La festa che verrà

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di Gaetano Buompane

E poi è arrivato il giorno della Liberazione. Da qualsiasi punto di vista lo si guardi è innegabile che quel giorno abbia segnato un punto di svolta per il nostro Paese. Era il 1945 e la lotta contro il nazifascismo ebbe il suo epilogo con l’insurrezione generale proclamata il 25 aprile attraverso i microfoni di Radio Milano da Sandro Pertini, in quel momento esponente di spicco del Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia. Entro il 1o maggio fu liberato tutto il Nord e dopo la Resa di Caserta, atto formale che sancì la fine della Campagna d’Italia, gli eventi portarono alla nascita della Repubblica e alla stesura della Costituzione. Lo so, dopo più di un anno di atroci sofferenze, tutti quanti ci avevamo fatto un pensierino sulla possibilità che il 25 aprile potesse coincidere col tanto sospirato momento del “Libera tutti”. Una doppia occasione per festeggiare abbracciati e sentire ancora più forte quella inebriante sensazione di essere una Nazione unita e nuovamente libera. Invece, gli esperti allertano che il “rischio ragionato” del Governo con le riaperture programmate a partire da lunedì 26 molto probabilmente ci riporterà a dover chiudere tutto già all’inizio dell’estate. La curva dei contagi è alta e la vaccinazione va a rilento. Insomma, più che basata su dati scientifici sembra più che altro una scelta politica, un disperato tentativo di mediazione nel battibecco tra i cauti e gli insofferenti e di stemperare la crescente tensione sociale. Una liberazione, quella dal Covid, ancora lontana da raggiungere. Per usare una metafora abusata, ma che calza a pennello, siamo ancora in guerra contro un nemico invasore. Per arrivare il più rapidamente possibile ad una nuova proclamazione di libertà l’unico modo è di rimanere uniti in una lotta partigiana contro il virus, fatta di distanziamento sociale e marce forzate nella somministrazione del vaccino. A questo punto, diranno in molti, non vale nemmeno la pena festeggiare. Tanto più che il 25 cade di domenica e il ponte non ce lo possiamo incastrare. Al di là del significato storico, al di là della fede politica o degli ideali, al di là della gita fuori porta, ho sempre vissuto questa ricorrenza come un’occasione per commemorare chi ha deciso di sacrificare la propria vita per il bene comune, chi pensa che le azioni siano più importanti del proprio essere e che pone al primo posto l’Uomo e il suo sacrosanto diritto di essere libero. Io quindi festeggio e utilizzo questa giornata per tornare a ricordare e ringraziare i medici, i professionisti della salute e tutte le persone che stanno quotidianamente sulla linea di fronte nella lotta contro il nemico comune. Grazie e buona festa della Liberazione, che verrà.

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Foto di Andrea Toxiri da Pixabay

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