molto rumore.

Ma partiamo dalle basi. Che cos’è il Nutri-score?

Il Nutri-score è un sistema di etichettatura che categorizza i cibi in base ai contenuti di grassi saturi, sale, zuccheri e calorie per porzioni di 100 grammi o 100 millilitri.

Questo sistema è già impiegato su base volontaria da vari produttori o catene di distribuzione in alcuni paesi europei, e può essere raccomandato (ma non imposto, per ora) dalle istituzioni nazionali.

Nel 2022, la Commissione Europea si troverà a decidere per un nuovo sistema Ue di etichettatura nutrizionale, e il Nutri-score sembra essere tra i possibili candidati.

Ora vi chiederete, ma perché ci interessa questa discussione?

Se la storia dello yogurt non ha fatto breccia nel vostro cuore, vuoi perché scegliere uno yogurt con migliori caratteristiche nutrizionali tutto sommato non sarebbe poi un grosso svantaggio, vuoi perché dello yogurt come prodotto non ci interessa molto, provate ad immaginare la stessa storia con il prosciutto di Parma, con il Parmigiano Reggiano o con il nostro olio d’oliva.

Avete capito ora?

Il Nutri-score classifica gli alimenti solo in base alla loro composizione nutrizionale.

Questo vuol dire che molti prodotti tradizionali italiani riceverebbero delle discutibilissime D o addirittura delle E.

Ma scusa Gianluca, ma il Nutri-score non serve per comparare solo alimenti della stessa categoria merceologica?

Quindi due prosciutti, anche se diversi, avranno comunque due lettere simili.

Giustissimo, ma è anche vero che prodotti estremamente lontani come l’olio extravergine di oliva e l’olio di colza, si ho detto colza, potrebbero avere la stessa classificazione.

In Italia questo probabilmente non sarebbe un problema, chi penserebbe che l’olio di colza sia sostituibile all’olio evo solo in base ad una lettera?

Ma provate ad immaginare la stessa scena in un paese del Nord Europa dove, inevitabilmente, la cultura enogastronomica dei prodotti italiani è minore.

Siamo sicuri che quei consumatori continueranno a scegliere il nostro prosciutto di Parma, rispetto ad un salume di manzo brasiliano con meno grassi e migliori valori nutrizionali?

A queste domande non c’è una risposta semplice, anche perché io per primo non sono convinto che il Nutri-score sia uno strumento negativo al 100%.

Per capirci qualcosa in più, però, abbiamo deciso di parlarne nel nostro podcast.

Corri ad ascoltare tutta la puntata su Juice it up, e facci sapere il tuo punto di vista!

Gianluca Bitelli 

Tempo di lettura:2’30”

References:
https://www.ilsole24ore.com/art/l-antitrust-italiana-avvia-cinque-istruttorie-contro-nutriscore-AEYgbey
https://ilfattoalimentare.it/nutri-score-risposta-hercberg-salvini.html
https://www.corriere.it/economia/consumi/21_novembre_15/nutriscore-patatine-fritte-piu-salutari-dell-olio-patuanelli-italia-contraria-743ece18-4605-11ec-9a24-28e7c2e627b2.shtml

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