Le Europee, Berlusconi e la minaccia cinese

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Claudio Razeto

Silvio Berlusconi, intervenendo su diversi canali tv nazionali, ha dichiarato che si candiderà alle prossime Elezioni Europee di Maggio per guidare l’Europa e, tra l’altro, contrastare la Cina.

Ma cosa c’entra la Cina con l’Europa ?

“Se quest’Europa dovesse indebolirsi – ha dichiarato il Cavaliere – avremmo un mondo guidato dalla potenza cinese, che tra l’altro vuole conquistare anche l’Africa.

Se vogliamo far guidare il mondo da un’ideologia che è completamente contraria alla nostra, io non ci sto.

E alla mia bella età ho deciso, per senso di responsabilità, di andare in Europa dove manca il pensiero, il pensiero profondo sul futuro del mondo.

Io sarò lì e prego Dio di darmi la forza di poter convincere tanti altri”.

Una visione di ampio livello che va oltre gli angusti limiti nazionali. I vecchi equilibri geopolitici si stanno frantumando.

Gli Usa non sono mai stati così lontani.

E la Russia si candida a paladino dell’Occidente.

Ma se Trump dichiara l’emergenza nazionale e copre di filo spinato il muro già esistente tra Stati Uniti e Messico, in attesa di farne uno nuovo e più alto anti migranti “latinos”.

Putin, da buon ex Kgb fortifica i sistemi di hackeraggio e al contempo realizza il Vanguard, un missile che va a 6.000 chilometri orari che non può essere intercettato dalle batterie della Nato.

E poi c’è la Cina che continua la penetrazione ormai palese in Africa divorando terra, acqua e fonti energetiche.

Pechino ha mandato una sonda sulla Luna e presto potrebbe essere seguita da India e Israele.

Segno che la corsa all’occupazione dello Spazio è iniziata e probabilmente con implicazioni legate alla difesa.

Persino la tecnologia cinese risulta sospetta con pericoli per la privacy violata con nuovi smartphone.

E la guerra commerciale a colpi di dazi con gli Usa continua.

E l’Europa?

Dopo l’asse Parigi – Berlino, l’UE, in teoria, è alla ricerca di una formula nuova basata non solo sull’austerità ma su un progetto e un ruolo diverso sugli scenari internazionali.

I segnali restano quelli di Paesi chiusi nei loro stretti interessi.

La Francia in Libia appoggia con i suoi jet l’avanzata del Generale Haftar verso i pozzi di petrolio libici e minaccia, col supporto dei Russi, l’Eni e gli interessi dei partners italiani. Intanto, dopo la crisi diplomatica, invita il Presidente Mattarella all’Eliseo per far pace con les italiennema snobba il premier Conte e i suoi vice Salvini e Di Maio.

La Gran Bretagna si dibatte tra le spire della Brexit e dell’accordo con l’Europa ancora lontano nonostante la scadenza imminente.

La Germania bacchetta i partner come l’Italia per gli aiuti di Stato ad aziende private (vedi Alitalia ma anche Astaldi e Tim) però crea un fondo per il cofinanziamento pubblico di imprese produttive tedesche.

Berlino impiega e cerca professionalità qualificate  in Europa e persino tra i migranti (che vorrebbe arruolare persino nelle sue Forze armate).

Tutti si danno da fare consapevoli di essere ormai Paesi che devono fronteggiare scenari nuovi e inediti.

Incombono sul pianeta questioni importanti legate a temi come:
  • l’ambiente e il surriscaldamento globale
  • l’energia e le nuove fonti post petrolio
  • l’acqua e il cibo che scarseggiano in almeno metà del mondo
  • la salute e le nuove malattie anche tumorali legate all’inquinamento
  • la sicurezza e la difesa sempre più instabile e in pericolo.
Temi che che volenti o no interessano tutti.

L’Italia del cambiamento… che fa?

Da noi, dopo l’immigrazione, i temi più caldi sono i ponti che crollano o da aggiustare, la spazzatura a Roma, le autonomie rivendicate dalle Regioni, i treni della TAV da fare o no, i vaccini e i no Vax.

Poi c’è il prezzo del latte di capra.

Per non parlare del vincitore di Sanremo e della giuria popolare del prossimo anno.

L’Italia non è mai stata tanto vicina allo stereotipo di pizza e mandolino.

Anzi latte, formaggio e canzonette.

Senza nulla togliere ai defraudati pastori sardi, vittime del mercato distributivo globale.

La “grande visione” per il Bel paese, non c’è.

E questo non da oggi ma da anni.

Sempre più anziani, con sempre meno figli, gli Italiani sembrano arroccati sulle pensioni anziché sulla crescita dei salari e lo sviluppo economico e tecnologico.

Colonizzati dai colossi mondiali e multinazionali.

Ci elogiamo da soli per l’export.

Ma abbiamo perso marchi importanti e non solo nella moda.

Vendiamo vino, pasta, dolci, prosciutto, mozzarelle (se non sono adulterate dalle nuove emergenti agro-mafie) e siamo il fanalino di coda della crescita in Europa.

Berlusconi, a 82 anni, si candida alle prossime elezioni europee.

Il nuovo che avanza?

Il Cavaliere ha detto di farlo per riformare l’Europa e fronteggiare la Cina, la nuova minaccia politica e economica per l’Occidente.

Non ha tutti i torti.

È un tema importante, elevato.

Ma chi lo ascolterà?

Forse per catturare i voti vaganti degli ex PD o dei pentiti 5stelle, dovrà tornare su temi meno sovranazionali.

Quelli su cui twittano Di Maio e Salvini più nazional popolari.

Alle Europee di Maggio, per essere vicini alla “gente“, si dovrà parlare di questioni “nostrane” spinte ossessivamente anche dai media di casa.

  • Sanremo,
  • Ultimo,
  • l’alta velocità,
  • il fascismo dilagante,
  • la spazzatura a Roma,
  • il reddito di cittadinanza,
  • quota 100 ?

Il voto per le Regioni autonome renderà ancora più monolitiche istituzioni che non sempre hanno fatto bene (vedi la Sanità del Lazio letteralmente smantellata e privatizzata non tanto occultamente).

Se abbiamo Municipi come quello di Roma che a malapena riescono a tener pulite le strade o Torino che affronta le sommosse di qualche centinaio di agitatori, chissà cosa faranno i Governatori con tanti soldi in più da spendere e senza un filo diretto con i cittadini?

Vedremo se qualcuno, a Maggio, andrà alle Europee per una nuova visione di Europa e per lavorare a un nuovo modello di sviluppo dei 27.

Da sola l’Italia non andrebbe da nessuna parte, nonostante i vaniloqui di chi ogni tanto se ne esce con il fatidico “usciamo dall’Euro”.

Si aspettano programmi e si spera che stavolta siano diversi da quelli domestici millantati finora.

Senza una visione nuova di Paese – infrastrutture moderne e realizzate in tempi ragionevoli, un vero piano industriale, economico, basato sul lavoro e sulla positività che l’Italia s esprimere – non andremo lontano.

La ricreazione è finita e pure Sanremo.

Cari politici e candidati, sarebbe il caso di mettersi a lavorare sul serio, e sognare il futuro.

Per il bene degli italiani e per quello degli Europei.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 1’30’’

Foto tratta da: https://www.atnews.it/2019/02/asti-elezioni-europee-2019-consegna-tessere-diritto-voto-cittadini-dellunione-europea-62790/

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