Fase 2: Eccesso di disinformazione e inutile clamore

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di Claudio Razeto

Lotta al Virus: Fase 2:

“Nessuno scimpanzé ha mai organizzato la divisione del lavoro in linee di assemblaggio costituito sistemi stradali con regole di traffico, elaborato strategie per la sanità pubblica. Le formiche sì (…)”, Mark Moffett, Lo sciame umano

https://www.einaudi.it/catalogo-libri/scienze/scienze-della-terra/lo-sciame-umano-mark-w-moffett-9788806224455/

Siamo stanchi. Provati da questi mesi di “guerra”.

Una situazione che migliora ma troppo lentamente per farci sentire sereni.

Vorremmo tornare a vivere. Vorremmo riavere la nostra normalità.
Ma la normalità non arriva.

Finito il lockdown, resta l’allarme lanciato con cronometrica regolarità da tv, web, giornali.
Ancora siamo nel pieno dell’allerta pandemia e siamo già in emergenza economica.

Nei talk show è una gara a chi lancia la previsione più cupa.

O l’esatto contrario.

A chi invoca soluzioni, denuncia situazioni.

Fossimo formiche o api in un alveare, sarebbe tutto più facile.

Ognuno il suo compito. Ognuno il suo lavoro.

Da portare a termine anche a scapito della sopravvivenza individuale.

Invece siamo esseri umani. Appartenenti a società moderne, democratiche e occidentali.

Questo rende le cose più complicate.

Perché lo stato fisico e psicologico di ognuno di noi, fa la differenza.

E non ci basta sentirlo dentro.

Vorremmo urlare dalla finestra di casa, dal balcone del nostro appartamento, quanto siamo stufi di questa situazione.

Più siamo fisicamente sani, più vogliamo reclamare a forza, come un diritto inalienabile, il ritorno alla normalità.

Alla vita che facevamo prima.

Alle abitudini che componevano la nostra vita prima di questo maledetto virus.

Il Covid19. Il virus con la corona che ha già ammazzato decine di migliaia di persone in tutto il mondo contagiandone 4 milioni.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2020/05/09/coronavirus-3.119-malati-in-meno-in-italia-_61db46f3-0195-4bd0-a5c3-c7bacad21610.html

Un virus che, a parte poche eccezioni, non ha guardato in faccia nessuno.

Poveri e ricchi, famosi e non.

Che ha chiamato ogni singola Nazione a confrontarsi con sé stessa.

Con

  • autodisciplina
  • strutture sanitarie più o meno attrezzate. 
  • regole di vita quotidiana del lockdown 
  • e soprattutto del post lockdown. 

Sono nati i “modelli” comportamentali. Le regole di “chiusura” e “apertura” adottate.

  • coreano,
  • cinese,
  • italiano,
  • americano,
  • inglese,
  • tedesco

e via dicendo.

https://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2020/03/22/coronavirus-cose-il-modello-corea-del-sud_e8310fbb-147f-408e-9131-b17b29991882.html

La fase 2, la riapertura. 

Necessaria se non vogliamo che il mondo si riduca ad un cumulo di macerie economico finanziarie.

In tante, troppe persone, hanno scoperto che se non lavori, non mangi.

E dobbiamo ricominciare anche con qualche rischio se non vogliamo assistere al collasso del sistema.

Come in una guerra, bisogna lavorare anche sotto le bombe, come fecero anche i nostri nonni e genitori.

Personalmente sono a casa da settimane.
Smart working, lavoro da casa e non ho mai smesso.

Ho avuto però il tempo di leggere, informarmi, cercare di approfondire.
Per capire cosa sarà di noi non resta che tenere d’occhio i dettagli.

Le notizie meno sbandierate.
Se ci si basa sui titoloni da prima pagina, spesso, non si fa altro che confondersi le idee.

Anche perché viene detto tutto e il contrario di tutto.

Non si è ben capito se siamo veramente fuori pericolo. 

Non credo proprio e comunque non ho nessuna intenzione di sperimentarlo sulla mia pelle.

Non è chiaro se si può veramente andare in giro e riprendere la vita di sempre.

Oppure – cosa molto più probabile – il maledetto Covid19 è nascosto dietro l’angolo in attesa di colpirci ancora.

Ma non ci sono solo i problemi legati alla salute.

C’è l’economia globale. E quella nazionale.

Devono ancora spiegarci se saremo tutti poveri e disoccupati o se ci rimetteremo in piedi.

Se torneremo a girare in bicicletta come nei film neorealisti degli anni ’50 o a Pechino prima del boom economico asiatico.

O se avremo un mondo green con mezzi “verdi” da fantascienza.

Se faremo a meno del petrolio o se ripiomberemo in un mercato di Suv 2000 di cilindrata.

Se ci nutriremo con il sussidio dello Stato e la tessera annonaria come in tempo di guerra o se andremo a fare la spesa al supermercato, divenuto con la quarantena uno dei principali luoghi di ritrovo-distanziato e isolato, delle nostre giornate.

In mezzo il rumore, il vocio un consumo forzato di informazione, ipotesi, idee, teorie imposti a tutti, per mesi, insieme ai film e alle serie di Netflix e Amazon.

Mai una crisi mondiale era stata tanto comunicata. 

Con slogan univoci su alcuni fronti e confusamente misti su altri.

Gli artisti a suonare e cantare in tv. Le raccolte fondi per sostenere un po’ di tutto dalla ricerca alla protezione civile.

In generale tutti uniti contro il virus, obbedienti alle regole, pronti al sacrificio di mobilità e libertà. In particolare con parecchie discutibili immancabili sbavature.

Di fatto tutti hanno sposato il modello “ce la faremo”, comprese assicurazioni e banche.

Le banche bravissime nella comunicazione solidale, un po’ meno con chi in questi giorni è andato a chiedere soldi per tenere aperte aziende e negozi.

Siamo umani, per di più italiani. 

Come evitare di fare “casino”?

Le formiche o le api avrebbero affrontato la crisi con autodisciplina e compostezza.

Per quanto può averne un insetto.

Estinguendosi nello stesso modo. In silenzio.

Ma noi non siamo né formiche, né api. Facciamo tanto rumore perché comunichiamo.
Comunichiamo notizie, informazioni tecnico scientifiche, ma anche fake, voci discordanti, addirittura regole in contrasto tra loro.

Tutto questo “rumore”. Che fa male.

Perché viene da fonti che dovrebbero fare esattamente il contrario

Tutto questo “eroismo” associato poi alla negatività, ad un preconcetto “remacontrismo”.

Perché c’è sempre chi deve contestare per partito preso.

Nonostante in passato ci siano state situazioni simili e altrettanto negative.

Anche la crisi dei subprime del 2008 doveva fermare il mondo. 

Eppure oggi non se la ricorda quasi nessuno.

Venne “iniettata” così tanta liquidità monetaria nel sistema da congelare ogni pericolo di tracollo finanziario.

Le banche furono “nazionalizzate” anche perché quella crisi terribile, “a tavolino”, l’avevano inventata loro facendo indebitare migliaia di americani e poi i fondi europei.

Con dei mutui fasulli.

Quella era una crisi tutta economica. Anzi finanziaria.

Quella del Covid19 è in primis, una crisi sanitaria (generata da chi e come è ancora da vedere) e poi, per il lockdown produttivo, economica e finanziaria. 

I prestiti, il Mes e le garanzie, i bond per supportare l’economia, i settori che si riprenderanno in fretta e quelli che richiederanno anni.

L’Europa e l’Italia. L’Italia e il mondo che verrà.

Il colpo su aerolinee, trasporti, turismo al tracollo e la crescita parallela di mercati come il web, i collegamenti da remoto legati a smart working e scuola/università via internet.

Il vaccino che scopriranno (lo speriamo tutti) e la sanità che avremo dopo questa terribile prova.

E poi il cambiamento di abitudini di vita tra mascherine e igenizzanti.

Sono tutti temi terribilmente seri ed importanti.

Che ci toccheranno da vicino.

Temi di cui si dovrebbe parlare e argomentare con estrema cautela, serietà e preparazione.

Invece facciamo tanto “rumore”. Troppo.

Colpa anche dei media e anche del boom di questi giorni.

Che hanno stravolto molti modelli.

https://www.primaonline.it/2020/05/08/306468/coronavirus-consumi-e-media-gfk-i-giovani-hanno-scoperto-i-mezzi-tradizionali-i-piu-maturi-accelerato-la-conversione-al-digitale/

La corsa all’audience sembra aver coinvolto persino scienziati e virologi che passano dai a trasmissione all’altra quasi non avessero altro da fare.

L’eccesso di informazione produce disinformazione.

E l’Italia in questo momento è travolta dall’informazione.

Tutti si sentono in grado di dire e prevedere “qual’ è la situazione degli italiani”.

Anche solo come opinione, voce della strada, i cosiddetti rumors.

Beati loro. Io ancora non ho proprio capito come andrà a finire.

Tanti “Soloni” toccati da cognizioni profetiche, nel bel mezzo di una delle più gravi crisi che abbia mai toccato l’umanità.

La libertà di informazione è un grande valore. Propria dei regimi democratici.

Ci sono Paesi che stanno studiano modelli “statali” per internet del XXI secolo.

Con un forte controllo su fonti e notizie.

Di contro c’è un sistema “autoregolato”, libero, fortemente capitalistico.

Pieno di buone intenzioni ma con tante “falle”.

Oggi l’informazione ci raggiunge ovunque persino mentre siamo per strada su smartphone e telefonini.

Ma siamo in grado di gestire questa massa di dati che ci bombardano?

Una volta si attestava la credibilità di una notizia aggiungendo semplicemente “lo ha detto la tv”. Quasi la televisione fosse un totem, un media infallibile e veritiero per sua natura.

Oggi si sente spesso “l’ho letto su internet”. Che è anche peggio.

Perché le fonti del web sono così numerose, varie e diverse da poter essere difficilmente catalogate.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2020/04/28/coronavirus-agcom-in-crescita-le-fake-news-online-tra-il-5-e-il-6_5db96de8-6a20-42d2-a6bd-b6933b3ae2e8.html

Il Coronavirus e il relativo lockdown, il tutti a casa, hanno provocato una vera e propria impennata di audience di televisione e web.

L’informazione ancora più immediata ma anche fortemente strumentalizzata.

Troppo.

Il “giocattolo” ha preso la mano a conduttori tv, giornalisti, opinionisti e persino a scienziati e ricercatori.
E naturalmente ai nostri politici.
Tutti pronti a dire la loro anche quando, forse, sarebbe meglio aspettare che la situazione si sviluppi diventando più chiara e definita.

Parlare quando le nebbie si diradano e si vede cosa si ha davanti.

In Italia la strumentalità delle affermazioni risulta talvolta così palese da far pensare ad una continua campagna di propaganda, che non si è mai fermata.

Ci sono personaggi, anche semi sconosciuti, esponenti di partito, che compaiono ai Tg per “leggere” comunicati cosi prefabbricati da suonare quasi finti.

Quelle che una volta erano chiamate “veline”, di tutti gli schieramenti per “par condicio”.

Ma altrettanto confusi e in grado di trasmettere quello stesso disorientamenti anche a chi sta “chiuso” a casa.

Faremo, avremo, otterremo, garantiremo, forniremo.

Soldi, prestiti, mascherine, aiuti, respiratori e quant’altro

Poi, per par condicio, il contraltare dell’opposizione basato sulla negazione di quelle stesse azioni.

Non garantiranno, non faranno, non avranno, non forniranno.

In mezzo la vita reale, la nostra quella che ci fa vivere   – come mai accaduto prima – una specie di fiction tanto drammatica perché reale.

Allora perché non guardare alla Storia del passato. Magari alla nostra.

Nella Grande Guerra del ’15-18.

Nel 1917, subito dopo Caporetto, il nuovo comandante in capo delle Forze Armate italiane, generale Armando Diaz, tra i vari provvedimenti per arginare la crisi, prese quello del controllo totale dell’informazione.

Nessun giornalista, come accaduto prima del tragico sfondamento del fronte, poteva più scrivere articoli giornalistici che non fossero validati e autorizzati dall’Alto Comando.

La stampa italiana fu di fatto “militarizzata” per essere messa al servizio dell’Italia in guerra.

https://www.difesaonline.it/evidenza/recensioni/claudio-razeto-caporetto-una-storia-diversa

L’Italia bloccò il nemico e vinse il conflitto solo un anno dopo.

La situazione di oggi non è la stessa. Ci mancherebbe.

Non siamo in trincea al fronte.

Nemmeno siamo formiche e tantomeno api.

Stiamo combattendo un virus (anche se fino a pochi mesi fa eravamo in guerra col terrorismo) e lo vinceremo.

Ma siamo in una “guerra” scientifica e sociale (oltre che economica) che richiede non solo coraggio, determinazione e forza di volontà ma anche serietà e metodo, per essere vinta.

Da parte di tutti. Dalla signora a casa con due linee di febbre al virologo di fama mondiale.

Da chi sta lavorando per garantire alimenti e medicinali su un Tir, a chi negli ospedali combatte direttamente il virus con guanti e mascherine.

Comportamenti irresponsabili non sono ammessi.

Non solo da chi va ai Navigli a farsi l’aperitivo in massa, per “festeggiare”, non si sa bene cosa.
Ma anche dai politici, dai ministri fino all’ultimo dei sindaci.
Anche in tv, su internet e sui giornali.

Gli scontri fatti a volte solo per ”audience”, o peggio protagonismo, tra esperti, giornalisti, persino autorità, ai quali abbiamo assistito in queste settimane, non aiutano nessuno.

Il contrasto tra disposizioni.

Il voler trasformare ogni questione in una specie di “voto da casa” regolato dal “pubblico sovrano”. Sono le ennesime riprove che quando le cose diventano serie bisognerebbe comportarsi di conseguenza.

Seriamente.

Per risolvere i grandi problemi che stiamo affrontando e affronteremo.

E non mandare in confusione tutte quelle persone, come me, che da casa cercano di capire cosa sta succedendo e avere un’idea sul proprio futuro.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’50”

Foto tratta da: https://www.ilrestodelcarlino.it/cronaca/coronavirus-emilia-romagna-fase-2-1.5138399

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