Ho un segreto inconfessabile da rivelare, un segreto di cui mi vergogno, che mi ha tolto il sonno per giorni. Un tormento che non mi dà tregua, che torna ad ossessionarmi ad ogni momento finendo per oscurare le mie giornate, anche quelle che dovrebbero essere più liete e spensierate.
Tutto è cominciato con un gesto che si è consumato in un secondo, un raptus, qualcosa che non era stato calcolato – lo giuro – che è avvenuto senza un preavviso, senza premeditazione.
L’ho fatto e basta, senza pensarci, come quando fai una cosa e immediatamente nemmeno ti ricordi perché l’hai fatta, quella cosa.
È stato più o meno così, sì, forse in realtà pensavo ad altro, ero sovrappensiero, non stavo prestando molta attenzione a quello che stavo facendo. Mi ricordo solo un certo disagio, un disappunto, prima dello spregevole gesto, ma niente di più.
Forse era accaduto qualcosa, certamente dovevo essere turbato. Un turbamento che si deve essere accavallato alle preoccupazioni del giorno, ai pensieri sull’incertezza della vita, alle continue delusioni. Niente che, a mente fredda, possa giustificare un gesto tanto irrazionale. Ma vai a capire. Il cervello è un organo talmente complesso e imperscrutabile, basta un click e tutto cambia.
L’ho fatto e subito me ne sono pentito. Per questo ho tenuto per me questo segreto che mi sta logorando dentro. Perché ho sempre disprezzato le persone che lo hanno fatto prima di me, ho sempre sofferto quando ho visto farlo di fronte ai miei occhi, con quell’aria provocatoria, strafottente e mai, mai avrei pensato di commettere lo stesso orribile crimine.
Un blackout, ecco, è come se avessi smesso di ragionare, perché se fossi stato lucido, sicuramente non lo avrei fatto. Chiedete a chi vi pare, non sono la persona che sarebbe capace di fare una cosa del genere se non ci fosse un motivo, se non mi avessero spinto a farlo, dovete credermi.
Non voglio tentare di giustificarmi, ma la verità è che l’uomo, quando arriva ad un certo livello di sopportazione, poi esplode. Certi gesti impulsivi sono il riflesso di una società malata, sono gli indizi della sofferenza di un popolo. Sono il principio, seppur nella loro deprecabile sostanza, di una tensione rivoluzionaria.
Ecco, è questo. Sono stufo, anzi, arcistufo di ingoiare amaro, di continuare a vedere certe cose che mi disgustano, di vivere in un Paese dove la politica non mi rappresenta. Tutta la mia frustrazione è sfociata in quel gesto così definitivo, rabbioso, offensivo. Il mio tormento, invece, sta nella paura di aver ormai perso l’amore per la mia Terra. È questo il mio segreto inconfessabile.
Accasciato sul divano, con lo stomaco in subbuglio e le lacrime agli occhi, mi sono domandato più volte se avrei il coraggio di rifarlo. Probabilmente sì, ma questa volta con lucidità, in tutta coscienza. Forse oggi stesso.
Aspetterò che bolla l’acqua, poi prenderò gli spaghetti e li spezzerò in due, senza esitazione, prima di buttarli in pentola. Li guarderò cuocere con una certa dissidente soddisfazione e poi li mangerò con lentezza assaporando la mia ribellione.
Sono talmente esasperato che potrei anche condirli con un sugo alla carbonara con pancetta e parmigiano.
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Foto da Pixabay






















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