Selfie ergo sum, ma attenzione all’oversharing

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di Alberto Aiuto

Aveva ragione Shakespeare. “Tutto il mondo è un palcoscenico, donne e uomini sono solo attori che entrano ed escono dalla scena. Ognuno nella sua vita interpreta molti ruoli”.

Oggi per sentirci approvati sui social (e forse nella vita) usiamo i selfie, una moda che a volte fa rischiare la vita per farsi una foto sull’orlo di un precipizio.

Chissà se, sulla base della teoria di Darwin secondo cui la funzione sviluppa l’organo, tra 500 anni non avremo tutti le braccia piú lunghe di un metro… per fare meglio i selfie.

Nel frattempo, c’è chi, progettando il prossimo presepe, ha previsto una fila di pastori con gli smartphone in mano per farsi un selfie con Gesù bambino.

Secondo alcuni psicologi, al giorno d’oggi l’autostima non basta più. Ha preso il suo posto la sua evoluzione: l’egocentrismo da non confondere con l’egoismo.

In parole povere l’esasperazione dei selfie sarebbe segno di egocentrismo.

Spesso scambiamo o usiamo arbitrariamente i termini egoismo, autostima ed egocentrismo, pensando che siano sinonimi.

Viceversa ci sono delle chiare differenze tra i diversi atteggiamenti.

L’egoismo (sano)

La parola ego (che deriva dal latino) significa io, termine che utilizziamo solo per identificare la nostra individualità.

Questa necessità ha origine tra i due e i sei anni, quando i bambini, alla ricerca di una propria identità, ripetono i loro esasperanti, quanto famosi “No”, tanto temuti dai genitori.

L’egoismo ha spesso una connotazione negativa, in quanto sembra in contrasto con le filosofie e le religioni che celebrano l’altruismo e l’amore del prossimo.

In realtà ed entro certi limiti, l’egoismo è non solo inevitabile, ma più che comprensibile: se gioco all’Enalotto, spero di essere io il vincitore piuttosto che un altro; se cerco un lavoro, mi augurerei di trovarlo a scapito di altri nella mia stessa condizione.

Ovviamente ciò vale per tutti: ognuno ha il diritto di perseguire il proprio bene. Un “sano” egoismo non avvelena l’esistenza, propria e altrui, anzi concorre alla vitalità di una società.

L’autostima

È la valutazione che l’individuo dà di se stesso, derivante dal rapporto tra il sé reale e il sé ideale. Il sé reale è la visione oggettiva di ciò che noi realmente siamo;

il sé ideale corrisponde a come l’individuo vorrebbe essere. Un divario troppo grande tra di loro induce presumibilmente una bassa autostima.

Stimarsi significa essere in grado di riconoscere di avere sia pregi sia difetti!

Tutto ciò enfatizza una maggiore autonomia e una maggiore fiducia nelle proprie capacità, una maggiore apertura al mondo che ci circonda.

L’egocentrismo

La parola EgoCentrismo significa “Io al Centro”. L’egocentrico ricerca attenzioni da parte di tutto il mondo che lo circonda, per soddisfare il suo bisogno.

Il rischio è l’oversharing (selfie compulsivo), fenomeno che nasce dal fatto che “viviamo in una società dell’apparire”.

Postare continuamente selfie indica che la ricerca dell’ammirazione altrui sta prendendo il sopravvento sull’autoconoscenza, spingendo amici e conoscenti a legarsi ad una persona virtuale, non reale. i fatto, molte persone affette da “selfite cronica”, quando ricevono commenti positivi, hanno un’autostima elevata, ma artificiale.

30La popolarità così acquisita è effimera e spesso controproducente: ci spingerà a credere che non è sufficiente essere se stessi ma che possiamo avere “successo” solo postando immagini non corrispondenti alla nostra vera realtà.

Take home message

Il confine tra l’ego e l’autostima è molto sottile. Non siamo meglio o peggio degli altri, siamo semplicemente diversi.

Comprendere la diversità è, senza dubbio, la base dell’autostima sana, che facilita un atteggiamento positivo verso se stessi e verso gli altri.

Aumentare l’autostima significa diventare soprattutto meno soli.

Nel grande mondo del volere, dell’ottenere e del mostrarsi, la vera libertà è la consapevolezza e l’attenzione agli altri. “Impara a piacere a te stesso. Quello che tu pensi di te stesso è molto più importante di quello che gli altri pensano di te” insegnava Seneca.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 2’20”

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