Perché non si riesce a parlare come si dovrebbe di consenso e di abusi?

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di Marco Silvaggi

Le vicende che coinvolgono consenso e abusi, sono molto complesse e continuano a dividere le persone.

Si cerca di “stabilire” se c’è effettivamente stato un abuso oppure se c’era consenso.

Si cerca la verità…

Da una parte è fondamentale tutelare la vittima e occuparsi dell’abusante, dall’altra occorre capire meglio cosa sia successo, cosa sta succedendo soprattutto ai nostri giovani.

Certamente se ne parla, in TV o su internet, ma come?

Oggi, una trasmissione televisiva che voglia sopravvivere alla legge degli ascolti, deve imporre turni di parola di 20-30 secondi.

Cosa si può dire in 30 secondi? Quale riflessione è possibile suscitare?

Cosa si può dire in un articolo che si legge in un minuto, massimo due?

Alla fine di questi approfondimenti, anche di quelli fatti con più attenzione alla qualità, si ha sempre l’impressione che non si sia colto veramente il punto e ognuno dei partecipanti resta del proprio parere… a cosa serve per chi ascolta?

Siti e trasmissioni di approfondimento sono importantissimi e preziosi, ma funzionano soprattutto quando si tratta di informare, di presentare fatti semplici, notizie.

Per affrontare i temi complessi, occorre investire tempo e impegno, la dura fatica del confronto e del ragionamento.

Tuttavia, i tempi e la comunicazione sono cambiati e indietro non si torna, questo è chiaro.

Cosa fare allora?

Per fortuna abbiamo ancora degli spazi in cui trovare tempo per affrontare i temi importanti.

Per gli adulti è più difficile, ma per i ragazzi, che hanno più bisogno di capire, esiste la scuola.

I docenti possono non avere la preparazione o la predisposizione caratteriale ad affrontare temi difficili come abuso e consenso, ma ci sono figure professionali specializzate in questo.

Per questa ragione è sempre più evidente che occorre inserire nelle materie scolastiche l’educazione sessuale e all’affettività.

Altrimenti le nuove generazioni continueranno ad imparare altrove, principalmente su internet.

La famiglia da sola non può coprire questi bisogni evolutivi e i docenti nella stragrande maggioranza dei casi non sono, giustamente, né preparati né predisposti.  Occorre dare ai giovani il tempo di riflettere, di capire, di confrontarsi.

Marco Silvaggi

Tempo di lettura: 1’10”

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