Nei libri di storia le guerre sono celebrate come eventi eroici.
Per la gente comune la guerra è invece solo un momento crudele, irrazionale che di epico ha ben poco.
Il fantaccino va in guerra malvolentieri, contro un nemico altrettanto inesperto, pauroso, umano.
Oggi, nel momento in cui la variante ucraina ha sostituito nei media l’argomento clou degli ultimi due anni, nonostante i fiumi di parole che sono state scritte nei secoli, la storia si ripete.
Nel 1956, le manifestazioni antisovietiche in Ungheria vennero represse utilizzando i carri armati russi (ancora ricordo gli accorati appelli radiofonici degli ungheresi di non abbandonarli).
Nel 1968 il segretario del partito comunista cecoslovacco Alexander Dubček tentò di riformare dall’interno il regime comunista attraverso il cosiddetto “Socialismo dal volto umano” e fu invasa dalle truppe del Patto di Varsavia (Unione Sovietica, Repubblica Democratica Tedesca, Repubblica Popolare di Polonia, Bulgaria e Ungheria).
Sembrava che la caduta del muro di Berlino nel 1989 avesse definitivamente messo fine alle storture del socialismo reale.
Ucraina. Stato indipendente o futuro stato “fantoccio”?
A distanza di 30 anni, Vladimir Putin, proclamando fedeltà ai valori del nazionalismo russo e alla cristianità ortodossa, ha deciso di ripristinare l’impero zarista.
Ha fatto proprio lo slogan di Donald Trump, trasformandolo in “Make Russia great again”.
Putin ha fatto un primo tentativo nel 2014 occupando e annettendo la Crimea senza nessuna reazione né ucraina né occidentale;
Ha continuato con le repubbliche “russofile” del Donbass e ora sta ripetendo la strategia invadendo un Paese democratico sovrano, a tradimento, senza alcuna giustificazione, dopo aver mentito a lungo sulle proprie intenzioni.
Di fatto Putin, che si è formato alla scuola del KGB, finora aveva usato la tecnica del bulletto di scuola “prendi di mira il più debole e non colpirlo tanto forte da provocare l’intervento dell’insegnante”.
Aveva capito che, per avere successo, una guerra di conquista deve avere un impatto limitato. Ma si sa, l’appetito vien mangiando.
La motivazione nobile è che in questo modo si ripristina l’integrità della sacra nazione russa, un’entità che ha resistito un migliaio d’anni ai tentativi di invaderla e smembrarla.
E oggi Nato, Usa ed EU cercano di distruggerla trasformando le ex repubbliche socialiste in stati “fantoccio”.
Può piacere o no, ma è evidente che un simile sogno nostalgico non può avere un futuro in un mondo sempre più globalizzato, che di fatto sta cancellando i confini nazionali.
Purtroppo il neo Zar non possiede una visione moderna del mondo.
La Russia sarà pure una grande potenza ma è un paese poco affidabile.
Basti pensare all’immenso progresso economico della Cina negli ultimi 20 anni e alla stagnazione economica della “vittoriosa” Russia nello stesso periodo.
Non basta “regalare” ricchezze e potere ad un numero ristretto di oligarchi e controllare i media per consolidare il dominio ed eccellere a livello mondiale.
Il suo problema reale è la mancanza di un’ideologia di riferimento.
Durante la guerra fredda l’URSS poteva contare sul fascino dell’ideologia comunista, a difesa della classe operaia mondiale.
Oggi gli operai sono sempre di meno, e la Russia ha poco da offrire al resto del mondo (Cuba, Vietnam o agli intellettuali occidentali, etc).
Ucraina. Adda passa’ a nuttata.
Il progetto insensato è stato messo a punto nelle segrete stanze, che vede la realtà attraverso finestre con i vetri appannati, mentre il dolore di chi fa o subisce la guerra è reale.
Così noi preferiamo pensare al soldato in agonia, al bimbo che trema di paura, alla donna brutalizzata, in poche parole osserviamo la sofferenza della gente comune, l’unica cosa veramente reale.
“Adda passà a nuttata” sosteneva Eduardo.
“L’anno appena entrato tra un anno passerà”, chiosava L. Dalla.
È questa la speranza/certezza di tutti noi.
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“c’é chi ha messo dei sacchi di sabbia davanti alla finestra”diceva sempre il grande Lucio. Premonizione ?