Campioni del Mondo

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di Gaetano Buonpane

Campionato di Terza Categoria. Una sfida importante, una specie di derby, ci si gioca il primato in classifica e le speranze di passare in Seconda Categoria.

Sono tutti incollati alle reti di recinzione del campo da calcio. Le tre file degli spalti coperti sono affollate. Praticamente c’è tutto il paese.

Non si è parlato d’altro per l’intera settimana, della grande sfida, della rivincita dopo la cocente sconfitta nello scorso campionato.

Ma quest’anno è diverso, la vittoria è già in tasca, la squadra gira bene, il mister ha fatto un ottimo lavoro e lo spogliatoio è unito. Si è arrivati a questo match dopo una serie positiva di dieci partite, sempre in gol, anche in trasferta.

E poi là in mezzo al campo c’è un fenomeno, un numero 10 che fa sognare, un ragazzino dai piedi d’oro, che quando tocca la palla sembra danzare e ricorda i grandi campioni.

Sta sulla bocca di tutti e tutti si azzardano a fare paragoni, coi brasiliani o gli argentini.

Altri, soprattutto le donne, le mamme e le nonne, dicono di lasciarlo stare, che è ancora un ragazzino, finirete per montargli la testa.

Il problema è che quando uno ha talento, quando ha qualcosa in più degli altri, tra i dilettanti della Terza Categoria si nota subito. Si vede come si muove, come va incontro al pallone, la rapidità con cui serve i compagni cercando sempre la profondità.

Quando prende la palla lui, sugli spalti, si trattiene il respiro. Ogni volta si aspetta la giocata geniale e quando arriva è un urlo di liberazione, di ammirazione.

Il paese ha finalmente il suo eroe della domenica, come si fa a trattenere l’euforia, a non tenerlo su un piedistallo, anche se è solo un ragazzino, anche se è solo calcio.

Di questi tempi, se ci togliete anche queste gioie, che cosa ci rimane?

Fateci sognare, lasciate che il ragazzino, dando pedate al pallone, ci faccia diventare campioni, seppur tra i dilettanti.

Per la miseria! Fateci sentire che contiamo qualcosa anche noi, poveri cristi che al triplice fischio dell’arbitro, ce ne torniamo a casa ognuno col proprio fardello di problemi.

Che poi, se il ragazzo è bravo davvero, fanno presto a portarselo via e da queste parti, ditemi voi, quando ci ricapita più uno così, che è capace di vincere le partite da solo.

Uno così la Serie A se la sogna tutte le notti, per giocare in Nazionale farebbe carte false.

Uno così si vede lontano un miglio che le righe di questo campetto di provincia gli vanno strette.

Ma attenzione! Guardate, eccolo che prende il pallone a centrocampo e con una finta e poi un’accelerazione è già al limite dell’area. Si decentra, chiede l’uno-due con un compagno e poi, senza pensarci troppo su, pennella al set un tiro calibrato, teso, come quello di pinturicchio al Borussia Dortumund nel ‘95.

Un boato che nemmeno all’Olimpico quando faceva gol il Capitano. Siamo tutti in piedi a  festeggiare il ragazzino che ci sta facendo sentire tutti quanti come fossimo in finale ai Mondiali.

Che ci importa del Qatar, che ci importa di Ronaldo. Oggi i campioni del mondo siamo noi e quel ragazzino numero 10 è il nostro eroe.

Gaetano Buonpane

Tempo di lettura: 1’30”

Foto da Pexels

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