Perché mentiamo?

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di Simone Buffa

Perché mentiamo?

Cosa si nasconde dietro ad una menzogna?

E soprattutto… come fare a smascherare una bugia?

Tutti mentono. Proprio così, senza troppi giri.

C’è chi lo fa per arrivare più rapidamente ad un risultato oppure per coprire una colpa.

O ancora per custodire qualcuno o qualcosa di indifendibile.

C’è chi mente sul curriculum, chi con il proprio partner o i propri amici.

Mentono di frequente i bambini, si capisce. Ma mentono in modo assai più stupefacente gli adulti.

In un nostro precedente articolo si era già parlato di fake news, ossia del compimento perfetto della bugia nella sua narrazione, elevata a rango di verità assoluta.
Specie in tempi di social network.

https://menslife.it/fake-news-alcune-considerazioni/

La menzogna come strumento politico, quindi. Ma vale la pena soffermarsi anche su quei tratti più squisitamente psicologici ed antropologici che si celano dietro la bugia.

Il bugiardo: un atto creativo

Quando si mente, in ogni caso, si finisce per improvvisarsi sceneggiatori di una trama in continua evoluzione, del cui personaggio centrale si è persino interpreti.

Improvvisatori, nient’altro che questo.

Attori di una narrazione alternativa ma maledettamente verosimile.

A ben vedere, l’atto creativo è esattamente in questo: si diventa maschere.

Si diventa personaggi di quella che definiremmo una commedia.

Il bugiardo: una commedia

Nel 1750 a Mantova fu portata per la prima volta in scena “Il Bugiardo”, commedia scritta da Carlo Goldoni.

Eccovi il video di una versione storica del 1968, per la regia di Carlo Lodovici. Imperdibile.
https://www.youtube.com/watch?v=dkA_Rq-dcN8

L’arte delle “Spiritose Invenzioni”.

È così che il protagonista Lelio, figlio di Pantalone, ama definire le proprie menzogne. Ma sarà proprio questo vortice di bugie, nel quale trascina dentro le due figlie del dottor Balanzoni, l’origine dei mali dello stesso Lelio.

Un vortice da cui non riuscire a venirne più a capo.

Goldoni vuole trasmetterci un messaggio sempre attuale: in un modo o nell’altro, le bugie sono un mezzo che si ritorce sempre contro gli stessi bugiardi.

Nella commedia compaiono anche Arlecchino, Brighella, Colombina.

Tutti personaggi della commedia dell’arte. Maschere, appunto. Maschere di una commedia.

L’uomo si trova spesso a scegliere tra una via onesta e dura ed una coscienziosamente scorretta ma apparentemente conveniente.

Ed alla fine la scelta della via meno onesta non si rivela davvero così vantaggiosa. Bugia dopo bugia si finisce col mentire persino a se stessi.

Bugiardo, bugiardo

Cosa accadrebbe però se tutti noi dicessimo sempre e soltanto la verità?

Niente bugie bianche, niente filtri, solo la verità.

Nel film Bugiardo Burgiardo del 1997, uno strepitoso Jim Carrey ce ne concede una gustosa idea:

https://www.youtube.com/watch?v=1IPoM5tBjVE

Dunque, un attimo.

Le bugie sono pericolose. Ma anche dire sempre la verità lo è.

Cosa fare? Regole di buonsenso, allora. Vivere civile. Sì, ma quali regole?

Perbenismo all’inglese, forse. Quello fatto di una calibrata scelta del detto e non detto.
Sottile. È questa la direzione?

Troppo complesso. E pure poco sano.

Ricominciamo dal principio.

Rispetto per gli altri. E qui ci siamo.

Poi… Dicotomia bene-male. Manicheismo. Quindi, ricerca del bene.
Ma certo.

Le 12 leggi del Karma:
https://www.greenme.it/vivere/mente-emozioni/karma-leggi/

“Strana cosa il karma!”

My name is Earl è una fortunata serie della Fox prodotta tra il 2005 e il 2009.

L’idea è semplice: fa’ del bene e riceverai del bene; fa’ del male e riceverai del male.
Rimediare si può, è questa la buona notizia.

Dunque, tocca fare del bene ora e cercare di andare in pareggio con tutto il marcio fatto finora.
Solo allora vivremo in vera armonia.

Lie to me

Nel 2007 lo psicologo statunitense Paul Ekman pubblica l’opera divulgativa “Giù la maschera. Come riconoscere le emozioni dall’espressione del viso”.

Un’opera innovativa basata sui propri studi antropologici nel campo delle espressioni facciali, condotti presso diverse popolazioni mondiali indigene.

Il risultato è sorprendente: indipendentemente dalle origini culturali, esistono delle espressioni facciali comuni a tutti gli esseri umani e sono sei:

  • Rabbia
  • Disgusto
  • Tristezza
  • Gioia
  • Paura
  • Sorpresa

Nel 2009 ancora la Fox ne intravede le potenzialità per un poliziesco investigativo e ne fa una serie con il grandissimo Tim Roth.
https://www.youtube.com/watch?v=tf8Iy_XfAIA

Devo dire che adoravo quella serie, Lie to me. L’ho trovata davvero illuminante, di grande ispirazione.

Tim Roth era il Dottor Lightman, capace di leggere la verità nelle micro espressioni facciali dei poveri ignari sospettati.

Micro espressioni dalla durata davvero impercettibile a molti, ma capaci di tradire grandi verità all’occhio allenato di Lightman e soci.

Successivamente, Paul Ekman distinse anche altre emozioni oltre a quelle base:

  • Divertimento
  • Disprezzo
  • Contentezza
  • Imbarazzo
  • Eccitazione
  • Colpa
  • Orgoglio dei propri successi
  • Sollievo
  • Soddisfazione
  • Piacere sensoriale
  • Vergogna
  • Pinocchio

Ma per tutti noi poveri mortali, non dotati delle stesse abilità del Dottor Lightman, dobbiamo ripiegare in escamotage sempre più accorti per scovare il Pinocchio di turno.

Vale allora la pena cercare di documentarci sempre un po’ di più. Non lasciarci guidare sempre dalla pancia, ma provare per una volta a saper ascoltare ed essere certi di aver capito davvero.

E poi una cosa: quella del Dottor Ekman è l’ennesima conferma che siamo davvero tutti biologicamente uguali. Qualora fosse necessario ribadirlo. Qualcosa su cui meditare.

Ecco, forse sta tutto in questo. Ma è una cosa da allenare.

E con un po’  di pratica si impara anche a riconoscere un ennesimo Pinocchio, sempre più scaltro e abile nel manipolare la realtà.
https://www.youtube.com/watch?v=Nd4hjamBulA

Simone Buffa

Tempo di lettura: 1’30”

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