Le difficoltà dei giovani

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Ho spinto come un forsennato per poter lavorare in Africa.

L’ho fatto per quella idea che ipotizzavo tutti avessero del Continente Nero: natura selvaggia, animali esotici, vita rude, scarna, avara negli elementi essenziali (acqua, cibo), situazioni climatiche estreme, tradizioni ancestrali.

In effetti mi sono sempre reso conto di aver avuto una grande fortuna ad essere nato in Italia dove ho beneficiato dei grandi sacrifici da parte dei nostri genitori e nonni;

le loro decisioni durissime, obbligate dalla indigenza, dalla mancanza delle minime prospettive hanno richiesto sofferenze acutissime sia in coloro che sono emigrati sia nelle loro famiglie, per la precisa consapevolezza del tuffo nell’ignoto, dove l’unica cosa certa era la totale mancanza di certezze.

Anche coloro che riuscirono a non emigrare produssero quella dote che è ancora alimento per le nuove generazioni e che oggi probabilmente non vene appieno evidenziata.

All’interno di questo quadro ho cercato di scoprire i miei limiti; di verificare se fossi in grado di sopportare condizioni lontane dalle mie abitudini.

Di una cosa infatti sono sempre stato certissimo: non si possono capire le proprie qualità e difetti se non mediante prove concrete delle proprie capacità e mediante il confronto con gli altri, specialmente quando “gli altri” hanno esperienze e mentalità le più distanti dalla nostra.

Ho sperimentato il digiuno:

In Nigeria mi sono nutrito per quasi due mesi con banane e tè, dimagrendo una decina di chili.

Nei miei giri per il mondo ho provato a mangiare le cose più strane: dal cui” ecuadoriano, al coccodrillo in Kenya, dal fegato del karouf in Sudan alla volpe volante delle Seychelles, ai grilli fritti in Laos: adesso posso assicurare che mangiare è fondamentalmente una questione di testa.

Ho anche provato a non dormire:

ci sono riuscito per quasi tre giorni al punto di non avere più la stessa sensibilità alla nuca.

In uno stesso giorno sono passato dalle sanguisughe dell’Amazzonia ai quasi 5000 metri del rifugio Cotopaxi.

Per non parlare dei confronti culturali.

Tutto ciò significa crescita, formazione.

Dovrebbe costituire il principale obiettivo della vita.

Quando ascolto di presunte difficoltà esposte dai giovani italiani provo molta pena.

Mudir

Tempo di lettura: 1’10”

Foto tratta da: https://www.skuola.net/temi-saggi-svolti/temi/giovani-societa-moderna.html

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