Le pecore di Roma e altro…

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Il Comune di Roma si è ripromesso di utilizzare greggi di pecore per tagliare l’erba dei prati della Capitale. Invece di squadre di giardinieri, macchine falciatrici e addetti ai lavori, la manutenzione del verde pubblico verrà delegata a questi simpatici animali che ancora popolano in gran numero molti pascoli nei terreni che circondano la città.

Una scelta economica, ecologica, ambientalista unica nel suo genere e decisamente controcorrente.

Qualcuno ha obiettato che le pecore, nel loro peregrinare alimentare, non faranno distinzione tra erba, arbusti, fiori e quant’altro ma divoreranno tutto, indistintamente; ma viste le condizioni di aiuole, parchi e spazi verdi, da tempo lasciate in totale abbandono e divenute una vera giungla urbana, non c’è da preoccuparsi, almeno per ora ci sarà da mangiare per tutti e per diverso tempo.

GLI ORTI URBANI UN MODO PER PULIRE I PARCHI PUBBLICI ABBANDONATI

Intanto in molti spazi pubblici verdi prolifera un’altra iniziativa, questa non istituzionale ma tutta popolare: quella degli orti urbani. In diversi quartieri della città, residenti di ogni età, hanno richiesto in concessione, a titolo gratuito, la possibilità di coltivare prati, pezzi di parco, campi e sterrate, lasciate spesso in totale abbandono trasformandole in orti.

Capita così sempre più spesso di vedere allegri pensionati e intere famigliole, impegnati a zappare, irrigare, coltivare campi di peperoni, insalata, carote e ortaggi di ogni genere.

Negli orti urbani meglio organizzati sono stati realizzati anche degli spazi educativi per mostrare ai bambini le differenti colture e spiegare come crescono e come vanno curate. In poco tempo spazi un tempo abbandonati all’incuria più totale sono divenuti dei veri giardini di cui, a giusto titolo, i cittadini più sensibili e appassionati, si sono letteralmente riappropriati togliendoli a teppisti, spacciatori e brutta gente che nelle zone più degradate della città trova regolarmente il suo ambiente naturale di residenza. Il fenomeno si è sviluppato in diversi centri italiane e rischia di diventare una realtà interessante per tutti gli appassionati dei prodotti alimentari a chilometro zero.

I CITTADINI VOLONTARI CHE PULISCONO LE CITTA’

Un’altra iniziativa che sta emergendo è quella dei cittadini volontari che armati di ramazze, ma anche di vernici e pennelli, spatole e rastrelli, decidono spontaneamente di pulire, sistemare, manutenere, pezzi di città travolti dalla sporcizia, dal degrado e dall’incuria. Muri cittadini rovinati dai graffiti urbani di writers, più vicini al codice penale che all’arte, tratti di spiaggia colmi di rifiuti abbandonati da gitanti che andrebbero multati più che accolti, tratti di prato pieni di cicche e di cartacce, vengono riportati a condizioni vivibili grazie alla buona volontà di gruppi che vogliono riprendersi la città – da qui il nome Retake di alcune di queste associazioni civiche- per tenerla in condizioni di decenza, consci del fatto che quei pezzi di prato o di arenile sono di tutti e che vivere in un posto pulito è un benefit per l’intera collettività.

I MEZZI PUBBLICI DI ROMA E IL FUTURO IN DECRESCITA

Nelle stesse giornate in cui veniva comunicata l’iniziativa delle pecore tosaerba, un autobus dell’ATAC, l’Azienda di trasporto pubblico romana, prendeva fuoco in una centralissima via della città fornendo ai telegiornali immagini spettacolari del degrado in cui versano i mezzi di trasporto cittadini privi di manutenzione e affidati ad una gestione a dir poco discutibile per la cronica crisi e la mancanza di fondi. Se facciamo la somma di questi fenomeni ed avvenimenti, è come se il privato, sotto varie forme, primeggiasse sul pubblico sempre meno efficiente e presente e soprattutto sempre meno attrezzato per far fronte all’ordinaria manutenzione. Mentre le infrastrutture tecnologiche cedono, le misure autarchiche di matrice più antica prendono piede. Qualcuno, sugli ovini romani, ha parlato di decrescita felice e di riportare la Città eterna ai modi di vivere del Seicento, più che a quelle moderne delle maggiori città mondiali. Si potrebbero allora immaginare bus trainati da buoi, taxi sostituiti da risciò, biciclette come principale mezzo di trasporto privato, magari il ritorno del cavallo come mezzo di trasporto urbano oltre a cittadini – contadini impegnati a zappare la terra, per produrre da soli se non tutto almeno parte degli alimenti con cui tirare a campare. Una città simile a quella che troviamo nelle stampe di Piranesi, con le mandrie di buoi al pascolo tra ruderi e scenari bucolici.

Fino al secondo dopoguerra Roma era attraversata da decine di linee tramviarie che permettevano di andare da un capo all’altro della città grazie all’elettricità, energia pulita e decisamente meno inquinante del gasolio dei bus attuali. Quelle linee, negli anni ’50, vennero smantellate perché considerate, non ci si crede, anti-estetiche e anti ecologiche.

Oggi sono pochi i tram superstiti ma si pensa seriamente, con le tramvie, al loro massiccio ripristino. Toglierli fu probabilmente un’idea così, tipo quella delle pecore, ma decise il destino dei grandi centri urbani condannandoli all’inquinamento e allo smog di oggi.

Rinunciare ad avere organizzazioni efficienti capaci di gestire la città è un altro modo per condannarle ad un nuovo e diverso degrado. E la decrescita ci sarebbe sicuramente anche se sorge spontanea la domanda: sarebbe veramente così felice?

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 1’55”

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