Femminicidio: quando le emozioni si scontrano con la logica

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di Alberto Aiuto

“Ogni giorno si ha notizia di un tale che uccide la propria moglie. Le vittime sono tutte brave donne. Se ne potrebbe arguire che la bontà della moglie è un rimorso insopportabile, da eliminare fisicamente. Così le mogli buone vengono uccise, le mogli cattive campano a lungo”. Questo scriveva Ennio Flaiano nel suo ”Diario notturno”, nel 1956.

La Greta svedese è salita alla ribalta mondiale per aver denunciato il problema del cambiamento climatico.

La Greta “de noantri”, più modestamente, ha dato risalto in Italia ad un tema altrettanto universale: quello delle molestie sessuali.

Il video che ha testimoniato il reato è apparso con rara tempestività, proprio a ridosso della Giornata contro la violenza sulle donne.

E giustamente sia il comportamento che l’uomo sono stati condannati da tutti, uomini e donne.

Con altrettanta rapidità l’occasione è stata “sfruttata” per proporre una nuova legge contro il femminicidio. Bene.

Femminicidio. Quali sono i dati reali.

Nel 2020 le donne uccise in Italia sono state 116.

Sicuramente una tragedia.

Nel 2019 le vittime erano state 111.

Circa una ogni tre giorni, commentano i media, che fanno prevalere sempre e comunque la logica del “sbatti il mostro in prima pagina”, dimenticando altri numeri, forse più significativi.

Dal 1992 il dato si è quasi dimezzato.

Di più. I dati ufficiali ci dicono che “solo” il 57,8% di quelle 116 donne sono state uccise dal partner o dall’ex-partner.

Tra queste solo una su sette, assassinate tra il 2017 e il 2018, ha denunciato l’uomo che poi l’avrebbe uccisa (Fonte: Huffington Post).

È chiaro che la maggioranza delle violenze e dei soprusi rimangono fuori dai rapporti ufficiali semplicemente perché non denunciati e/o a volte sottovalutati.

Ma allora perché si parla di emergenza?

Purtroppo, anche in questo caso, le idee e i costumi cambiano lentamente. Non per niente, noi siamo quelli della supremazia delle passioni, dei sentimenti, del “va dove ti porta il cuore”, delle “ragioni del cuore che non conosce ragioni”.

In fondo l’abrogazione del reato di adulterio è avvenuta nel 1968, l’introduzione del divorzio nel 1970, la riforma del diritto di famiglia nel 1975, l’introduzione dell’aborto nel 1978, e, udite udite, le disposizioni sul delitto d’onore sono state abrogate il 5 agosto 1981.

Quaranta anni fa. Ricordiamo che questo reato prevedeva la pena, decisamente clemente, della reclusione da tre a sette anni per chi uccideva il coniuge, la figlia o la sorella “nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia”.

Come arginare questo fenomeno “dilagante”

Anche se il quinto dei Dieci Comandamenti ci impone una legge universale, scritta nella notte dei tempi, quella di “non uccidere” (senza ulteriori specifiche), gli assassini esistono da sempre.

La verità è che le leggi possono provare a limitare i femminicidi, ma non eliminarli.

In questo caso parlare della violenza di genere come di un fenomeno così diffuso da coinvolgere ogni donna quasi quotidianamente, fa vivere l’altra metà del cielo nella paura e perennemente in tensione.

Allora perché non dire che ogni anno viene ucciso lo 0,0000036% delle donne e ribadire che la tendenza è in lenta discesa?

Dunque, ben vengano le denunce d’ufficio e l’attenzione su questi temi, ma non dimentichiamo di educare noi stessi e i nostri figli al rispetto della dignità e dell’individualità degli altri, indipendentemente dal sesso e dal genere.

Infatti, quello che è veramente triste è vedere come una parte della società italiana, nonostante tutte le conquiste sociali di cui andiamo orgogliosi, sia rimasta ferma.

Per quanto mi riguarda, sono rimasto al vecchio cartello, esposto nei negozi di cristalleria “Guardare ma non toccare”.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 2’30”

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