QUELLE FAKE NEWS CHE NON FANNO PIU’ SORRIDERE parte 2

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“La prima fake news di cui ho memoria, non era sul web, un blog o un social, ma su un giornale satirico di carta e inchiostro, del 1978……..”

Fake e Haters:

Intendiamoci la propaganda è sempre esistita e ha utilizzato la mistificazione e la disinformazione con letale regolarità.

“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte – diceva Joseph Goebbels, il ministro nazista della propaganda di Adolf Hitler – e diventerà una verità”.

Il problema è che un tempo non era facile raggiungere milioni di menti e di cuori.

La comunicazione globale:

Oggi invece con internet la comunicazione è veramente divenuta globale e le bugie che corrono in pochi secondi da una parte all’altra del mondo, gli allarmi che possono suscitare, i mutamenti di opinione possibili sono di dimensioni impressionanti.

E in questo nuovo contesto tecnologico-sociale, la sola parola fake, inizia a far paura.

Forse perché sul web, anonimo e talvolta maligno, è nata un’altra definizione che ai falsi della rete si associa spesso: quella degli haters, gli odiatori.

Se un hater crea una notizia falsa, un fake appunto, per colpire la reputazione altrui, la rete a volte fa sì che per la vittima di quella campagna di disinformazione e odio, non ci sia via di scampo.

Le conseguenze possono essere devastanti.

Di esempi anche tragici ne sono piene le cronache, anche se il fenomeno si è ormai esteso allo show business, all’economia e persino alla politica.

Persone, società, prodotti, praticamente non si salva più nessuno e il filtro esercitato un tempo dai media tradizionali rischia di non esistere più travolto dalla possibilità data a chiunque di potersi esprimere nella massima libertà, magari con foto e video, talvolta con la stessa capacità di diffusione di una grande testate.

L’invasione degli imbecilli:

Umberto Eco stigmatizzando l’esistenza di una specie di scemo del villaggio globale, ha scritto: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività.

Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel.

È l’invasione degli imbecilli”.

Imbecilli o no l’effetto è talvolta devastante.

Una volta le notizie le davano i giornalisti e quei cronisti erano le sentinelle della pubblica opinione.

Oggi predomina il web e in questo nuovo mondo dei media e dell’informazione la prima vittima dei fake è la verità, i caduti sul campo, i buoni giornalisti, i danni collaterali, la perdita di credibilità dei media tradizionali.

Su questo giocano gli odiatori, gli hater che spesso così scemi non sono. Anzi.

La voglia di un titolo eclatante, magari associato a foto che nella loro negatività scatenano curiosità morbosa, ma anche traffico e numeri, su questo fanno leva i falsari del web e gli odiatori.

E’ capitato a tutti di imbattersi in questi soggetti.

Dei cosiddetti webeti Crozza in tv ha fatto un calzante ritratto col suo Napalm51, un mentecatto chiuso in casa intento a postare commenti al veleno protetto dall’anonimato.

Uno al quale non daresti mai confidenza per strada e che pontifica su tutto senza sapere niente. Uno da bannare, come si dice nei social, senza esitazione.

Ma il problema è che c’è di peggio. Se gli hater si organizzano e si fanno movimento possono diventare un problema non solo sociale, ma addirittura politico.

Se iniziano a muovere soldi e potere possono diventare pericolosi. E già si parla di cyber guerra e propaganda, di pressione sulla politica interna di paesi anche potenti come gli Usa o la Germania.

I mezzi di guerra sono Facebook, Instagram, Twitter, Youtube, Pinterest e tutti i network sociali ormai diffusi a livello planetario capaci di smontare e rimontare l’immagine di chiunque e di qualsiasi cosa.

Come ci si difende da questi attacchi? …

……..continua

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 1’30”

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