2019 l’anno che è arrivato

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Il 2019, l’anno che è appena arrivato e quello che si è concluso.

Secondo molti osservatori il 2018 è stato quello che ha segnato il più grande peggioramento in termini di relazioni internazionali.

E’ come se il mondo fosse regredito.

L’ideale nato nel 1945 di una comunità globale unita per correggere i torti del mondo ed affrontarne le crisi, sembra sbiadito.

I legami tra gli Stati sembrano indeboliti, la litigiosità è aumentata.

Come in un gigantesco social media globale ci si insulta e si inveisce anche tra i potenti della Terra.

Trump tira su muri e minaccia sanzioni dividendo l’America e il mondo.

Valdimir Putin dopo aver ammonito tutti, sui rischi di un conflitto nucleare, ha lanciato un nuovo missile battezzato Avanguard ipersonico e non intercettabile dai sistemi si difesa missilistica e dai radar.

Erdoghan in Turchia, dopo averli lascati combattere in Siria, si prepara ad attaccare i Curdi in una nuova guerra etnica.

Il leader nuovo, Macron ha visto le strade di Parigi e le vetrine, devastate dai Gilet gialli che chiedono aumenti salariali, diminuzione dei prezzi della benzina e più politiche sociali.

L’immigrazione dai paesi poveri verso quelli più ricchi, le guerre locali ma globalizzate come la Siria e l’Ucraina, il terrorismo di matrice islamica dell’Isis nelle strade delle città europee, l’instabilità dei paesi del Mediterraneo, lo strapotere economico cinese, la fame del mondo povero contrapposta alla bulimia dell’Occidente ricco, la crisi economica, la mancanza di lavoro.

Le organizzazioni create per mutua difesa come la NATO o per proteggere giustizia e pace come l’ONU, vengono criticate e vilipese minando la loro autorevolezza.

Il 201, appena iniziato, non appare così roseo. I climatologi ci avvisano che stiamo affrontando  un disastro globale e che il riscaldamento del pianeta potrebbe diventare irreversibile tra soli 12 anni.

Se tutto va bene io avrò più o meno 70 anni.

Non so voi, ma la cosa mi rende un tantino nervoso.

Terremoti e tsunami si avvicendano e sembrano quasi sinistramente collegati.

Malattie nuove fanno la loro comparsa e quelle vecchie a volte tornano a colpire.

Mentre il mondo si divide e litiga arrivano problemi grossi e inediti.

In molti paesi avanzano le destre e i mai sopiti nazionalismi.

Molti gridano al ritorno del fascismo. Alla mortificazione della democrazia.

Il problema, a mio modesto parere, non è l’avanzata della destra in Italia o in altri paesi europei.

Piuttosto, il problema è l’ascesa di una destra che spesso – come sta emergendo in Ungheria o in Polonia – non ha nulla da dire oltre la protesta.

Il problema parallelo è il tramonto di una Sinistra rancorosa e piagnona che, In Italia ma anche in Francia, si è messa all’angolo da sola.

Winston Churchill , il premier inglese vincitore della Seconda guerra mondiale, era un fervente anti-comunista, un reazionario.

Era più vicino ideologicamente ed affettivamente, al nemico Mussolini che all’alleato Stalin.

Eppure ci volle il reazionario Churchill, il suo sigaro, la sua tenacia così british, la sua V di vittoria, per resistere e poi sconfiggere sia il duce che quel mostro di Adolf Hitler e l’incubo nazista.

Never surrender, disse il premier inglese nel 1940, respingendo ogni ipotesi di negoziato con Berlino e così salvò l’Europa.

La mattina Churchill si alzava dal letto con il sigaro acceso in una mano e un bicchiere di Whisky nell’altra.

Non si faceva i selfie, come Salvini con la Nutella, ma se l’avesse fatto forse avrebbe trovato sicuramente qualcuno a vomitargli addosso insulti ben peggiori di quelli riservati in questi giorni  sui social, al vicepremier  italiano.

Eppure Churchill governò la Gran Bretagna in uno dei momenti più difficili della sua storia: the darkest hour, l’ora più buia. E vinse.

Se Salvini – sono sicuro non me ne vorrà il ministro – valesse anche solo un decimo di quel populista, demagogo di destra, che era Churchill, lo seguirei per tutta la vita, anche se non sono mai stato un suo elettore.

Ma ogni tanto il dubbio mi assale. E se dietro le magliette, gli slogan, le sparate ci fosse il nulla ?

Questo mi spaventa. Non la Nutella. Questo preoccupa gli Italiani e gli Europei. Cosa faranno i Salvini, i Di Maio, i Conte e poi quando sarà nuovamente il loro turno – perché così funziona la democrazia – i Calenda, i Minniti, i Fassino, gli Zingaretti, davanti ai grandi problemi che dovremo affrontare ?

Oltre alle roventi questioni mondiali ci sono quelle di casa nostra, l’Italia.

Il clima che cambia, il dissesto idrogeologico, le infrastrutture cadenti (vedi il viadotto Morandi di Genova), le città sporche (Roma in testa), la dipendenza energetica, l’abbandono scolastico, la fuga dei medici e il degrado della sanità.

Cosa faranno i nostri leader per portare benessere, lavoro, sicurezza ? Cosa faranno per rilanciare il Paese con un progetto globale che nemmeno Renzi, Gentiloni e i loro predecessori sono riusciti ad abbozzare ?

Che procedimenti adotteranno per far ripartire le famiglie ed evitare che l’Italia diventi un Paese di vecchi single gaudenti o un resort per anziani ?

Per strada a Roma, in questi  giorni, manifestano Pensionati e NCC.

Non ce l’ho con loro, per Carità, ma non mi sembrano le categorie più rappresentative di una nazione che cresce.

Persino Beppe Grillo, artefice di questa grande rivoluzione, culminata nelle elezioni del 4 marzo 2018 e nel primo governo partecipato dal Movimento 5 Stelle, ogni tanto sembra perplesso, quasi dicesse a se stesso: “E se avessi fatto una belinata (in genovese prendere una cantonata)?”.

Tipo quel genio  di Nigel Farage e la Brexit che ha provocato, per poi abbandonare gli inglesi in mezzo al guado e la May a litigare con l’Unione Europea.

Sicuramente sbaglio sul pensiero del comico-fondatore.

Ma la situazione è grave “ragazzi”, come direbbe lui.

In tv vedo la Ravetto, Marchini e tutti gli oppositori impegnati più a urlare e distribuire la loro presenza nei talk show tv, che a studiare un modo per tirarci fuor da questo casino.

Una volta i Grandi, soprattutto comunisti, scrivevano interi libri per raccontare il proprio sogno e la propria visione.

Oggi i padri e i figli della sinistra fanno film per la tv e documentari turistici oppure si alzano presto per zompettare da un canale all’altro.

Da ragazzino guardando in bianco e nero gli astronauti dell’Apollo, pensavo che fosse lo spazio siderale, la prossima frontiera, non tenere pulito il giardinetto sotto casa e lottare per la pensione di invalidità.

Però tranquilli ragazzi io, per quanto può valere, sono fiducioso.

Se l’anno appena chiuso è stato duro e non ci ha messi definitivamente KO, ci ha reso solo più forti.

Teniamo duro. Ce la possiamo fare. Buon anno a tutti.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’00

Immagine tratta da: http://www.milanoteatri.it/capodanno-2019-nei-teatri-di-milano/

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