Il triste addio del sovrano a due posti

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di Gaetano Buompane

È arrivato il momento di dirsi addio. Non credevo potesse essere così dura lasciarti anche perché, obiettivamente, in giro per il mondo ce ne sono tanti migliori di te. Ma devo ammettere che in questi anni di pandemia sei stato un grande amico, forte e fedele.

Hai accolto tutta la famiglia senza mai un lamento, riuscendo incredibilmente a diventare ancora più accogliente quando ci stringevamo tutti e quattro tra le tue braccia.

Erano i momenti in cui tu sei stato più felice, mentre concedevi a tutti noi uno spazietto comodo in cui accoccolarci e sentirci, almeno per un po’, la famiglia perfetta. In quel sovrapporsi di corpi, abbracci e risate abbiamo capito quanto l’amore sia l’unica cosa davvero essenziale nella vita.

Sei stato un compagno di giochi perfetto per i bambini, hai lasciato che ti scalassero, che ti saltassero addosso, che mettessero a dura prova le tue molle, i tuoi rivestimenti, la tua struttura.

E quando ho pensato che ti saresti certamente offeso, le volte che hanno versato latte, succo, spalmato i tuoi cuscinoni di cibo e lasciato briciole di biscotti nelle tue pieghe più nascoste, tu non hai battuto ciglio, ti sei fatto passare velocemente un panno umido e sei tornato allegro e pronto ad accoglierli nuovamente.

Per quello che ti abbiamo pagato, devo dire che sei un divano di quelli tosti. Nemmeno la pipì del piccolo ha scalfito la tua onorabilità. Hai continuato ad offrire la tua ospitalità ai nonni e agli zii con grande dignità, senza vergogna.

Con mia moglie, poi, sei stato molto paziente, ti ringrazio, condannato ad assistere a tutti i 388 episodi delle 18 stagioni di Grey’s Anatomy e a fare pure  finta che ti piacesse.

Io e te, invece, non abbiamo iniziato nel migliore dei modi, ricordi? Attaccavi la mia cervicale in continuazione. Qualsiasi posizione tentassi di prendere tu mi respingevi, mi colpivi ai fianchi, alla schiena. Non riuscivo a comprendere quale fosse il tuo problema. Fra noi era una continua lotta.

Poi ho capito che mi dovevo lasciare andare alle tue morbidezze e alle tue asperità, accettare la tua indole. E allora tutto è cambiato. Siamo diventati grandi amici. Sono persino riuscito a dormire bene sopra di te.

Insieme abbiamo letto romanzi grandiosi, mi hai consigliato nelle notti insonni in cui ho ritrovato la voglia di scrivere e raccontare storie. Abbiamo pianto assistendo, ogni giorno in televisione, alle tragedie che hanno afflitto il mondo. Ma abbiamo anche gioito e urlato a squarciagola per la vittoria agli europei di calcio e per le imprese degli atleti azzurri alle Olimpiadi di Tokyo.

E anche se mi hai irritato più volte nascondendo cose importanti che ho cercato per giorni, credendo di averle perse, voglio che tu sappia che per me sei sempre stato il re del salotto, il posto più comodo per rilassarsi dopo una dura giornata.

Sei stato complice e testimone di discorsi frivoli e di grandi decisioni familiari, sei stato astronave, treno, solida roccia contro la lava incandescente nei giochi dei bambini. Hai confortato le nostre tristezze e sorretto le nostre gioie. In questo tratto della nostra vita sei stato, senza dubbio, parte della nostra famiglia.

Non ti preoccupare, tu sai che non sono uno di quegli uomini capaci di abbandonarti in una discarica abusiva in periferia. Ti troverò un posto nuovo, ci saranno altre persone che si siederanno su di te e che, con un po’ di fortuna, ti identificheranno con la loro casa.

Chissà, magari ti verrò a trovare qualche volta, per farti vedere come crescono i bambini.

Il Sofà è una rubrica settimanale.
Ogni lunedì, se ti va, ci sediamo comodi per una nuova chiacchierata.

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Foto fa Pixabay

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