C’era una volta il Covid 

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di Alberto Aiuto

Parafrasando Antonello Venditti potremmo cantare “Certi virus non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”.

Infatti, siamo a metà ottobre.

Aumentano i casi di Covid-19 e in parallelo sbucano i primi episodi influenzali.

Cosa dobbiamo aspettarci per i mesi a venire?

È come quando guardiamo un film horror: vediamo la porta che si apre da sola e sentiamo strani rumori… spunta solo il gatto o sta entrando l’assassino?

Da quando è iniziata la pandemia, il virus SARS-CoV-2 ha cambiato radicalmente la nostra vita.

Oggi, nel 2025, non siamo più in emergenza come prima, ma il COVID non è sparito. È diventato una malattia con cui convivere, con alti e bassi, con regole e precauzioni che si adattano man mano che cambia la situazione.

Origine e diffusione del Covid-19.

La malattia COVID-19 (Coronavirus Disease 2019) è causata dal virus SARS-CoV-2, un coronavirus emergente che è comparso alla fine del 2019 nella città di Wuhan, dove un gruppo di pazienti con polmonite “di causa sconosciuta” furono segnalati e associati a un mercato “umido” locale che vendeva animali selvatici.

Secondo le ricostruzioni scientifiche, c’è stato un salto di specie: il virus sarebbe passato agli esseri umani attraverso una trasmissione da animali a persone, anche se l’esatto percorso non è stato definitivamente accertato.

All’inizio del 2020 il virus iniziò rapidamente a diffondersi oltre i confini cinesi, raggiungendo altri paesi in Asia, Europa, e Nord America, diventando una pandemia globale, certificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’11 marzo 2020.

Molte nazioni adottarono misure drastiche: lockdown generalizzati, restrizioni di viaggio, chiusura di scuole e attività commerciali, obbligo di mascherine, quarantene e distanziamento sociale.

Le prime strategie erano basate in larga parte sull’isolamento dei casi, il tracciamento dei contatti e la riduzione dei contatti sociali per “appiattire la curva” e non saturare gli ospedali.

Nel corso della pandemia sono stati sviluppati farmaci antivirali, anticorpi monoclonali e altre terapie (ad esempio Paxlovid, Remdesivir, molnupiravir) per ridurre la gravità dell’infezione in casi ad alto rischio. Parallelamente, si lanciò una corsa mondiale per sviluppare vaccini e terapie contro il virus.

Nel corso del 2021 iniziarono le campagne vaccinali su vasta scala in molti paesi.

Furono approvati e somministrati vaccini basati su mRNA (Pfizer-BioNTech, Moderna) e altri (AstraZeneca, Johnson & Johnson, vaccini a vettore virale, vaccini inattivati).

A partire dalla fine del 2021 e nel 2022, la variante Omicron divenne dominante in molti paesi grazie alla sua elevata trasmissibilità e (in alcuni casi) maggiore evasione immunitaria.

Le campagne per fare dosi aggiuntive divennero comuni per contrastare l’attenuazione della protezione vaccinale nel tempo e l’arrivo di varianti.

Col diminuire dei casi gravi, molti paesi iniziarono a modificare le loro politiche: progressiva rimozione dei lockdown, riduzione delle restrizioni, passaggio da strategie “zero COVID” a strategie di convivenza con il virus.

Nel maggio 2023, l’OMS dichiarò la fine dello stato di emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale per il COVID-19.

È comunque proseguita la sorveglianza per monitorare varianti e protezioni vaccinali e molti paesi hanno trattato il COVID-19 come una malattia respiratoria con stagionalità, simile a influenza o virus sinciziale (RSV).

Nel 2024-2025 anche se lo stato di emergenza formale è terminato, il virus continua a circolare, e alcune regioni segnalano una risalita dell’attività virale.

Secondo l’OMS, al 11 maggio 2025, il tasso di positività ai test SARS-CoV-2 a livello globale era circa l’11 %, in aumento rispetto ai mesi precedenti.

Covid-19, cosa sta accadendo?

La curva dei contagi da Covid-19 torna a muoversi, seppur in modo lieve, e lo fa sull’onda di un nuovo protagonista: la variante XFG, ribattezzata Stratus, ormai dominante in Italia e in buona parte del mondo, frutto della ricombinazione di altre mutazioni, arrivata dagli Usa – grazie ai viaggi e all’aria condizionata.

L’OMS l’ha classificata come “Variant under Monitoring”, indicando un rischio di salute pubblica basso rispetto alle varianti Omicron: non ci sono evidenze di maggiore severità della malattia rispetto alle linee Omicron già circolanti;

l’aumento dei casi non è a un “ritorno” intrinseco di virulenza in senso classico, ma è attribuibile soprattutto alle mutazioni della proteina Spike e al calo dell’immunità nella popolazione.

Insomma le nuove varianti possono ancora essere pericolose solo per i pazienti fragili o a rischio. Per loro abbassare la guardia può essere molto pericoloso.

Tanto più che Stratus è responsabile di oltre la metà dei casi sequenziati nell’estate 2025.

La trasmissione avviene soprattutto attraverso goccioline respiratorie (droplet) emesse da persone infette (quando parlano, tossiscono, starnutiscono), ma può avvenire anche tramite aerosol (in ambienti chiusi con scarsa ventilazione).

Il contatto con superfici contaminate e il successivo toccarsi naso, bocca o occhi è un’altra via possibile, seppure meno rilevante.

Sotto il profilo clinico è quello di una sindrome respiratoria acuta lieve a carico delle alte vie respiratorie. Dunque i sintomi sono quelli noti come febbre, mancanza di sapori e odori, tosse secca, irritazione e mal di gola, a cui se ne aggiunge uno ricorrente ma non esclusivo, la raucedine o perdita temporanea di voce.

Nulla che indichi una forma più grave della malattia, almeno nelle persone giovani e sane. Il vero nodo riguarda chi convive con condizioni croniche o rare.

Secondo le linee guida internazionali, i rischi aumentano in presenza di diabete, obesità e insufficienza renale o patologie che interessano cuore, polmoni o muscoli respiratori, oltre a quelle che richiedono terapie che abbassano le difese immunitarie (trapianti, terapie oncologiche o immunosoppressive, che aumentano la vulnerabilità.

Come sopravvivere a un inverno col COVID
  1. Vaccinati (di nuovo) – perché saltare questo passo è come uscire solo con la giacca se piove, o dimenticare l’ombrello perchè sembra tornato il sereno. I nuovi vaccini sono aggiornati per la nuova variante Sars-CoV-2 LP.8.1 ed è possibile la co-somministrazione” con altri vaccini. Il richiamo annuale è previsto per chi è a rischio: over 60, persone fragili, ospiti di strutture di lunga degenza, persone con malattie croniche e operatori sanitari.
  2. Mascherine & affini – sono utili (non sono una moda).

Covid Le mascherine fanno ancora la differenza in ambienti chiusi, specialmente se affollati o con ventilazione scarsa. Sono preferibili le FFP2 dotate di buona capacità filtrante.

Usarle correttamente: coprire naso e bocca, evitare che siano penzoloni sotto il mento, cambiarle quando diventano umide.

Nei luoghi a rischio (ospedali, cliniche, mezzi pubblici affollati, eventi indoor), tenerla a portata di mano ci salva da qualche tampone in più e da qualche “rimprovero sanitario”.

  1. Aria fresca, finestre aperte e ventilazione – sì, anche quando fa freddo

La ventilazione è una delle misure più sottovalutate ma efficaci. Far circolare aria riduce la concentrazione di virus nell’aria, specialmente in stanze piccole.

Se puoi, apri le finestre anche ogni tanto, fai entrare un po’ d’aria fredda – meglio che respirare l’aria “post-frittata” in ambienti chiusi per ore.

Se hai un ambiente con sistema di ventilazione meccanica, usalo o fai controllare che funzioni bene.

  1. Igiene e piccole buone abitudini (noiose ma utili, dunque facciamole)

Lavarsi bene le mani, non toccarsi viso, naso, bocca senza averle lavate (bene). Può sembrare da bambini, ma aiuta.

Se hai sintomi respiratori (tosse, raffreddore, gola irritata…), resta a casa se puoi, fai un test o almeno evita di dare un saluto al virus a chi è fragile.

Tieni “a portata” un kit: mascherina buona, disinfettante mani, qualche fazzoletto, un termometro. Non è da paranoici: è da pratici.

  1. Long COVID: quando si ospita il virus a lungo

Alcune persone restano con sintomi anche dopo aver “superato” la fase acuta: stanchezza, fiato corto, difficoltà di concentrazione, dolori inspiegati.

Se noti che qualcosa dura parecchio, non ignorarla: parlane con il medico, chiedi possibilità di supporto fisioterapico, psicologico, nutrizionale.

Non fare il “supereroe” che sopporta tutto per non dare fastidio (alla riunione, ai parenti, al lavoro). È possibile che rimettersi richieda più tempo di quanto pensi, e va bene così.

  1. Pianifica il “piano B”

Se ti aspetti che l’inverno porti ondate, pensaci prima: casa ben predisposta (tutto ciò che serve a portata di mano, medicine, coperte, qualcosa per svago che non richiede uscire spesso).

Valuta di lavorare/fare smart working dove possibile, specie se sei nella categoria a rischio o vivi con persone fragili.

Prevedi rapporti ridotti, spostamenti moderati, evitare eventi troppo affollati se la situazione peggiora.

  1. Mantieni un po’ di sana paranoia

Informati da fonti affidabili: Ministero della Salute, ISS, OMS, non solo social/apparenze/vicino di casa.

Segui i bollettini locali, le indicazioni che cambiano: può accadere che una zona decida di reintrodurre misure se i casi risalgono. Essere pronti evita smarrimenti dell’ultimo minuto.

Non essere quello che appena sente “nuova variante” si dispera. Ma nemmeno quello che la ignora come se fosse gossip da divano.

Conclusioni

Il COVID-19 ha segnato profondamente il mondo in cui lavoriamo, apprendiamo, curiamo e viviamo le relazioni sociali. Anche se la fase di emergenza globale è terminata, il virus continua a circolare e rappresenta una sfida persistente, soprattutto per le popolazioni più fragili.

La pandemia ha lasciato segni che restano: nella salute mentale delle persone, nei ritardi per certe cure non urgenti, nelle disuguaglianze sociali, economiche, territoriali. È importante che quello che abbiamo imparato non vada perso: preparazione, sistemi robusti, capacità di risposta rapida, solidarietà.

Se dovessimo tirare una riga, direi che l’Italia ha fatto molta strada. Nei momenti peggiori: ospedali saturi, molti morti, grande paura. Oggi: grazie ai vaccini, alle cure migliori, all’immunità diffusa, la situazione è più gestibile. Però non siamo al punto da “dormire sugli allori”.

Il quadro che emerge è chiaro. Stratus non rappresenta un “salto” nella gravità della malattia, ma ci ricorda che il virus continua a circolare e ad adattarsi. Per la maggior parte della popolazione, soprattutto quella sana e giovane, la malattia resta lieve. Per chi è fragile, invece, il Covid continua a essere una sfida concreta.

La differenza la fanno prevenzione, protezione vaccinale e accesso tempestivo alle cure. In altre parole: convivere con il virus non significa ignorarlo, ma gestirlo con consapevolezza. L’uomo prudente conosce il pericolo e si comporta di conseguenza, con le dovute precauzioni.

Alberto Aiuto

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