Il flow: alte prestazioni, minimo sforzo

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di Simone Buffa

Nel celebre libro “Intelligenza emotivaGoleman definisce il “flusso” (dall’inglese “Flow”) come lo stato di grazia nel quale chiunque di noi riesce a compiere attività ad alte prestazioni e con il minimo sforzo.

Il flusso nasce dall’incontro tra abilità proprie in un certo campo e le sfide che si presentano.

Il segreto è l’equilibrato bilanciamento delle due, indovinando il giusto centro al di sopra di quel livello di impegno minimo che genera noia, e al di sotto di quella data pressione che produce solo ansia e stress.

Chi sperimenta lo stato di flusso tende ad estraniarsi momentaneamente dalla realtà, immergendosi in una condizione di trance, in cui il concetto di tempo e di spazio perdono priorità e vengono distorti.

Secondo Goleman agire in uno stato di flusso significa lasciare scorrere libera l’intelligenza emotiva al suo massimo stato di espressione.

Il flusso è coinvolgimento totale e operativo, focus, passione, creatività a lavoro.

La gratificazione che ne risulta dipende dalla mansione che si sta svolgendo, naturalmente.

Ciascuno di noi ha delle aree di preferenza, laddove è più facile sperimentare lo stato di flusso.

Un musicista lo avrà senz’altro provato durante un’esecuzione strumentale, uno scrittore nella composizione scritta, un pittore durante le sue pennellate più delicate, uno sportivo durante lo svolgimento di un’attività agonistica (si parla in questo caso di trance agonistica).

Ma imparare a comprendere e a riconoscere questo stato può consentire di applicarlo a qualunque lavoro si debba compiere.

Anche nel lavoro di tutti i giorni in ufficio.

Ogni piccolo progresso nel campo in cui ci si vuole applicare consente infatti di innalzare la soglia di sforzo minima necessaria a continuare ad avvertire lo stato di flusso, incrementando di fatto progressivamente la propria prestazione.

Agire in stato di flusso significa ritrovare in se stessi la motivazione intrinseca, scevra di giudizi esterni o auto osservazione giudicante.

E’ una percezione della realtà chiara in termini di obiettivi prefissati e di focus su come conseguirli.

E’ dunque appagamento, piacere, autostima, senso di controllo.

In termini medici coincide con livelli equilibrati dei tre principali ormoni regolatori dello stato emotivo:

  • Dopamina, che regola il livello di motivazione e appagamento
  • Serotonina, che stimola il buon umore
  • Ossitocina, che genera empatia

Il fenomeno portato alla luce da Goleman negli anni ’90 (e ampiamente studiato da numerosi psicologi cognitivi come Csíkszentmihályi già molti anni prima) fa da eco ai concetti di “Ki” o “Praan” già noti nelle religioni Zen orientali.

Qui la tecnica per il raggiungimento dello stato di flusso si basa sull’arte spirituale della meditazione.

Trova poi applicazione nelle discipline marziali, dove con il termine giapponese “Mushin”, o l’equivalente cinese “Wuxin”.

Si fa riferimento ad un particolare stato mentale in cui i maestri altamente addestrati in tali arti affermano di essere di in grado di entrare, prima di un combattimento.

La buona notizia è questa: anche se non siamo grandi maestri di arti marziali, artisti professionisti o sportivi agonistici, lo stato di flusso è alla portata di tutti.

E’ sufficiente un piccolo sforzo iniziale, per poi lasciare il nostro puro istinto libero di divertirsi.

Simone Buffa

Tempo di lettura: 1’20”

Foto tratta da: https://flow-forzainteriore.it/prestazione-e-flow/

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