Si dice spesso che le feste fanno ingrassare (e non parliamo di quel leggero aumento di peso di 2-3 kg, no no… quello è il minimo sindacale).
Alcuni raggiungono livelli tali di accumulo calorico da far impallidire qualunque nutrizionista: pranzi, cenoni, dolci, aperitivi, brindisi, brindisi di nuovo perché “dai, è Natale”.
Insomma, una vera maratona gastronomica.
E non è solo grasso: è un cocktail esplosivo di ritenzione idrica, sensi di colpa e desideri di fare jogging… da domani.
È come una relazione intensa e complicata: inizi con grandi aspettative, occhi che brillano e promesse di amore eterno… e finisci con un pizzico di rimorso e qualche kg di troppo.
E forse un po’ è così: il grasso è il souvenir preferito delle festività.
Babbo Natale: colpevole o vittima delle circostanze?
Parliamoci chiaro: Babbo Natale è un signore over 70, con pancia generosa, guance rosee e probabilmente una glicemia ballerina, insomma ha tutto per essere il simbolo dell’abbondanza oltre ad essere la prova vivente che la dieta del “ci penso da gennaio” è globale.
Il grande mistero dei chili natalizi
Le statistiche (quelle serie, non quelle inventate al cenone) dicono:
– Non si ingrassa tanto da Natale a Capodanno, quanto da Capodanno a Natale.
– L’aumento di peso è soprattutto massa grassa: purtroppo il pandoro non regala bicipiti d’acciaio o c’è qualcuno che spera che i muscoli crescano mangiando quantità pantagrueliche di dolci?
– Chi è normopeso ingrassa meno di chi è già… “abbastanza in carne”.
– Il peso preso durante le vacanze di solito NON se ne va da solo (ecco la parte triste).
A livello evolutivo, ingrassare è facilissimo (perché l’uomo antico doveva sopravvivere alle carestie). A livello moderno… ingrassare è facile perché l’antipasto è gratis, il vino è buono e lo zio insiste: “Un altro dolcetto?”
A proposito, tra panettone e pandoro, quale è più pericoloso per la bilancia? Domanda da un milione di calorie. La risposta scientifica è semplice: entrambi. Ma perché scegliere quando si può avere l’esperienza completa?
E poi arrivano i consigli salutisti. Mangia un po’ di tutto, ma non troppo; cammina, anche se hai promesso a te stesso di farlo subito dopo la Befana.
Obesità e festività, un connubio non sempre facile
Il periodo natalizio nasconde molte insidie: è un lungo momento magico, ma anche impegnativo per l’organismo. Le prossime feste spesso portano a un aumento di peso a causa di eccessi calorici protratti. Il problema è che tornare al peso forma può richiedere mesi soprattutto per chi è già in sovrappeso. Nel patrimonio genetico umano infatti è scritto che non bisogna disperdere energie ma trattenere riserve di grasso da usare nel momento di bisogno. Questo meccanismo ha salvato l’umanità. Ecco perché a livello organico la fase di accumulo è facilitata mentre la perdita di grassi è lenta. Sarebbe dunque meglio arrivarci preparati, non nel senso di aver allenato gli enzimi digestivi, ma avendo adottato uno stile di vita sano, che a livello alimentare consiste in poche semplici regole:
1) E’ utile non saltare i pasti, preferire cibi leggeri prima dei banchetti (verdure, pesce), controllare le porzioni, limitare grassi e zuccheri. Passeggiare.
2) Fare attenzione agli aperitivi: contengono di solito molti grassi, zuccheri e a volte troppo alcol! Meglio un bel pinzimonio di verdure da sgranocchiare: sazia senza appesantire e favorisce i processi digestivi.
3) Fare piccoli assaggi: assaggiare un po’ di tutto, utilizzando un solo piatto e servirsi con un paio di cucchiai per porzione.
4) Limitare gli alcolici e superalcolici: sono molto calorici! Concedersi massimo un bicchiere di vino a pasto.
5) Eliminare le bibite zuccherate (come coca-cola, aranciata, tè freddo): contengono calorie “superflue”.
In realtà non è più soltanto una questione di “mangiare troppo e muoversi poco”: oggi sappiamo che gli ormoni, i segnali chimici che il nostro corpo usa per comunicare tra organi e cervello, giocano un ruolo fondamentale nel controllo della fame e della sazietà, nel metabolismo e nella regolazione del peso corporeo, in modo più naturale e sostenibile.
Sovrappeso e obesità: comprendere le differenze
Sovrappeso e obesità non sono sinonimi. Si differenziano per gravità e impatto sulla salute. Sebbene il sovrappeso non sia considerato una malattia al pari dell’obesità, non deve essere fatto l’errore di considerarlo di secondaria importanza.
Il sovrappeso è un eccesso di peso corporeo rispetto all’altezza di un individuo. Questo eccesso ponderale può comportare un aumento del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e metaboliche croniche.
Potrebbe rappresentare il gradino che precede l’obesità e solitamente si corregge con modifiche allo stile di vita. Per diagnosticarlo solitamente viene utilizzato il BMI (Body Mass Index), a cui vengono associate altri parametri, come la misurazione della circonferenza vita, la bioimpedenziometria (BIA), la plicometria, la DEXA (assorbimetria a raggi X a doppia energia).
L’obesità è una condizione patologica caratterizzata da un eccessivo accumulo di adipe che può compromettere la salute generale.
Si tratta di una alterazione del metabolismo che favorisce l’insorgenza di molte patologie, come diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, apnee notturne, dolori articolari e persino alcuni tipi di cancro.
È responsabile del peggioramento della qualità di vita e comporta possibili limitazioni funzionali nell’attività quotidiana. Anche per identificare l’obesità, si utilizza il BMI, se supera 30 si parla di obesità.
Maggiore sarà il BMI maggiore sarà il rischio di sviluppare malattie gravi e di ridurre la qualità di vita.
Obesità: Cosa possiamo fare oggi?
Nella maggior parte dei casi l’obesità è l’esito di uno squilibrio tra l’apporto di calorie e il consumo energetico.
Se ingrassiamo non è solo colpa del piatto e del divano. È vero: un’alimentazione ricca di calorie e uno stile di vita sedentario favoriscono l’aumento di peso.
Tuttavia la ricerca sul tema suggerisce che la semplice conta delle calorie assunte e consumate, non è più efficace.
Negli ultimi 20 anni il consumo calorico medio è rimasto invariato, ma l’obesità è drammaticamente aumentata. Già, col tempo le entrate (spesso di cibo spazzatura) aumentano, le uscite, ovvero l’attività fisica, si riducono, il metabolismo rallenta e la bilancia si sposta piano piano verso l’accumulo di massa grassa, sia in caso di sovrappeso, che poi per l’obesità.
Va però considerato che non tutto è così banale: molti pensano che bisogna mangiare meno e muoversi di più, senza considerare che per una persona obesa muoversi è difficile, a volte quasi impossibile, e mangiare meno è complicato.
Per molte persone, il problema non si riduce a un semplice “mancato autocontrollo”. Esistono meccanismi biologici profondi che influenzano la fame, la sazietà e l’accumulo di grasso. E questi meccanismi sono strettamente legati a ormoni prodotti nell’intestino e nel sistema endocrino.
Le armi a disposizione per combattere l’obesità sono multiple:
– Stile di vita sano: dieta equilibrata e attività fisica restano fondamentali.
– Chirurgia bariatrica: per i casi più gravi, è una delle opzioni più efficaci.
– Farmaci innovativi: possono aiutare chi non risponde ad altri trattamenti.
– Approccio personalizzato: considerando sesso, ormoni e ritmi biologici.
La differenza tra le diverse armi possono farla il recente riconoscimento dell’obesità come malattia, i nuovi farmaci e una terapia su misura per il singolo paziente.
L’obesità è una malattia: approvata la legge che tutela chi ne soffre
Dopo il via libera della Camera dei deputati lo scorso maggio, la proposta di legge recante “Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’obesità”, è stata approvata definitivamente dal Senato l’1 ottobre. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il provvedimento diventerà Legge dello Stato. In pratica è stato riconosciuto che l’obesità è una malattia “progressiva e recidivante”, che in Italia riguarda circa 6 milioni le persone, e come tale va prevenuta e trattata con cure complete e a lungo termine.
Nel frattempo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha inserito liraglutide, semaglutide e tirzepatide nella Lista dei Medicinali Essenziali dell’Oms per il diabete di tipo 2 per gruppi ad alto rischio e pubblicato la prima guida globale sull’uso di questi farmaci nell’obesità: una svolta storica nella strategia contro una delle principali sfide sanitarie globali, associata a 3,7 milioni di morti nel 2024 e con un costo economico mondiale che potrebbe raggiungere i 3.000 miliardi di dollari l’anno entro il 2030.
Obesità di genere: la scoperta delle differenze tra uomini e donne

Secondo gli esperti, sono gli ormoni che regolano i gusti e il tempo della fame.
Chi sbaglia orari mangiando tardi ingrassa.
Che gli ormoni dominassero la nostra vita anche a tavola era noto da tempo, ma che potessero pure decretare impensate differenze di genere è una sorpresa.
E sono gli ormoni sessuali quelli che guidano la nostra vita incidendo su gusti e scelte alimentari ma anche sugli orari nei quali sentiamo maggiormente il bisogno di mangiare.
La prof. Annamaria Colao suggerisce che “nelle donne gli estrogeni attivano il sistema che stimola l’appetito e induce nelle donne il desiderio di cibi ricchi di carboidrati.
Gli uomini invece sono più propensi a mangiare cibi ricchi di grassi perché il testosterone attiva un altro sistema che è quello della dopamina, un neurotrasmettitore cerebrale che genera una maggiore sensazione di forza e aggressività”.
Ma non è solo una questione di gusto: anche gli orari in cui sentiamo fame sembrano dipendere dalla nostra biologia interna.
Chi mangia più tardi la sera, in genere gli uomini, può avere un maggior rischio di aumentare di peso. T
ra l’altro queste differenze non sembrano essere dettate dalla cultura o dall’ambiente: dipendono piuttosto dai ritmi biologici e dagli ormoni stessi, aprendo una nuova prospettiva su come personalizzare strategie di prevenzione e trattamento.
È questo il risultato del primo Congresso Nazionale dedicato all’ “Endocrinologia di Genere”, appena conclusosi a Napoli.
Conclusione natalizia e non solo
Una abitudine consolidata da secoli di storia è la nostra partecipazione agli attuali eventi culinari prefestivi e festivi: luci lampeggianti, tavole imbandite, convivialità e piatti che spesso escono dalla nostra routine quotidiana sono la norma.
Quest’anno abbiamo anche l’Unesco che ha riconosciuto la cucina italiana come patrimonio dell’umanità. Difficile resistere. Quindi sì, il Natale potrebbe aggiungere qualche centimetro alla vita… ma ci regala anche risate, riunioni di famiglia (quelle vere e quelle allargate), storie da raccontare e magari qualche ricordo calorico da custodire per sempre.
Tuttavia l’aumento di peso, in particolare l’obesità non è solo un problema estetico: comporta gravi rischi per la salute e influisce negativamente su qualità della vita, benessere psicologico e autonomia personale.
Andrebbe prestata la massima attenzione a questa patologia esistente da sempre, ma oggi riconosciuta come tale a livello planetario. Tanto più che oggi la scienza ha messo a nostra disposizione ulteriori strumenti per controllarla.
Naturalmente non vi auguro un Natale “fatty”. Auguro ai miei quattro lettori un Natale in allegria e pieno di regali. Agli eventuali chili in più ci penseremo a gennaio.
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