La statuetta d’avorio

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La statuetta d’avorio

In casa di Giancarlo, a Doualà, una magnifica piccola statuetta di avorio, raffigurante un volto femminile poggiato sul dorso della propria mano, catturò la mia attenzione; la qualità del lavoro si manifestava nelle belle fattezze del viso ma ancor più nella capigliatura, nella quale l’autore era stato capace di evidenziare con maestria le volute dei capelli annodati a formare la classiche treccine africane: quasi un capolavoro.

Era ancora possibile importare quel tipo di oggetti, per cui chiesi a Giancarlo di poter parlare con il suo ivorista per avere una statuetta simile a quella.

Proprio in quel momento sentimmo suonare alla porta: era proprio James, l’ivorista, sconvolto perché una donna gli si era presentata quella mattina stessa portandogli una lettera nella quale, a lui musulmano, suo padre annunciava l’esistenza di quella nuova moglie.

Per quanto mi riguarda trovai la storia sorprendente perché mi apriva un mondo totalmente nuovo legato alle procedure islamiche; d’altra parte mi interessava la statuetta.

C’era con noi anche un altro italiano, Bruno, il quale propose di rivolgersi anche al suo ivorista.

La soluzione fu semplice: “compro due statuette”.

Qualche tempo dopo (eravamo in procinto di tornare in Italia) chiesi a Giancarlo di chiamare James per verificare la conclusione del lavoro e chiesi a Bruno di fare altrettanto con il suo ivorista.

James tornò con una statuetta per quanto possibile ancor più bella di quella di Giancarlo. Nessuna notizia invece dell’ivorista di Bruno, il quale si presentò solo un paio di giorni prima della partenza con una vera e propria schifezza, quasi scusandosi per quel lavoro così mal eseguito. Probabilmente il tizio aveva dimenticato la “comanda” e aveva svolto quel lavoro in tutta fretta gli ultimi giorni.

Ormai però avevo deciso che ne avrei comprate due : “Giancarlo, io mi prendo la tua statuetta e tu avrai tutto il tempo di fartela rifare da James”.  Giancarlo, sebbene a malincuore, acconsentì.

Arrivato in Italia venni a sapere che dei ladri, agganciando delle catene alle sbarre esterne della finestra della casa di Giancarlo, con un camion avevano buttato giù la parete, rubando tutto.

Per lo meno non avevano potuto rubare quella statuetta ormai nelle mie mani.

Mudir

Tempo di lettura: 1’35”

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