La sanità italiana sempre più privatizzata

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di Claudio Razeto 

 

A chi legge queste righe posso dare un consiglio da amico?

Non vi ammalate.

Cercate in ogni modo di non ritrovarvi a combattere una grave patologia.

Prevenite ogni rischio cercando di avere uno stile di vita sano. Vaccinatevi alla faccia dei no-Vax.

Anche se in Italia non si fa praticamente prevenzione, informatevi e premunitevi.

E pregate, se ci credete, che tutto vada sempre bene.

Perché se non fosse così vi trovereste ad avere a che fare con un apparato, il Servizio Sanitario Nazionale, che può salvarvi la vita.

Ma anche rovinarvela per sempre.

L’esito della vostra disavventura dipenderà un po’ dal caso, poi dalle vostre conoscenze, dai medici che incontrerete, dagli infermieri che si prenderanno cura di voi, dall’ospedale e dal reparto in cui verrete ricoverati.

A seconda che la scelta sia felice o no potreste avere un decorso diverso e le cose potrebbero andare male o bene in funzione di chi si occuperà di voi.

Un’appendice, un’ernia, sono patologie semplici.

Il rischio di errore esiste sempre ma le statistiche giocano per lo più, a vostro favore.

Dovete essere veramente sfortunati per mettervi o farvi mettere in un guaio.

Però succede.

Per fatalità, errori, a volte per quei casi che sono detti di malasanità e che sfociano in denunce e querele.

Ogni intervento può avere delle complicanze, anche il più semplice.

Persino una Radio o una TAC.

Per questo ci fanno formare il cosiddetto consenso informato con tutte le controindicazioni e i rischi.

In alcuni casi se uno lo leggesse bene magari scapperebbe a gambe levate.

Ma se siamo malati dobbiamo curarci e allora, avanti così.

Però qualcosa può andare sempre storto e le statistiche dicono che si lascia questo mondo persino per una tonsillite.

Succede ma è molto raro.

Se invece si tratta leucemia, un tumore, una malattia cardiaca, o degenerativa, sono un altro paio di maniche.

Si tratta di malattie estremamente serie e bisogna far riferimento, più che mai, a medici altamente preparati.

Il problema è che i dottori, specie i luminari, non ce l’hanno scritto sulla porta dello studio che sono bravi.

Di solito li troverete tramite il passaparola, uno che conosce uno che conosce un altro. E questo a partire dalla diagnostica.

Oggi ci sono persino le recensioni su internet, con le stelline come su Trip advisor.

Di recente un chirurgo estetico ha denunziato una signora che su Google aveva espresso via web forti perplessità sul suo operato. Voleva la rimozione del giudizio.

Un tribunale gli ha dato torto.

Però se uno ha un problema, dei sintomi, vorrebbe curarsi presto e bene. Serve la diagnostica.

Magari c’è il centro medico sotto casa tanto comodo ed economico.

Fanno una cosa veloce e aiuta in questo mondo in cui tutti vanno di fretta.

Ma potrebbe essere un grave errore.

Nel reticolo di probabilità di cui è composta la vita, affidarsi a una struttura non di eccellenza potrebbe portarvi a sottovalutare dei sintomi e perdere la cosa più preziosa in queste faccende, il tempo.

Non tutte le strutture sanitarie sono uguali, non tutti i medici sono uguali e non tutti gli ospedali sono uguali. E per avere il meglio e subito, come sempre accade anche in altri settori, molto spesso bisogna pagare.

Certo in Italia la Sanità è pubblica e gratis per tutti, sia per chi paga le tasse come per chi le evade.

Per italiani e stranieri. Ma è proprio così?

Sì sulla carta è vero, ma in pratica il sovraffollamento delle strutture, le lunghissime liste di attesa, e la differente qualità delle prestazioni, divide già in due la popolazione nazionale: chi può pagare e chi no.

ASL sta per aziende sanitarie locali.

Un’azienda vende bene e servizi a clienti. E chi sono i clienti in questo caso?

Sono i pazienti. Quelli che non possono aspettare le lunghe liste di attesa di molte strutture, le stesse strutture pubbliche che con il meccanismo del cosiddetto intra moenia si fanno pagare, e anche bene, facendo guadagnare un extra a medici già pagati dal SSN e alla struttura, per darvi lo stesso servizio che dovrebbero darvi col normale ticket sanitario:

  • Una biopsia 5.500 euro,
  • un ciclo di radioterapia 10mila,
  • una risonanza 900 euro,
  • una visita da 120 a 400 euro sia in ospedale che in strutture private.

Non sono cifre a caso. Sono numeri veri. Poi c’è la qualità del servizio.

Pur pagando potreste non essere seguiti nel modo migliore.

Sia nel pre che nel post operatorio, per esempio.

Non è casuale il fatto che un numero crescente di cittadini vada a curarsi al nord.

Ci sono persone che in istituti specializzati di cura di Roma si sono sentiti diagnosticare un male incurabile che poi, pagando o grazie a polizze sanitarie, hanno curato in grandi centri del Nord Italia.

Oppure in strutture pubbliche senza costi a parte quelli, non lievi, di permanenze lontano da casa di parenti e familiari.

Ci sono cure sperimentali, eccellenze mediche, quelle che vediamo in televisione e che ci fanno credere che ormai in certi settori della medicina si fanno miracoli.

Di Barnard ricordano tutti la prima operazione di trapianto di cuore, ma pochi sottolineano che il paziente visse poco, appena 18 giorni, e morì di polmonite.

Il marketing della medicina moderna, e quello personale di molti medici, puntano spesso sul clamore.

I miracoli si fanno ma non tutti i giorni e non per tutti e se le cose si complicano serve l’eccellenza l’unica che potrà tirarci fuori dai guai.

E l’eccellenza comunque ha un costo.

Molte Regioni, una è il Lazio, hanno tagliato con la motosega i costi della sanità.

Meno posti letto, è il motto, bisogna curarsi a casa, possibilmente da soli.

E poi ci sono i casi limite, quelli che finiscono sui telegiornali.

Il caso dei Nas mandati dal Ministro al pronto soccorso del San Camillo di Roma, l’ospedale di Napoli invaso dalle formiche, sono episodi che mostrano la fatiscenza e il degrado di molte strutture.

Di contro ci sono ospedali dove medici, tecnici e infermieri fanno salti mortali tutti i giorni, anche con contratti precari, turni massacranti, carenza di personale. E le cose potrebbero peggiorare.

Con quota 100 si stima che oltre 20mila addetti lasceranno la Sanità pubblica. Pare che non ci sia una classe di giovani medici e addetti capace di sostituirli, nonostante ci abbiamo detto per anni che erano troppi.

Molti giovani laureati puntano all’estero per costruire una professione con meno disagi, meno influenze della politica, nepotismi e più certezze.

A furia di andare a Nord finirà che per curarci dovremo andare in Germania (paese che sta già arruolando medici anche italiani).

Con la prospettiva di una Sanità sempre più privatizzata e a pagamento anche per chi paga regolarmente le tasse più alte di tutta Europa.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 1’20”

Foto tratta da: https://www.google.it/search?hl=it&tbm=isch&source=hp&biw=1512&bih=778&ei=TxR8XIL2JI3DwQLk0ZBo&q=sanit%C3%A0+italiana&oq=sanit%C3%A0+italiana&gs_l=img.1.0.0j0i24l9.1712.6166..14255…1.0..0.137.987.15j1……0….1..gws-wiz-img…..0..0i10i24j0i8i30.mmidEoJ5DG4#imgdii=aO5oviI7PoAd6M:&imgrc=SaiUa4E_Zn07gM:

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