FESTIVAL DI ROMA

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di Fabio Bandiera

Tempo di bilanci per la diciassettesima edizione del Festival di Roma dopo dieci giorni intensi di proiezioni e anteprime di incontri ravvicinati sul red carpet su cui hanno sfilato attori e registi italiani e internazionali, sotto il segno della quantità e della qualità delle produzioni.

Conclusa dopo sette anni l’esperienza di Antonio Monda, il nuovo Direttore Paola Malanga ha puntato sulla continuità confezionando un’edizione di altissimo livello e bilanciata sui diversi linguaggi e sulle inevitabili mutazioni genetiche della settima Arte.

Diversi i vincitori delle varie sezioni tematiche, a cominciare dal Concorso principale, Progressive Cinema, nel quale la giuria presieduta dalla fumettista iraniana Marjane Satrapi ha premiato come miglior film la pellicola lettone Janvaris diretta da Viesturs Kairiss, mentre nella sezione parallela Alice nella Città, i trentacinque giurati, rigorosamente tra i 16 e i 19 anni, hanno conferito il massimo riconoscimento a Summer Scars del giovane cineasta francese Simon Reith…….

AND THE WINNERS ARE……………..

Janvaris, già vincitore del Tribeca Film Festival, è un’opera complessa in bilico tra narrazione storica e romanzo di formazione dei giovani protagonisti alle prese con il loro percorso esistenziale e gli eventi tragici della storia che li circonda.

Siamo nel 1991 nelle tremende giornate in cui il conflitto tra l’ex Unione Sovietica di Mikail Gorbaciov e in neo stato lituano giunge al suo culmine.

In questo contesto si dipanano le vicende del giovane Jazis che si dibatte tra il rifiuto di arruolarsi e la decisione di iscriversi all’Accademia del cinema con l’intento di documentare quel drammatico pezzo di storia lituana.

Di tutt’altro tenore la pellicola transalpina Summer Scars, esordio dietro la macchina da presa di Simon Reith, che rielabora l’elaborazione di un lutto all’interno delle dinamiche di due fratelli, uno dei quali dopo un tragico incidente muore, ma viene riportato in vita da un bacio del fratello.

Momento decisivo di due esistenze legate per sempre da un destino che li rivedrà dieci anni dopo tornare nei luoghi della loro infanzia dove ad attenderli Cassandre, loro vecchia amica d’infanzia.

Un triangolo che ispira pulsioni, sospese tra realtà e finzione, e sentimenti inscindibili tra la vita. l’amore e la morte.

TANTA, TANTISSIMA ITALIA…………PATIERNO E FERRARO

Cosa ci racconta di nuovo questa kermesse romana sullo stato dell’arte del nostro cinema?

I due film in Concorso, La Cura di Francesco Patierno e I morti rimangono con la bocca aperta di Fabrizio Ferraro pur rimanendo a bocca asciutta hanno ben figurato in sala.

Il film di Patierno è un film apocalittico che rielabora un adattamento della Peste di Albert Camus in una Napoli spettrale alle prese col primo lockdown.

Due pandemie lontane che si sfiorano in percorsi e punti di tangenza paralleli dove l’elemento umano, le storie, si dipanano nella loro teatralità tra l’isolamento forzato e il silenzio rumoroso del mare.

Film militante e coraggioso quello di Ferraro che segue i suoi morti partigiani in un gelido inverno sui monti Marsicani.

Un film resiliente e resistente, fatto di attese e di una vitalità ancorata al passato che cozza bruscamente contro la vacuità di un presente fermo ed illusorio.

Oltre al concorso l’Italia ha mostrato, nelle altre sezioni, pezzi di artiglieria pesante e opere di autori giovani ed affermati tra i quali tre di queste meritano una menzione a parte……….

COLIBRI’

L’attesissimo film, che ha aperto le danze della rassega, diretto da Francesca Archibugi è la trasposizione cinematografica dell’omonimo libro Premio Strega 2020 di Giovanni Veronesi.

Un cast ricchissimo gira intorno ad un sempre più bravo e smarrito Pierfrancesco Favino, protagonista assoluto di questa epopea socio familiare sospesa tra i settanta e un prossimo futuro.

Ricordi di un vissuto immerso in un tempo liquido, tra un amore adolescenziale mai sopito e una vita ordinaria e coniugale, un destino difficile e la lotta quotidiana che ci invita a resistere contro tutto ciò che a volte appare insostenibile………

CARAVAGGIO

Un’opera mondo, un’impresa ardua e titanica quella di Miche Placido, regista dell’Ombra di Caravaggio, ha portato avanti affidandosi alle doti di un mimetico Riccardo Scamarcio che interpreta sontuosamente il romanzo di vita di Michelangelo Merisi.

Un film potente, di corpi e di sangue, di rabbia e di follia, in un seicento romano dove agli splendori dei palazzi romani si contrapponeva la miseria degli ultimi.

Un Caravaggio carismatico e inquieto, ricco di quello slancio distruttivo che lo costringe alla fuga mentre la subdola Inquisizione lo persegue, un diabolico e mirabile gioco di specchi riflessi in una Roma Barocca magistralmente illuminata come i corpi dipinti dal genio su cui si staglia una luce accecante e sinistra….

STRANEZZA

Un omaggio sentito a Luigi Pirandello è l’oggetto filmico de La Stranezza, ultimo lavoro di Roberto Andò, che ci immerge nella ricerca tragicomica dei sei personaggi in cerca d’autore col tocco e la leggerezza tipica del regista Palermitano.

Un Toni Servillo meno istrionico e più riflessivo si imbatte in cerca di ispirazione in una Catania nella quale troverà due cassamortari, accorsi per il funerale della tata, con la passione del teatro con i quali si instaurerà un rapporto di reciproca dipendenza.

Si vira dal comico al tragico inseguendo la storia, quella di una Sicilia contraddittoria e meravigliosa dove questi personaggi emergeranno tra realtà e finzione in tutta la loro dolente umanità. Film denso e ricco di stratificazioni che si fondono in un tutt’uno dove è comunque l’arte a trionfare rompendo ogni schema ed etichetta convenzionale.

Lo spirito dei Festival Cinematografici come quello di Roma è quello di permettere al pubblico di condividere un’esperienza in presenza, nel buio della sala.

Perché è solo nel suo luogo per eccellenza che la potenza del valore filmico può esprimersi al massimo potenziale, cosa che una distratta visione domestica non potrà mai restituirci.

Fabio Bandiera

Tempo di lettura: 2’30”

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