di Gaetano Buompane
La notizia, ovviamente, è passata in sordina, anzi, diciamo proprio che non se n’è parlato da nessuna parte.
Mi sembra che qualcuno, in una certa occasione, abbia fatto un rapido commento sul valore scientifico della scoperta, ma era stata più che altro una fugace riflessione, uno di quei pensieri ad alta voce che poi quando uno ti domanda “Scusa, che hai detto?” tu gli rispondi “No, niente, stavo parlando tra me e me”.
Ma è chiaro, nel giorno dell’annuncio della presenza di un buco nero al centro della nostra galassia, della foto del denso anello di gas brillante che circonda una massa scura grande quattro milioni di volte quella del sole e distante 27000 anni luce dalla Terra in direzione della costellazione del Sagittario, in quello stesso giorno, dicevo, a nessuno sarebbe potuta interessare la notizia della scoperta di una specie di buco nero, un’ombra di appena qualche centimetro di diametro, all’interno del corpo di un uomo, un uomo qualsiasi, senza ne arte ne parte, posizionata dietro il cuore, incastrata tra i polmoni.
E sì che la notizia era stata diramata da alcune importanti agenzie di stampa prima dell’altra, ma per ironia della sorte con soli pochi secondi di anticipo.
E così era morta lì.
Se quest’ombra fosse stata quella di un uomo famoso, un attore, un cantante, o meglio, un influencer sarebbe potuto diventare un interessante argomento di conversazione all’interno di un talk show della mattina, magari trasformato in un pettegolezzo, un meme da condividere su Facebook.
Ma col buco nero di un perfetto sconosciuto è obiettivamente difficile costruirci una storia e far scatenare un po’ di rumore.
Certamente non adesso coi giornali, il web e i social networks intasati dalle foto dell’affascinante e ipnotico Sagittarius A.
Comunque. Cinque anni fa l’uomo aveva iniziato a sentire un peso al centro del petto, un affanno che si trasformava in dolore.
Il tutto durava alcuni minuti e si poteva presentare a qualsiasi ora del giorno senza un particolare preavviso.
Pensando ad un problema al cuore aveva fatto gli esami di routine, ma era risultato sano come un pesce. Eppure il disagio si ripresentava.
Per anni era diventato habitué delle sale di attesa delle cliniche specializzate finché un medico, un po’ più scrupoloso degli altri, seguendo una propria teoria, lo aveva sottoposto ad attente osservazioni e infilato nella TAC ogni qualvolta l’uomo presentava acuti dolori al petto.
Finalmente, analizzando uno degli ultimi risultati della tomografia computerizzata, aveva notato una pallida macchietta circolare tra i polmoni e il cuore.
“Pronto, ho un tumore! Dottore, quanto mi resta?”. E subito gli era cresciuto quel peso nel petto e quel dolore che per farlo passare doveva alzare le braccia e stirarle verso il cielo.
Il dottore gli aveva detto che quello non era un tumore, ma qualcosa di diverso e tutto eccitato si era precipitato ad informare la comunità scientifica.
Teoricamente tutti sapevano dell’esistenza del buco nero all’interno degli uomini, ma adesso finalmente esisteva una prova schiacciante.
La domanda ricorrente, infatti, era dove andassero a finire tutti i sentimenti repressi, dove soffocassimo le nostre preoccupazioni, tristezze, malumori, la nostra rabbia.
Tutto va a finire in quel buco nero che poi, quando diventa troppo grande si trasforma in dolore fisico.
Grande o piccolo che sia, tutti ne abbiamo uno incastrato al centro del petto e sapere dove andarlo a scovare è un po’ come svelare una parte dell’ignoto che è dentro di noi.
Per qualche giorno c’era stato un certo parlottare, un fermento, un’agitazione carica di speranze. Finalmente si poteva tornare a parlare degli uomini, dei loro sentimenti, delle loro preoccupazioni e porli nuovamente al centro dell’universo.
Finché il buco nero nello spazio ha accentrato su di sé tutte le attenzioni.
E così, mentre il mondo intero ha rivolto gli occhi verso le stelle, quell’uomo qualunque è tornato a guardare dentro se stesso.
Ma adesso che sa di avere quell’ombra incastrata tra il cuore e i polmoni, gli pare di aver iniziato a tormentarsi un po’ di meno.
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Foto da Pixabay





















