Parigi, Torino, Roma : La gente in piazza per il futuro dell’Europa

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Parigi, Roma, Torino. C’è un filo che ha legato queste città, nel week end di inizio dicembre 2018 appena trascorso.

Un filo fatto di migliaia di persone che sono scese in piazza per manifestare.

A Parigi i cosiddetti gilet gialli che per giorni hanno protestato contro il Presidente Macron e la sua politica.

Tutto è scoppiato per l’aumento della benzina ma la crisi dei lavoratori francesi ha portato in piazza tutta l’insoddisfazione verso  le politiche economiche del Presidente. Manifestazioni analoghe si sono avute, tra l’altro, anche nelle insospettabili Amsterdam e Bruxelles.

Nelle capitale francese ci sono stati scontri violenti con la polizia, auto incendiate, vetrine in frantumi, blindati e mezzi anti sommossa oltre a più di 400 arresti.

In 136mila hanno sfilato in tutto il Paese, oltre 20mila solo a Parigi inneggiando “Macron, dimission” .

Un segnale forte diretto all’Eliseo e all’Europa da parte di migliaia di esponenti della classe media che chiede meno tasse e più attenzione alle politiche sociali.

Parigi ha spesso segnato, con le sue proteste, la storia europea.

Le date epocali sono state diverse:

  • il maggio 1968, detto “Maggio francese” che segnò l’inizio della contestazione giovanile mondiale
  • quelle del Febbraio 1934, meno famose, con 15 morti,  scoppiate contro le istituzioni della Terza Repubblica

Ma se in Francia oggi, si dimostra e si manifesta, anche in Italia la gente scende in piazza per fortuna più pacificamente col denominatore comune che non è più la sinistra a trascinare la protesta.

A Torino i No-tav, hanno sfilato pacificamente per dimostrare contro l’alta velocità in Val di Susa e lanciare un avvertimento al Movimento 5 Stelle a desistere dalla realizzazione della grande opera ferroviaria, finanziata dall’Unione Europea.

Poche settimane fa il movimento a favore della TAV aveva sfilato nelle stesse strade.

A Roma, il popolo di Salvini, si è radunato sabato in massa per confermare l’appoggio alla linea politica della Lega contro i diktat di bilancio europei.

Ognuna di queste manifestazioni tirava in ballo, in modo diverso, Bruxelles e le sue istituzioni. Ognuna chiamava a raccolta il popolo di chi polemizza e contesta l’Europa.

Un’Europa contro la quale soffiano venti di crisi anche a livello internazionale.

La Gran Bretagna e i brexiter avanzano, infatti, verso un costosa, discussa e dolorosa uscita dall’Europa, una fuoriuscita sempre più contestata da un numero crescente di cittadini britannici e sempre più carica di ombre per l’avvenire.

Intanto il panorama globale non è meno inquietante.

La Russia di Putin si scontra, per fortuna solo verbalmente, con gli Usa di Donald Trump che minaccia di rompere un accordo niente meno che sugli arsenali nucleari che risale al 1987.

La Cina, dopo l’arresto in Canada,  di Meng Wanzhou, direttrice finanziaria di Huawei, colosso delle telecomunicazioni cinese, minaccia gli Stati Uniti di gravi ritorsioni.

Le borse internazionali oscillano come banderuole al vento.

Mentre i più pensano ai regali di Natale, il 2018 si avvia verso la fine tra paure vecchie e nuove.

Ma il vero nodo ora è la Francia. Macron, il leader nuovo che aveva promesso la rinascita dell’Europa, si ritrova alla guida del Paese europeo che in questo momento sembra essere maggiormente in difficoltà.

Se Italia e Grecia, fino a poche settimane fa, sembravano essere i sorvegliati speciali di Bruxelles, ore è Parigi a bruciare letteralmente, segnando la crisi delle principali democrazie liberali.

A Maggio ci saranno le elezioni europee e la situazione non era mai stata così rovente, specie se si considerano le insistenti voci di recessione che molti economisti annunciano come imminente nel 2019.

L’estremismo, che di paure si nutre, è alle porte e non annuncia niente di buono. Anche la Germania di Angela Merkel potrebbe vedere un fermo della propria economia e allora la crisi diverrebbe continentale.

Forse anche per questo la manovra italiana di Conte, Salvini e Di Maio potrebbe essere ancora più importante di quanto è apparsa fino ad oggi.

Contro le aspettative dei suoi stessi sostenitori, potrebbe addirittura diventare un gesto simbolico di enorme importanza per tutti i Paesi dell’Unione.

Non è più la sola immigrazione il problema sul tavolo.

I temi sono:

  • la qualità della vita dei cittadini europei
  • la crescita economica e il lavoro
  • il contrasto alle lobby finanziarie
  • la politica sociale
  • il benessere e la sicurezza di milioni di europei.

Le trattative con Bruxelles dovranno infatti tenere conto di quello che sta succedendo non solo nella maggiori città europee ma anche a livello globale.

Le diplomazie dovranno iniziare a pensare ad una politica comune che rilanci davvero l’Europa non solo a livello internazionale – nei rapporti con Usa, Russia, Cina – ma anche e soprattutto tra i suoi cittadini e nei confronti di quella la maggioranza “silenziosa” che verrà presto chiamata al voto.

L’Europa è al centro di questi moti mondiali e Parigi, come è già accaduto in passato, con la piazza in tumulto, ha detto la sua.

Ora sta a Bruxelles, oltre che ai singoli governi, rispondere.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 1’30”

Foto tratta da:
https://www.ilmessaggero.it/mondo/gilet_gialli_parigi_blindata_tour_eiffel_louvre_chiusi-4157746.html

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