GLI INFERMIERI “EROI” E LA GUERRA IN TEMPO DI PACE

0
88441

di Claudio Razeto

Gi infermieri sono eroi?

“Medici in pensione e neolaureati aiutateci”.

Appello di Domenico Arcuri, Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19

L’appello rivolto a medici e laureati agli oltre 10mila medici in attesa di entrare nella professione sanitaria è a dir poco accorato.

Serve personale per la somministrazione dei vaccini.

Lo stesso per dare aiuto alle terapie intensive di tutta Italia.

Peccato che si continui a definirli EROI.

In televisione, sui giornali, sui siti internet.

Non ve lo auguro ma se dovesse capitarvi di incontrare un medico, un neolaureato in medicina, un’infermiere, chiedete cosa ne pensa.

Vi risponderanno tutti allo stesso modo.

Non ci sono EROI e nemmeno ANGELI.

Solo professionisti e addetti alla cura dei malati in tutta Italia.

Il coro rischia solo di portare nuova confusione negli italiani già abbastanza frastornati da Dpcm e zone colorate.

In realtà nessuno sa bene se questa operazione di emergenza cambierà veramente la SANITÀ italiana.

Un dato è certo negli ospedali il personale manca da tempo.

Dagli OSS, operatori socio sanitari, formati dalle Regioni.

Con mansioni che vanno dall’assistenza dei malati in ospedale e in ambito domiciliare.

Ma soprattutto infermieri professionali che vengono formati e qualificati con concorso.

Una categoria composita che arriva fino agli specialisti di sala operatoria.

Specialisti sono ora richiesti persino dalla Protezione Civile.

Con contratti a tempo determinato, soprattutto.

Ma senza nessuna garanzia per il dopo, di questi lavoratori.

Purtroppo da tempo molti bravi addetti sanitari lasciano l’Italia per andare a lavorare in paesi come la Germania e la Gran Bretagna.

Perché? Presto detto:
  • stipendi adeguati
  • carriere regolate
  • rispetto per le capacità professionali acquisite

Un po’ quello che succede in molti altri settori.

Bisogna andarsene per fare carriera o magari mettere su famiglia. Prima era il Nord ora all’estero.

Peccato che i bravi medici e i sanitari servirebbero tanto qui da noi.

Parliamo di un settore che tocca tutti i cittadini.

Che ha mostrato la sua importanza in questa terribile pandemia.

Dopo il Covid cambierà qualcosa?

Se chiedete ai diretti interessati coinvolti non lo sanno neanche loro.

Quelli che restano in Italia vorrebbero sicuramente costruire qui le loro carriere.

Ma molti giovani preferiscono andarsene. Anche a costo di sacrifici.

Lontani dalle famiglie.

Gli ordini professionali italiani hanno rimarcato come il Covid abbia fatto scoprire a molti cosa italiani rappresentano cosa rappresentano queste professioni e quanto sia importante valorizzarle adeguatamente.

E come in questi anni sia mancato un vero piano. Un progetto capace di rendere efficiente l’intero SSN (Servizio Sanitario nazionale).

Senza tagli indiscriminati. Con assunzioni adeguate.

Né clientelismo o visioni corporative.

Il Covid sta mostrando che sono uomini e donne che stanno lavorando in condizioni difficili e talvolta drammatiche.

Alcuni morendo per salvare vite.

Chiamarli EROI confonde solo le idee. È un’arma di “distrazione di massa”.

Chi ci si ritrova  da paziente lo sa o lo scopre che EROI non ce ne sono.

E che non servono.

“Semplicemente ora sapete chi siamo”. Dicono gli addetti ai lavori.

Bisogna starli a sentire.

https://opi.torino.it/index.php/l-appello-degli-ordini-degli-infermieri-ai-vertici-del-piemonte-dopo-l-emergenza-covid-ora-sapete-chi-siamo

http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=83822

Anche nella pandemia di cui tanti medici testimoniano gli effetti terribili.

Un’emergenza vera da cui difendersi, come afferma un medico militare.

Sono andati anche loro a supporto del sistema.

La loro opera.

Dai tamponi agli ospedali militari.

La testimonianza è terribile.

“Questa è una guerra. Un ospedale da campo dove non arrivano feriti, dove non trattiamo vittime innocenti o soldati ustionati da granate o mine, ma mamme, ragazzi, nonni sorpresi da un nemico che non vediamo, subdolo, un virus che qui studiamo in un dipartimento scientifico già protagonista in campi come la difesa da eventi nucleari, biologici e chimici.

Questa è una guerra sì, una guerra ma in tempo di pace”. 

https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2020/11/19/covid-parlano-medici-militari-del-celio-nostra-guerra-contro-nemico-nascosto_Rg071PFIFpL6Sysw1SjeXO.html

Il governo ora cerca persino infermieri e Medici da adibire ad incarichi temporanei nell’Esercito Italiano, nella Marina Militare e l’Areonautica.

Segno dell’emergenza.

Tutto è cambiato. Stavolta la politica non se la potrà cavare con un riconoscimento ufficiale e un plauso collettivo.

Staremo a vedere se in questo mondo in cui tutto è cambiato la Sanità capirà la lezione.

Un dramma collettivo che sta costando così caro all’Italia, sempre pronta alle emergenze.

E purtroppo troppo spesso impreparata ad affrontare quello che sarebbe ordinario in qualsiasi altro paese europeo.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’00

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.