E ORA CHE VOGLIAMO FARE CON QUESTA EUROPA ?

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Elezioni 2018

Elezioni 2018: le elezioni del 4 marzo sono state un vero sommovimento tellurico per il nostro Paese ma anche per l’Europa alla quale l’Italia si pregia di appartenere. Si pregia perché fino ad oggi i nostri Governi, indipendentemente dalle colorazioni politiche, hanno giocato un ruolo assolutamente marginale nel contesto continentale assumendo un peso a volte irrilevante. Questo nonostante l’Italia sia stata uno dei paesi che nel lontano 1957, con la firma dei Trattati di Roma, diedero vita alla Comunità Economica Europea entrata in vigore 60 anni fa. 

Elezioni 2018:IL VERO RUOLO DELL’ITALIA IN EUROPA

Oggi la situazione è decisamente cambiata. Mentre la Gran Bretagna di Theresa May si dibatte nelle difficili trattative della Brexit, appare sempre più chiaro il ruolo predominante di Germania e Francia nella compagine europea e quello secondario di un Paese come il nostro che fino ad oggi non è riuscito ad imporre nessuna politica capace di portare vantaggi concreti o danni diretti. L’Italia il più delle volte è stata lasciata sola con i suoi problemi; primo fra tutti quello dell’ondata migratoria.  L’unico diktat richiesto è rispettare vincoli di bilancio teutonici o come minimo nord europei. La colpa di questa irrilevanza, però, non è tanto dell’Europa quanto della stessa Italia; non abbiamo mai saputo farci rispettare e ci siamo accontentati di nomine di facciata pressoché inutili; come quella tanto decantata di Federica Mogherini ad Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri. Nemmeno la Presidenza UE di Antonio Tajani ha dato in realtà, ad oggi, effetti visibili e concreti al nostro Paese. L’Europa sull’asse forte Parigi-Berlino ha continuato a dettare la linea politica ed economica senza che Roma avesse una qualsiasi effettiva rilevanza.

Elezioni 2018: DALLA BREXIT INGLESE ALL’EMIGRAZIONE ITALIANA IN EUROPA 

La domanda vera che tutti si pongono, senza il coraggio di darsi una risposta definitiva è: ma cosa ci stiamo a fare in Europa? La Brexit come primo passo concreto imporrà la chiusura delle frontiere. Questo in soldoni vorrà dire che per andare a Londra servirà il passaporto; che bisognerà fare file magari un po’ più lunghe di quelle che già si fanno atterrando a Heathrow o a Gatwick. Non si potrà più andare nel Regno Unito in cerca di lavoro né utilizzare gli strumenti di welfare di cui dispongono gli inglesi. Probabilmente in caso di emergenza sanitaria farà comodo una polizza assicurativa per poter usufruire degli ospedali britannici. Gli Italiani che vivono in Gran Bretagna continueranno a farlo, quelli che ci lavorano pure e sono già oltre 250mila, anche se si parla di oltre mezzo milione, se si contano quelli non regolarizzati. Ma altrettanti ce ne sono in Germania e almeno 300mila in Francia. E allora la domanda sorge spontanea, l’Europa è stata fatta per permettere agli italiani di andarsene – loro malgrado – dal proprio Paese con meno pastoie burocratiche? O forse serviva per evitare, con l’Euro, di cambiare i soldi prima di partire usufruendo della moneta unica? Un po’ scarso come obiettivo. 

Elezioni 2018: IL VERO PROGETTO EUROPEO E LA SCOMMESSA PER L’ITALIA

Il progetto europeo prevedeva una grande realtà continentale, un enorme mercato, un’entità politica capace di trattare da pari a pari con colossi come gli Usa, la Cina, la Russia. Una moneta forte di cui oggi tutti oggi godiamo anche se quando venne deciso il cambio, la parte italiana, nella fretta di aderire forse non fece i conti proprio come andavano fatti, visto che dalla sera alla mattina ci si ritrovò con i valori dei beni praticamente raddoppiati. Senza la crisi, esplosa tra l’altro negli Usa, l’Italia, che era già tra i paesi più industrializzati avrebbe potuto crescere ancora.

Così non è stato. Di certo l’Europa, in cambio, ci ha imposto limitazioni pesanti, basta pensare alle quote latte, ai divieti di intervento dello Stato a favore delle imprese e in generale una forte limitazione della sovranità nazionale. Ma soprattutto ha costretto l’Italia per la prima volta a fare i conti seriamente con il proprio debito pubblico, un mostro che macina miliardi e che nessun governo fino ad oggi è riuscito a frenare se non in minima parte. Un problema legato a doppio filo con riforme capaci di trasformarci in un Paese veramente moderno. Ora le elezioni appena celebrate, che hanno premiato i partiti più critici verso l’Europa, porranno per primo questo annoso problema. Semmai si riuscirà a trovare una soluzione capace di darci un governo operativo, bisognerà porsi seriamente il problema di come vogliamo stare in Europa. Del ruolo italiano e del progetto che il nostro Paese vuole sviluppare, del peso che vogliamo avere per tutelare i nostri interessi.

In conclusione

Ce la possiamo fare ma ci vogliono competenze vere, professionalità conclamate, correttezza istituzionale, serietà oltre ad un vero piano che abbia delle reali prospettive per il futuro. L’Italia è una nazione moderna anche se ha un cuore antico; forse è arrivato il momento di impegnarsi davvero per dimostrare chi siamo e quello che siamo in grado di fare; non solo a tutti i cittadini italiani ma anche ai nostri arcigni partner europei.

Claudio Razeto

Tempo di lettura 1’30”

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