Del maiale non si butta niente. Storia di un trapianto di rene.

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di Alberto Aiuto

Il maiale è un animale incredibile che può essere considerato “anti spreco” per eccellenza. Non per niente uno dei detti più celebri della tradizione eno-gastronomica toscana è: “del maiale non si butta via niente“.

Nel senso che le famiglie contadine dell’anteguerra, se avevano il maialino, usavano ogni parte.

Del maiale si usa non solo la carne, ma anche la cotenna, le setole, il grasso, altrimenti detta “sugna“.

Oggi abbiamo scoperto che si può usare anche il rene.

Alcune settimane fa negli Stati Uniti, è stato trapiantato in un paziente di 62 anni, il rene di un maiale “ogm” (geneticamente modificato).

L’intervento, avvenuto a Boston, è il primo di questo genere mai realizzato.

Una tecnica che, se si dimostrerà efficace e sicura, potrebbe cambiare la vita di molti pazienti in attesa di un organo nuovo.

Trapianto di rene: Il fabbisogno di organi nel mondo è molto alto:

Trapianto ReneIl trapianto è una soluzione a molte patologie, ma non ci sono organi a sufficienza per rispondere alle esigenze della popolazione.

Trapiantare un organo appena si presenta la necessità, senza il vincolo delle lunghe liste di attesa e spesso del conseguente peggioramento dello stato di salute, ridurrebbe i decessi.

Il trapianto di rene è un intervento chirurgico che consiste nella sostituzione del rene malato in modo irreversibile, con un rene sano proveniente da un donatore.

Settant’anni dopo il primo trapianto di rene e sei decenni dopo l’avvento dei farmaci immunosoppressori, siamo sull’orlo di una svolta epocale in questo campo.

Gli xenotrapianti, cioè il trapianto di cellule e organi prelevati da esseri viventi di una specie diversa da quella del ricevente, potrebbero essere una risposta a questa necessità.

L’utilizzo dei maiali per i trapianti non è una idea nuova: un esempio sono le valvole cardiache di maiale, già usate negli esseri umani dagli anni ‘60.

Ebbene dopo il trapianto di cuore, per la prima volta è stata tentata una procedura simile anche per il rene.

Gli studi hanno portato a considerare l’impiego di reni provenienti da maiali geneticamente modificati uno degli approcci più promettenti per trattare gravi patologie renali nell’uomo, in grado di aprire una nuova soluzione a milioni di pazienti in lista d’attesa in tutto il mondo:

Negli Stati Uniti sono oltre 100.000 persone; al 29/03/24, in Italia ci sono 6.132 pazienti in lista con un tempo d’attesa di 2,1 anni. Secondo i dati ufficiali del Centro Nazionale Trapianti, nel 2020, il numero di trapianti di rene effettuati è stato di 2.245.

Trapianto di rene. Le tappe di avvicinamento all’intervento.

Sono passati 24 anni da quando Thomas Starzl, il medico statunitense pioniere dei trapianti d’organo, indicava nello xenotrapianto, la frontiera per risolvere il problema della scarsità di organi.

E il candidato ideale era proprio il maiale ogm.

Nel 2012 venne compiuto un passo avanti con un trapianto di cuore di maiale in un babbuino che in quel caso visse per due anni.

Si deve però arrivare al 2021, quando il rene suino venne trapiantato su una donna con segni di una gravissima disfunzione renale, tenuta in vita artificialmente.

La procedura fu effettuata alla New York University Langone Health e venne utilizzato un maiale i cui geni erano stati modificati in modo da eliminare nei suoi tessuti una molecola che provoca il rigetto.

Negli ultimi anni, sono state condotte numerose sperimentazioni di xenotrapianto renale su diversi pazienti in morte cerebrale, ricoverati in terapia intensiva, che a loro volta non potevano donare organi.

Nel 2023 una equipe di chirurghi della New York University Langone trapiantò in un uomo dichiarato morto e mantenuto con il cuore battente e con supporto ventilatorio, un rene di maiale ogm che ha continuato a funzionare bene dopo 32 giorni.

L’operazione è l’ultimo progresso nel campo degli xenotrapianti, una procedura che gli scienziati stanno esplorando da decenni in risposta alla carenza di organi umani idonei.

Oggi il trapianto di rene da donatore deceduto rappresenta circa il 90% degli interventi, anche se il trapianto da vivente rappresenterebbe l’opzione terapeutica migliore per un paziente con insufficienza renale terminale e la più economica per il Servizio Sanitario.

Purtroppo in Italia sono ancora troppo pochi i trapianti da donatore vivente: nel 2019 nel nostro Paese ne sono stati effettuati 5,7 per milione di abitanti, contro i 15,3 della Gran Bretagna e i 29,3 dell’Olanda”.

L’obiettivo di poter utilizzare, in un futuro si spera prossimo, organi facilmente reperibili a fronte della scarsità di quelli umani da trapiantare, e la buona riuscita dell’intervento è il “grande passo avanti” su cui si lavora da anni.

Gli organi di maiale sono da sempre considerati potenzialmente adatti per il trapianto in esseri umani per tre motivi principali: sono facili da allevare e si riproducono facilmente, in pochi mesi sono individui adulti e hanno gli organi di dimensioni simili a quelli umani.

I maiali possono essere allevati in ambienti sterili e controllati per evitare la contaminazione di agenti infettivi e, in linea teorica, potremmo avere una riserva illimitata di organi pronti per il trapianto.

Ovviamente esiste un grosso ostacolo anche per il trapianto di organi di maiale nel corpo umano: il rigetto. Il sistema immunitario umano reagisce in modo estremamente violento a un organo suino perché riconosciuto come estraneo.

Per evitare questa condizione, che porta alla distruzione dell’organo trapiantato, è necessaria l’assunzione di farmaci immunosoppressori.

Questi bloccano il sistema immunitario, in modo da non aggredire l’organo trapiantato. Il rigetto, se ha luogo, avviene dopo 7-14 giorni e riguarda indicativamente il 25% dei casi. Per ridurre la possibilità di rigetto oggi esiste un’alternativa.

I ricercatori si sono rivolti all’editing genomico, che con una tecnica particolare, ha effettuato 69 modifiche genetiche all’animale per eliminare in maniera selettiva le sezioni dannose del genoma di maiale che costituivano uno degli ostacoli principali all’applicazione clinica dello xenotrapianto.

Da notare che nel genoma di maiale ci sono molti retrovirus silenti che potrebbero, almeno in linea teorica (anche se il rischio sembrerebbe davvero basso), fare il salto di specie e scatenare infezioni.

Trapianto di rene: Il trapianto rivoluzionario

La procedura è stata eseguita nell’ambito di un unico protocollo della FDA ad uso compassionevole, concesso a un singolo paziente o a un gruppo di pazienti affetti da malattie gravi e potenzialmente letali per ottenere l’accesso a cure sperimentali o studi clinici in assenza di terapie valide.

Il paziente ha inoltre ricevuto un’infusione di nuovi farmaci immunosoppressori.

L’intervento rivoluzionario, durato quattro ore, è stato eseguito il 16 marzo da alcuni chirurghi del Massachusetts General Hospital di Boston, che hanno trapiantato il rene da un maiale “umanizzato” su un paziente in vita:

Richard Slayman, un uomo di 62 anni, con diabete di tipo 2 e ipertensione, affetto da una malattia renale terminale.

Il paziente operato aveva già ricevuto un trapianto di rene umano nel 2018, ma cinque anni dopo aveva iniziato ad avere problemi, tanto di dover riprendere la dialisi.

Intervistato ha raccontato di aver accettato di sottoporsi all’intervento

“non solo come un modo per aiutarmi, ma come un modo per dare speranza alle migliaia di persone che hanno bisogno di un trapianto per sopravvivere”.

Il New York Times che ha riportato la notizia racconta che i primi segnali raccolti sono buoni:

Il rene suino ha iniziato a produrre urina poco dopo e le condizioni del paziente continuano a migliorare e dovrebbe essere dimesso presto.

Trapianto di rene: La grande speranza

Le potenzialità degli xenotrapianti appaiono chiare, ma il passaggio alla pratica clinica è lontano e sono molti gli interrogativi a cui scienziati e bioeticisti dovranno rispondere.
L’orizzonte comune è quello di rendere la terapia del trapianto veramente accessibile a tutti.

 

Se i reni di animali umanizzati potessero essere trapiantati su larga scala, la dialisi diventerebbe obsoleta.

Non c’è dubbio che è ancora presto per trarre conclusioni definitive.

Sarà importante sapere se i risultati osservati a brevissimo termine saranno confermati ad almeno un anno.

Se ciò si verificherà, allora potremo veramente dire di essere di fronte a un evento epocale, destinato a cambiare la storia della trapiantologia.

Oltre a tutti i dati necessari per dimostrare la sicurezza e l’efficacia che i ricercatori devono fornire prima che una qualsiasi pratica medica venga approvata per l’utilizzo sull’essere umano, si aggiunge l’accettabilità a livello sociale di una pratica simile, in grado di scatenare accesi dibattiti bioetici:

Dilemmi, sfide e conflitti sono inevitabili e ci sarà chi è radicalmente a favore e chi radicalmente contro.

Può un maiale essere considerato una fornitura di “pezzi di ricambio” per l’organismo umano?

È etico allevarli per questo scopo?

Va applicato solo perché scientificamente possibile?

Se di fronte a queste notizie da un lato si scatenano le opinioni animaliste, dall’altro si sottolineano i potenziali benefici per l’umanità.

Il fatto che i maiali vengono già allevati per la carne, le sperimentazioni e le valvole cardiache da trapiantare.

Servirà ancora tempo prima di poter parlare dell’utilizzo su larga scala di questa pratica, ma l’orizzonte sembra più vicino.

Ad oggi è importante ricordare che è fondamentale la donazione di organi: un gesto solidale che può salvare la vita di tante persone.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 3’20”

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