Il DPCM e la nuova paura da Covid

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di Claudio Razeto

È appena uscito il nuovo DPCM .

Un senso di pace irreale.

Vedo il mondo fuori dalla finestra di casa mia.

Non esco da un po’.

Motivi di salute. Ma a questo punto anche di protezione personale.

Nel nuovo DPCM nessuno osa dire la parola lockdown.

Però coprifuoco e chiusura di attività fa altrettanto impressione.

C’è paura in giro.

Lo senti dai post sui social, dai messaggi degli amici, dall’atmosfera intorno a noi.

Arrivano notizie di gente che conosco, a casa, chiusi dopo un tampone.

Nessuno grave, per fortuna. Ma ci sono.

E la paura.

La percepisco anche io in casa.

Protetto dal mio guscio di quattro mura.

L’incubo di marzo, le strade deserte, i nullaosta per uscire di casa sembrava tutto finito.

Invece siamo ancora nell’occhio del ciclone. Non ce l’aspettavamo.

Catastrofisti e non, nessuno voleva credere che il VIRUS maledetto sarebbe tornato a bussare.

Invece non è finita. Il Paese è stanco.

Psicologicamente, economicamente, strutturalmente.

Se a marzo era tutto nuovo ora sappiamo di cosa si tratta.

Contagio, pandemia, sono ormai termini logori per quanto usati.

Non vorremmo più sentirli.
E invece.
Cosa c’è di diverso in questo scorcio finale di 2020?

Le nostre conoscenze sono aumentate.

Sappiamo come e dove colpisce il Coronavirus.

Il virus sembra meno letale.

I positivi asintomatici che prima si cercavano come in una caccia all’uomo drammatica.

Ricordate il paziente zero ?

Ora i positivi sono migliaia.

La malattia uccide ma c’è chi ne esce come da un’influenza.

Un po’ più pesante ma ne esce.

Grazie a Dio le scene delle bare di Bergamo sembrano lontane.

Molti, nonostante la corsa ai Pronto soccorso, si curano a casa.

Le terapie intensive purtroppo non sono state sufficientemente ampliate in tutto il Paese.

Ma per ora nessuna situazione terribile come la Zona rossa.

E preghiamo che non ce ne siano.

Nuovo DPCM:

Sul fronte economico il Governo ha negoziato gli aiuti dall’Europa. Ora si tratta di sostenere lavoratori e imprese. Disoccupati e inoccupati.

Famiglie bisognose e categorie protette.

Non si è arrivati al nuovo terribile lockdown.

Ma sarà mantenuto e implementato lo smartworking.

Fissati orari di chiusura delle attività più rigidi.

Chiuse piscine, palestre, teatri, locali da ballo.

Tutto sotto controllo allora.

Purtroppo NO.

Il danno ci sarà, anzi c’è già.

E abbiamo paura. Più che a marzo.

Perché?

Gli specialisti affermano già che il Covid si porta e si porterà dietro nevrosi, ansie e fobie.
Ma non è solo questo.

La sensazione, il dubbio, è che, chi sta gestendo questa crisi epocale, manchi talvolta del senso del pericolo che ci stanno facendo correre.

Non solo a livello politico. Ma a livello informativo, comunicativo, sociale e culturale.

Alcuni virologi e medici terrorizzanti e gli esperti in tv che hanno raccontato “male” dapprincipio quello che stava succedendo.

Una passerella di nuovi personaggi più che un vero contributo a rassicurarci.

Dando modo al popolo dei disinformatori di spargere fake deliranti sulla malattia, le cure e sui mezzi di protezione.

Nuovo DPCM: IL DOPO LOCKDOWN

Dopo la riapertura dal lockdown si è trasmessa una sensazione di scampato pericolo che probabilmente era prematura.

È opinione comune che sia più facile controllare un simile disastro in un paese con regime dittatoriale o comunque fortemente controllato.

In Cina, che dopo il primo travolgente impatto col Covid, si sta riprendendo, le misure anti virus sono state a dir poco anelastiche.

Da noi sono stati gli italiani ad attenersi alle regole. Praticamente da soli.
A parte qualche eccezione esecrabile.
Per mesi.

Poi lo “sbrago”. L’estate 2020 entrerà nella storia per il suo carico di nefaste follie.
Tutta italiana.

Con il primo caldo la voglia di vacanze. Di viaggi. Di sole e di mare. Insopprimibile.

E appresso movida e discoteche.

Come se fossero l’elemento determinante per la difesa e la ripresa nazionale.
Briatore, il dibattito sulla Costa Smeralda aperta.

Berlusconi e la famiglia. Vip vari. Sportivi, calciatori.

E poi le MASCHERINE.

I TAMPONI. Che tolgono il respiro, che fanno male secondo i Cividiot.

Follia.

Un delirio social.

I noVax e poi i noMask.

Fino alle manifestazioni dei soliti agitatori di Napoli e Roma.

Con il sospetto che dietro alcune proteste ci sia addirittura la criminalità organizzata.

COME SE NIENTE FOSSE

La politica però si è rigettata sui dibattiti e le polemiche di sempre.

Come se nulla fosse successo.

Assurdo. I numeri e le percentuali del “potere”. Salvini, il processo.

Renzi e i suoi equilibri al bilancino.

I 5Stelle e il doppio mandato.

Come se fossero questi, ora, i veri problemi degli italiani.

Cosa è stato fatto nei mesi di tregua.

Un piano di difesa?

Un vero progetto di contenimento?
NO.

Si è affrontato il problema scuole – con un defatigante dibattito- ma si sono lasciati i mezzi di trasporto pieni di gente. Metropolitane, autobus, treni.

Le piazze la sera piene di ragazzi ma anche adulti, senza mascherine.

E sul fronte sanitario?

È il più esposto.

Sono stati richiamati infermieri e personale sanitario volontario.

Non servono EROI. Non ancora.

Mancano gli operatori.

E non è stato preparato un vero progetto per rimettete in piedi la traballante Sanità italiana.

Che conserva intatti i suoi problemi e le sue discrasie.

Gel, mascherine, distanziamento non basteranno a risolvere tutti i gravi problemi che abbiamo.

Le regole le conosciamo da mesi.

E indossarle anche di giorno ma chiudere tutto non sembra una soluzione risolutiva.

I veri malati sono 5 su 100 positivi.

Hanno disturbi. Ma non sono gravissimi.

Possono essere curati anche a casa.

Per farlo ora vengono utilizzati medicinali come benta-metasone, un cortisonico.

E alcuni antivirali.

Le rianimazioni sono al 15% del carico di pazienti. Il limite strutturale è del 30.

Le terapie domiciliari sono ora preferite ai ricoveri.

Bloccare uffici, fabbriche e attività sarebbe suicida.

Per il distanziamento chiudere tutto dalle 23 in poi, con un sostanziale coprifuoco, forse non è la soluzione.

Basterebbe far applicare le regole che già ci sono.

E allora perché il nuovo DPCM?

La paura è il trend registrato in altri paesi soprattutto europei. In salita con morti in aumento esponenziale.

Dovremmo temere più il blocco economico. La disoccupazione.

La mancanza di introiti.

Questo i politici ma anche i media lo hanno sottolineato meno.

La ricerca della notizia, l’allarmismo e poi il “benaltrismo” hanno fatto danni.

Decine di ore di trasmissioni per raccontare uno storytelling monocorde ma incapace di sollecitare un dibattito vero su cosa l’Italia dovrebbe essere dopo il tempo del Covid e la crisi.

Persino i progetti che dovrebbero essere sostenuti dal Recovery fund sono arrivati a fatica e comunque non è stato raccontato all’Italia il disegno complessivo in cui si inseriranno.

Dal ponte sullo Stretto alla digitalizzazione nazionale.

ORA SIAMO IN CHIUSURA DA DPCM

Basterà? Speriamo.
Una decina di giorni per cercare di migliorare l’andamento del contagio.

  • Ci saranno impennate nei decessi?
  • Le terapie intensive si riempiranno?
  • Ci saranno altre brutte sorprese?
Se la risposta sarà NO, allora potremo tornare a vivere quasi normalmente.
Ma sarà il caso di fare tesoro di quello che abbiamo vissuto.
Tutti. I politici, i giornalisti, i medici esperti.
Opinion maker e persone comuni.
Tutti noi. Abbiamo visto che gli errori, in questi tempi difficili, si pagano.
E anche cari.
C’è chi li ha pagati con la vita.
Cerchiamo di non ripeterli più e guardiamo al futuro.
Claudio Razeto
Tempo di lettura: 2’50”

 

Foto tratta da: https://edizionenapoli.it/2020/10/25/ufficiale-conte-ha-firmato-ecco-nuovo-dcpm-sara-in-vigore-da-domani-per-28-giorni-uid-3/

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