Pax Romana: Adriano e le sue memorie

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Pax Romana: Adriano e le sue memorie

di Simone Buffa

Pax Romana, ossia il periodo storico durato quasi 200 anni nel quale Roma vide la sua massima espansione. Fu l’epoca in cui si costruirono le più grandi opere. E fu senza dubbio durante la Pax Romana che Roma ebbe i suoi più grandi imperatori.

L’età degli Imperatori adottivi.

Sebbene si dovettero tenere a bada le frequenti incursioni barbariche, nell’arco del periodo in cui durò la Pax Romana non vi furono tuttavia guerre civili, né grandi invasioni come durante la Guerra Punica.

La Pax Romana inizia con Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, primo Imperator di Roma.

Correva l’anno 27 a.c.

  • Riforma del sistema fiscale.
  • Vitto minimo garantito per tutti.
  • Leggi dedicate alla difesa della popolazione dalla pirateria, che venne del tutto estirpata nel Mediterraneo in quegli anni.

Queste erano solo alcune delle grandi trasformazioni che attraversava la società all’epoca della Pax Romana.

Una società che poneva le basi per alcuni dei principi e valori fondanti dello stato di diritto e delle norme della società civile moderna.

Tracce di quei tempi passati sono presenti ancora nella civiltà occidentale odierna.

O almeno dovrebbero.

Dopo Ottaviano Augusto si succedettero Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone, Vespasiano, Tito, Nerva e Traiano.

In quel periodo la popolazione beneficiò di espansione ed un relativo benessere.

Furono edificate costruzioni come:

  • il Foro
  • il Pantheon
  • l’Ara Pacis
  • il Colosseo.

Con Traiano l’Impero Romano raggiunse l’apice.

Alla sua morte succedette Adriano.

Adriano si dedicò a rafforzare i confini.

Viaggiò per tutto l’immenso territorio e si rese conto delle reali esigenze dei soldati.

Costruì fortificazioni in Gran Bretagna.

Aumentò i livelli di tolleranza delle leggi sulla popolazione.

Adottò politiche rivolte anche alla gente più umile, alleggerendo di fatto la posizione degli schiavi che vivevano, fino ad allora, in condizioni disumane.

Di Adriano ci parla Marguerite Yourcenar nel suo “Memorie di Adriano”.

Può dirsi ormai un classico l’interpretazione di Giorgio Albertazzi, che potete trovare qui:

https://www.youtube.com/watch?v=1xwY1mJ9sNA&t=442s&ab_channel=blauenn

Il ritratto che viene fuori dall’opera di Yourcenar è quella di un uomo che si affaccia all’imbrunire dei suoi anni e ripercorre le proprie vittorie ma anche le proprie sconfitte, le umane debolezze.

Un filosofo, un pensatore. Un amante delle arti classiche. E del teatro, come tra l’altro lo era anche il meno amato Nerone prima di lui.

Un intellettuale, educato ad Atene in gioventù.

Nell’opera di Yourcenar, Adriano dirà:

“L’impero, l’ho governato in latino; in latino sarà inciso il mio epitaffio, sulle mura del mio mausoleo in riva al Tevere; ma in greco ho pensato, in greco ho vissuto.”

Costruì il Pantheon, dedicato a tutti gli dei romani tra cui incluse il suo amante, Antinoo.

Antinoo vanta a tutt’oggi il maggior numero di statue rinvenute di qualsiasi altro romano.

Adriano era omosessuale. O almeno bisessuale.

Era normale, come per tutti gli imperatori all’età della Pax Romana.

Persino Giulio Cesare, vissuto molto prima, era bisessuale.

La parola omosessuale era sconosciuta all’epoca.

Gli antichi non giudicavano l’orientamento sessuale e definizioni come omosessuale, bisessuale o eterosessuale erano del tutto prive di senso.

Fu nel basso impero, con l’arrivo del Cristianesimo (Costantino) che l’omosessualità venne oppressa e ritenuta innaturale.

Un’altra cosa che c’è da sapere su Adriano è che non era romano. Almeno, non d’origine.

Era nato in provincia, vicino all’attuale Siviglia, in Spagna.

A dire il vero c’era già un precedente.

Il primo degli imperatori romani non nati in Italia era proprio suo padre adottivo, Traiano.

Traiano infatti era nato in quella che oggi sarebbe l’attuale città di Gazipaşa, in Turchia.

Insomma, l’apice dell’Impero Romano, l’età d’oro proprio sotto due bisessuali e stranieri.

Ma probabilmente, a quei tempi, alla gente questo poco o nulla importava.

“Che cos’è l’insonnia se non la maniaca ostinazione della nostra mente a fabbricare pensieri, ragionamenti, sillogismi e definizioni tutte sue, il suo rifiuto di abdicare di fronte alla divina incoscienza degli occhi chiusi o alla saggia follia dei sogni?”

Simone Buffa

Tempo di lettura: 1’40”

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