Come combattere ansia e paura in questi difficili giorni

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Combattere l’ansia e i vampiri della paura in tempi di coronavirus

di Claudio Razeto

 

“L’ottimista vede opportunità in ogni pericolo, il pessimista vede pericolo in ogni opportunità” Sir Winston Churchill premier britannico durante la Seconda guerra mondiale

 

Un consiglio per queste giornate complicate? Guardate, se avete tempo, dei film.

Possibilmente quelli che chiamano film motivazionali

Sono film che risvegliano e alimentano pensieri positivi e felici.

Oppure scatenano sentimenti di riscatto e di resilienza

 

Opere che possono alimentare la nostra forza interiore e darci coraggio. 

L’ottimismo di “Forrest Gump”o di “Billy Elliot”, la lotta eroica di “Braveheart” o de “Il Gladiatore”, la resilienza della protagonista di “Gravity” e di“The Martians”.

La potenza onirica di “I sogni di Walter Mitty” e di “Vita Pi”

Il romanticismo di “Love actually”e l’amore paterno di “La ricerca della felicità”.

 

L’ultimo film che ho visto al cinema, carico di questa energia è stato “Jo Jo rabbit”, il dramma del nazismo e della guerra visto attraverso gli occhi di un irresistibile ragazzino che vive la tragedia hitleriana e quella della sua vita, con gli occhi fantastici dei 10 anni e la capacità di modificare realtà orribili attraverso la fantasia. 

Se avete perso anche una sola di queste pellicole, ve le consiglio caldamente.

Specie se siete “bloccati” a casa.

In queste giornate, rese così incerte dagli eventi, tutto serve a tirare su il morale. 

Anche un bel film in DVD o su un canale on demand. 

Lo stesso vale per la musica. Anche se qui ognuno ha il suo genere. Dalle colonne sonore dei film a pezzi “epocali”.

 

Come combattere ansia e paura: La musica, il cinema, i libri, l’arte, sono tutti “strumenti motivazionali”, potenti.

 

Se come diceva Edoardo De Filippo, “ha da passà ‘a nuttata” (Napoli millionaria), bisogna farsene una ragione e far passare questa brutta fase della nostra storia.

Indugiare con il telecomando della tv sui canali di informazione, magari facendo zapping da uno all’altro, alla ricerca di brutte notizie, non serve. 

Anzi è deleterio. 

Per la vostra salute mentale e anche per quella fisica.

Ve lo dice uno che non sta proprio al 100 per cento e che sta usando la mente per reagire un po’ a tutto.

Non solo al coronavirus, che sta facendo i suoi danni, ma non è l’unica jattura in cui ci si può imbattere. 

Tutti dovrebbero tenere a mente, lo faccio anche io, che c’è sempre chi sta peggio. 

Questo tam tam mediatico in cui si sono tuffati anche tanti operatori “mediatici” meno adatti a gestire l’informazione – per la loro natura di contenitori onnivori televisivi – non ci fa bene. 

Non fa bene al Paese, non fa bene ai mercati, non fa bene al mondo.

 

Tra minimizzare e ignorare – cosa che stanno facendo alcune nazioni che in tempi simili non si astengono dal fare e proseguire guerre – e enfatizzare e divulgare esageratamente, c’è una giusta via di mezzo. 

 

I mezzi di informazione stanno adempiendo ad un ruolo fondamentale. 

 

Ma stanno gestendo una situazione inedita e complessa in cui ogni sbavatura può fare grossi danni.

Il costo per interviste, “ospitate” in studio, talk show è sicuramente inferiore a quello che andrebbe affrontato per produrre programmi veri magari dedicati a temi alternativi a quello che sta dominando gioco-forza, la scena mediatica.

 

Porta a porta, Rai, servizio pubblico, con Bruno Vespa, l’altra sera c’era “chiunque” (dalla Balivo a Milly Carlucci, da Mara Venier a Antonella Clerici, da Flavio Insinna, Carlo Conti, Eleonora Daniele & co.) a discutere di emergenza Covid-19, virus, contagio, epidemie. 

 

Lo hanno chiamato gioco di squadra per “dare unità e vicinanza” al pubblico. 

 

Dalla D’Urso, Canale5, tv commerciale, si “zompetta” dalle cronache dalla zona rossa alle liti della casa del Grande Fratello tra Antonella Elia e Valeria Marini. 

 

Mentre il Governo Conte chiude le scuole e consiglia di “usare toni bassi”, si alimentano per via catodica ansia, stress, fobie, paure, preoccupazioni e anche panico. Tanto che, a volte, sembrano più agitati gli inviati nelle cosiddette “zone rosse” di chi ci abita chiuso in quarantena da giorni.

 

Tutti “intrattenimenti” sul tema proposti, a volte, poco prima di andare a dormire per rendere il sonno dei più impressionabili, un po’ più agitato. 

 

Come combattere ansia e paura: Il cocktail molotov dei media con il “fai da te” informativo, può essere nefasto.

 

Un bel mix di programmi tv, bufale via web, notizie “della vicina di casa tanto informata perché ha un cognato che lavora alla Nasa”, stroncherebbe chiunque. 

Anche un vichingo carico di anfetamine.

 

Il Coronavirius 

 

Una cosa del genere non l’avevamo mai vissuta. Intendo generazionalmente.

 

Sì c’era stata la SARS, la mucca pazza, Ebola. Ma mai niente del genere.

 

Appena 80 anni fa la Seconda guerra mondiale (1939-1945)

 

Di analogo c’è stato solo il terribile “tempo di guerra”, di cui ci parlano genitori e nonni, che ancora se li ricordano perché li hanno vissuti. 

 

O che vediamo raccontati in tv nei documentari di Discovery e History Channell.

 

Tempi in cui la gente moriva a milioni e in modi che oggi, solo alcuni veramente sfortunati abitanti del pianeta stanno provando, in Siria e in altre aree dell’Africa. Sono tempi difficili. Ma è inevitabile. 

 
Come combattere ansia e paura: Fa parte della storia alternare crisi a grandi riprese.

 

Per noi italiani, in piena emergenza, mai come oggi c’è bisogno di serenità. 

 

Se, come diceva Eduardo de Filippo in Napoli milionaria, “Ha da passà ‘a nuttata” dovremmo trovare il mondo migliore per farla passare sta nuttata.

 

Dobbiamo stare a casa? Non uscire troppo? 

 

Evitare assembramenti. Salutarci a distanza senza abbracci o strette di mano. 

 

Non starnutirci e tossirci addosso (ma questo dovevamo farlo anche da prima)

 

Modificare la nostra vita, almeno per un po’. 

 

Chiusi o quasi i cinema, le aule universitarie, le scuole.

 

Evitare il contagio.

 

La routine fatta di sveglia al mattino, caffè al volo, file di traffico in auto, ufficio, colleghi, riunioni, e poi per chi poteva, palestra, casa, cena da soli (per in single), in famiglia per chi ce l’ha. 

 

Questa serie di eventi che caratterizzavano la nostra vita di tutti i giorni, per tante persone è in parte cambiata. 

 

Dal telelavoro, lo smartworking, alle ferie da recuperare, a casa.

 

Altri continuano una vita simile a quella di sempre, ma comunque non uguale a quella di prima.

 

Per i ragazzi e le ragazze, i bambini, un periodo di “vacanza forzata” totalmente fuori programma. Le città sono sicuramente più vuote.

Gli aeroporti e le stazioni praticamente deserti. Molti negozi, ma per fortuna non tutti, chiusi. 

Qualcuno per la crisi e non per il coronavirus. 

 

Una cosa ci unisce tutti però. Abbiamo più tempo. 

 

Per noi, per i nostri figli, per la famiglia.

Nella drammaticità dell’emergenza, che non va minimizzata, abbiamo una grande opportunità.

E’ un po’ come se il mondo, il nostro mondo, maltrattato e offeso da tanti attacchi ci stesse dicendo: “Ora vi blocco un po’! Vediamo che fate”. 

 

Tutti bravi a fare di tutto, a fare soldi chi ci riesce, ad agitarsi, a provare qualsiasi esperienza anche la più estrema.

 

Dal paracadutismo alla scalata dell’Everest.

 

L’onnipotente Homo sapiens, con le sue contaminazioni genetiche fatte di bestialità e grandezza, mentre studiava il modo per andare su Marte e conquistare il cosmo, è andato in tilt per una specie di raffreddore.

Un virus, un mostriciattolo invisibile, che paralizza tutto e tutti.

 

E allora l’opportunità dov’è? 

 

Ieri durante una passeggiata ho visto tre ragazzini che giocavano. 

Pallone sotto braccio, un cancello a fare da porta e loro a giocare tranquilli. Bellissimi nella loro estraneità a questa psicosi collettiva. Nella loro “candida” forza.

Mi hanno ricordato il ragazzino di “Jo Jo Rabbit”, o “Forrest Gump” che con la lo loro ingenua ma potente voglia di vivere, la forza di una mente “pura”, attraversavano eventi epocali e terribili.

 

Il segreto per reagire? Nel nostro cervello. 

 

La mente è la vera arma. La fantasia. La scoperta o la riscoperta di quello che ci fa ridere, amare, godere di questo mondo che resta bellissimo con tutti i suoi guai.

 

La nostra vita è QUI ORA. Viviamo il presente e viviamolo bene.

 

Come spiega la mindfulness.

 

 

http://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/beauty_fitness/2018/11/10/mindfulness-cosa-non-e-e-cosa-e-la-pratica-di-cui-tutti-parlano_f91ea704-6812-4b27-ba39-511ad4edf3c6.html

 

 

Si può anche pregare. La FEDE è una grande forza. Lo ammette anche la scienza.

 

http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/salute_65plus/medicina/2018/01/09/religione-aiuta-a-vivere-piu-a-lungola-scienza-lo-conferma_cb5a7fac-9d06-488a-ae39-96f255fb159f.html

 

Si può pregare anche se si è atei. 

Appellarci e far ricorso alle forze della terra e le energie dell’universo che anche gli scienziati più laici hanno riconosciuto. 

Non nel senso puramente rituale del termine. 

Anche solo come momento di raccoglimento per illuminare meglio gli angoli della vita, nostra e collettiva, che abbiamo relegato in un angolo buio.

Dimenticandocene per inseguire cose inutili e spesso dannose.

L’essere umano consumatore e consumista, che compra e che vende, è in crisi?

 

Si prenda una pausa. C’è un momento per ogni cosa. 

 

Questa grande paura passerà in fretta, anche a costo di ripartire vivendo col rischio del contagio, laddove non si riuscisse – cosa poco probabile – a trovare una soluzione scientifica e un vaccino. 

 

E’ inevitabile. Quindi prima ce ne facciamo una ragione e meglio è. 

 

Se generazioni prima di noi sono andate avanti “sotto le bombe”, noi possiamo farlo anche col virus. 

Quando i casi si saranno uniformemente sparsi per il pianeta, cosa che sta avvenendo alla faccia di chiusure di confini e divieti, tutto il mondo dovrà uniformarsi. Anche negli USA dove un tampone per fare il test costa oltre 3mila dollari e si è negato fino ad oggi la diffusione del virus.

Salvo correre ai ripari quando i casi hanno cominciato a dilagare.

 

Quella che va salvaguardata, oltre alla salute fisica, è la nostra salute mentale che a volte conta anche di più perché senza quella non si va da nessuna parte. 

Una salute che il panico può sicuramente danneggiare, bloccandoci.

Impedendoci di reagire.

 

Meglio allora curarla e alimentarla con cose belle come: 

–      progetti

–      piani per il futuro

–      cose da fare

–      sogni da realizzare nostri o di altri

 

Attività che ci fanno stare bene e comportamenti che ci rilassano dai più semplici ai più complessi, dal giardinaggio alla scrittura, dal gioco con i figli al nostro cane o gatto, dalle persone che ci sono vicine e alle quali vogliamo bene, fino al lavoro che amiamo. 

 

Il mondo, con tutte le violenze che gli abbiamo imposto, non si è fermato, il Cielo (come diceva il capo villaggio di Asterix citando il dio gallico Toutatis) non ci è ancora caduto sulla testa. 

 

Gli eroi dei nostri film e dei libri più capaci di ispirarci, ce l’hanno fatta alla fine e se non sono sopravvissuti hanno mostrato la loro grandezza dando una grande senso alle proprie esistenze, come Il Gladiatore nell’arena.

 

Allontaniamoci dalle negatività e dai propagatori di timor panico. 

 

Da quelli che ti ammorbano con brutte notizie raccattate qua e là, magari anche fasulle. 

Via da questo senso di insicurezza, anche quello instillato dalla politica che a volte sa solo creare confusione o alimentare divisioni in questo momento più che mai nefaste. Da chi dice di volerci guidare e poi va in tv a dire: “ho paura” o di “temere di non farcela”.

Chi ha tanta paura dovrebbe starsene a casa a farsela passare. 

Non abbiamo un parterre di eroi, Ma chissà, forse tra tante voci “stonate” i personaggi migliori, come spesso accade nelle crisi, verranno fuori.

E qualcuno (vedi il caso dell’ultima ora di Zingaretti, segretario del PD e presidente della Regione Lazio e del governatore della Lombardia) in politica, combattendo personalmente la malattia, è chiamato già a dare un grande esempio agli italiani.

 

https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2020/03/07/coronavirus-medici-non-positivi-possono-rientrare_b6363d1c-6dd1-4270-8a66-6ed6c6542536.html

 

 

Winston Churchill, che ho citato, lo fece nel 1940, in una situazione terribile, anche lui sotto le bombe tedesche, reduce dalla grande sconfitta della Gran Bretagna in Francia, isolato, superò la crisi e vinse la guerra. 

Londra era in fiamme ma lui e il suo popolo andarono avanti resistendo al nemico, al nazismo di Hitler che dilagava in Europa.

Nessuno, all’epoca in Inghilterra, nonostante tutte le probabilità a sfavore, si sognava si scrivere sulle prime pagine dei giornali, “Ho paura!”.

 

Come combattere ansia e paura: NEVER SURRENDER, mai arrendersi, come dovremmo fare oggi tutti noi. 

 

Se la crisi sanitaria porterà quella economica – che in Italia c’era già – ci rimboccheremo le maniche e rimedieremo. 

I turisti torneranno nel più bel paese del mondo, l’Italia.

 

Il nostro “italian food” tornerà in auge perché è il più buono del mondo.

 

L’Italia sopravviverà e magari imparerà qualcosa da questo brutto momento.

 

Come è accaduto in passato.

 

Stacchiamo la spina a questo “trip” mediatico assurdo, annullandone la morbosità paranoica e negativa. 

Se i realizzatori di quei programmi tv, che di questo si stanno alimentando come vampiri succhiatori di energie, riceveranno il messaggio migliorandosi e proponendoci qualcosa di più utile di un continuo e costante alert nevrotico.

Forse una o più reti, seguendo un consiglio di puro buon senso, questi film motivazionali ce li proporranno.

Oppure i personaggi più adatti ci faranno ridere un po’ che aiuta sempre.

 

Noi cosa possiamo fare? Stacchiamo tutto per un po’ !

 

Anche i telefonini, se ci danno ansia con il beep beep dei messaggi in arrivo o le telefonate dei call center che imperterriti continuano a bombardarci alla faccia di qualsiasi emergenza.

Eliminiamo le paure e andiamo avanti.

La cosa peggiore che ci può capitare? Morire? 

Si muore una volta sola e quello che c’è dopo non lo sa nessuno.

A che serve angosciarci prima?

Il resto va affrontato. Con lucidità e coraggio. 

Molti sui media e dalla politica invocano l’aiuto dell’Europa come unica istituzione “salvifica” che può tirarci fuori dai guai. Non è proprio così.

 

In realtà è l’Italia che può dare qualcosa all’Europa. 

 

Per prima cosa un grande esempio.

La riprova che anche una cosa così difficile si può superare e che noi italiani, come abbiamo dimostrato in passato, siamo bravissimi nei momenti più duri. 

Siamo un piccolo paese alla fine, solo 60 milioni di abitanti. In crisi da tempo.

Anche a causa di una politica mai lungimirante e priva di veri progetti, a parte pagare debiti con le tasse e tirare a campare.

I cinesi, che stanno combattendo in scala molto più ampia la stessa battaglia, sono 1,4 miliardi e hanno l’economia più forte del pianeta.

 

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/notiziario_xinhua/2020/01/17/la-popolazione-della-cina-supera-14-mld-di-abitanti_f82c3f8f-bd37-4439-91e9-05c839bcfca6.html

 

Noi italiani saremo anche pochi e disorganizzati, ma quando c’è da mettercela tutta, non solo siamo in grado di farcela ma a volte siamo i migliori.

Anche con i pochi mezzi che abbiamo. 

C’è l’emergenza ma la nostra Sanità sta reagendo. 

Le persone che sono “sul campo”, come i soldati di un tempo, resistono e stanno sconfiggendo nella maggior parte dei casi, la malattia.

Sono state fatte 20mila assunzioni, dopo i tagli lineari del passato che la politica aveva imposto. Un primo passo, comunque necessario. 

Saranno aumentati i posti letto alla faccia di chi voleva che gli italiani, con tutte le tasse che pagano, si curassero a casa, magari da soli.

Ci sono tanti giovani. Speriamo che vengano coinvolti in questa “guerra”, loro da tanto tempo a casa perché disoccupati. 

Si ammalano anche meno e potrebbero dare decisamente una mano.

Per chi, come tanti di noi, è in attesa che la bufera passi (e continua a vivere tutti i problemi della propria esistenza) il contributo che si può dare è restare calmi, sereni.

 

Essere mindfulness oriented, pensare all’oggi, subito, vivendolo meglio.

 

Magari guardando un bel film motivazionale che ci tira su il morale.

O anche solo dei ragazzini che col loro pallone su un prato.

E che con la loro supposta “incoscienza” sono sicuramente più bravi di noi nel guardare alla vita ed alimentare la speranza nel futuro.

 

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’50”

Foto tratta da: https://www.wired.it/attualita/scuola/2020/02/24/coronavirus-bambini-scuole-paura/

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