Le trattative sindacali a Napoli

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Le trattative sindacali a Napoli

La mia indole pragmatica mi suggeriva di ricercare subito una soluzione tecnica alle esigenze degli operatori del Deposito di Napoli ed alle loro argomentazioni sindacali.

Fra i tanti temi, forse il più rilevante consisteva nel risolvere il problema legato al grande sacrificio, esposto da alcuni lavoratori, i quali si trovavano ad operare spesso di notte quando la discarica di una petroliera si protraeva appunto oltre le ore diurne.

Realizzata la mia visita organizzativa, in sede di trattativa sindacale, proposi un contratto ad hoc.

Immaginavo che la mia proposta avrebbe trovato facile ed unanime accettazione poiché disegnavo una maggior diluizione di quelle particolari attività su più operatori idonei e preparati.

Quegli stessi lavoratori “stranamente” si opposero.

Adducevano speciose obiezioni quali ad esempio, che la discarica navi doveva essere considerata come attività a parte e le persone che vi operavano dovevano essere sempre le stesse.

Solo così, sostenevano,  si poteva avere la massima conoscenza della attività e la massima sicurezza.

In realtà, la sola spiegazione logica consisteva nel fatto che quelle operazioni determinavano forti guadagni che, con quelle premesse, continuavano ad essere appannaggio solo di alcuni.

Costoro, padroni incontrastati della situazione notturna, avrebbero potuto svolgere anche attività ai limiti del lecito!

Purtroppo la chiarezza e la sincerità non avevano residenza in quelle trattative sindacali.

Vi si evidenziava solo un inestricabile intreccio di interessi che veniva risolto col più becero dei compromessi.

Veniva concesso qualche aumento di stipendio e qualche categoria contrattuale in assenza di qualunque strategia aziendale.

E’ da ciò che si originarono grandi differenze tra la composizione delle categorie contrattuali nei depositi del nord e quelli del sud.

Chi strillava di più otteneva di più, senza la minima considerazione per la validità delle richieste né per la qualità dialettica necessaria ad esporle e difenderle.

La tragedia:

Nel 1984 le valvole dell’oleodotto di ricezione dal porto di Napoli vennero lasciate colpevolmente aperte da quegli stessi operatori.

Il prodotto cominciò a tracimare riempiendo anche la rete fognaria.

Il forte odore dei vapori fece sì che, in una casa privata adiacente al deposito, qualcuno accese la luce.

Esplose tutto. Ci furono due morti.

Mudir

Tempo di lettura: 1’10”

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