CARLO CRACCO

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Da tutti è conosciuto come un dei tre giudici di Masterchef, tra tutti forse il più chiaccherato e sicuramente il più apprezzato dal pubblico femminile.

Oggi parliamo di Carlo Cracco, lo chef freddo e di imperscrutabile che si è dedicato così tanto alla televisione tanto da perdere la stella Michelin.

Alcuni ne sono affascinati, altri lo odiano,

fatto sta che Carlo Cracco è diventato uno dei volti più riconoscibili della televisione.

Insomma, le voci parlano di Carlo Cracco come un cuoco arrivato al termine della sua carriera e con poca verve creativa che ha deciso di iniziare a guadagnare vendendo la sua immagine ai media andando anche contro i suoi più profondi ideali.

Le chiacchiere però non sono la verità e come al solito la prospettiva con cui si guarda la realtà non è detto che sia quella corretta.

Infatti, se decidessimo di vedere tutto da un altro punto di vista, potremmo scoprire che grazie proprio all’approdo di Cracco in televisione l’Italia ha riscoperto un dimenticato orgoglio per il proprio patrimonio gastronomico, una pletora di meravigliosi prodotti che vengono coltivati da nord a sud dello stivale ed ha ricominciato ad investire nel settore alimentare e nella ristorazione di qualità.

Da questa prospettiva, Masterchef potrebbe essere visto come quella scintilla che ha riacceso l’orgoglio degli italiani verso la loro cultura alimentare, e Carlo Cracco come il principale protagonista di questa rivoluzione.

Ma anche questa sarebbe solo una prospettiva da cui vedere le cose.

A parlare, per quanto mi riguarda, sono sempre i fatti ed i fatti dicono che di recente ho avuto l’enorme piacere di pranzare da Carlo Cracco nel suo nuovo ristorante in Galleria a Milano ed è stato un pranzo ineccepibile.

La sala è una delle più eleganti e curate in cui io sia mai stato e si inserisce perfettamente nel meraviglioso contesto della Galleria Vittorio Emanuele II.

Tutti i ragazzi, sia in sala che in cucina, sono estremamente preparati ed appassionati del lavoro che fanno.

E poi la cucina.

Ricercatezza negli accostamenti, equilibrio nei sapori, attenzione per i dettagli e soprattutto tantissima personalità nell’elaborazione dei piatti.

Niente minestre riscaldate o super classici (eccezion fatta per la mitica insalata russa, che sarebbe un reato togliere dal menù), i piatti sono moderni, innovativi e sorprendenti.

Insomma, amatelo od odiatelo.

Nel frattempo, lui continua a fare quello che gli viene bene: cucinare.

E se lo fa in televisione o nel suo ristorante a me più di tanto non interessa.

p.s. Diffidate da chi critica senza aver provato.

Gianluca Bitelli

Tempo di lettura: 1’30”

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