I bambini di Crema, Lorenzo Orsetti e gli eroi Italiani

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 di Claudio Razeto

 “Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi ” (B.Brecht)

Sarebbe bello poterlo dire, soprattutto in un’epoca in cui non si capisce più chi sono gli eroi.

E in cui prevalgono, anche grazie a certa letteratura da film e fiction, i miti negativi.

I bambini di Crema che si sono salvati da una fine orribile.

Se il folle piano del simpatizzante jihadista fosse riuscito, sarebbe stata una delle più grandi stragi terroristiche compiute in Europa.

Aggravata dal fatto che le vittime sarebbero state dei ragazzini.

E oggi saremmo qui a piangere altre vittime del terrorismo.

Terrorismo? Ma non era solo un disadattato?

No!  Il conducente del bus, è un terrorista.

Uno che vuol dar fuoco a un bus pieno di bambini per vendicare le vittime annegate nel mediterraneo, usarli come uno scudo umano, con un piano premeditato, è uno sporco, lurido terrorista e come tale va trattato.

Lui non era arrivato con un barcone. Veniva dalla Francia, aveva un lavoro regolare e la cittadinanza italiana. Da 15 anni.

Era integrato.

I bambini che grazie alla loro forza e determinazione si sono salvati, sono stati eroici.

Lo ammetteranno tutti. Uno dei più attivi ha origini egiziane. Si chiama Rami, ha 13 anni.

Lui la cittadinanza non c’è l’ha, nonostante la richiesta.

Salvini ha detto: “Vedremo “.

Chissà, forse ci penserà il Presidente Mattarella.

Ma ci sono tanti eroi che l’Italia, con la sua burocrazia e le sue aree più ottuse, a volte mette a margine. O in pericolo.

L’autista del bus, Sy, era un pregiudicato.

Abusi sessuali e guida in stato di ebbrezza. Con sentenza.

Lo Stato così attento a creare tanti problemi a chiunque, anche per una multa, non ha saputo avvisare i cittadini e la ditta trasporti, di chi fosse veramente quel franco-senegalese.

Magari anche a questo Salvini, ministro dell’interno, dovrà dare un’occhiata.

E poi ci sono gli eroi di guerra.

Lorenzo Orsetti 32 anni, caduto in combattimento in Siria contro la Jihad e la bandiera nera dell’Isis.

Era volontario con pochi altri italiani nelle file del Pkk Curdo.

Ha dato filo da torcere in prima linea per quasi tre anni, ai taglia gole neri. Armi in pugno. L’ultima offensiva è quasi finita, grazie a chi ha combattuto, nonostante il supporto e malgrado le interferenze – non sempre chiare – di Usa, Russia, Iran, Israele e della stessa Europa.

Lui è morto in uno degli ultimi scontri.

Pare ci siano oltre 600 jihadisti prigionieri che dovrebbero tornare in Europa.

Trump ha chiesto all’Unione europea cosa deve farne.

Nessuna risposta dall’UE e il problema dei forcing fighters è ancora aperto.

Però lo Stato sa bene cosa fare dei compagni di Orsetti sopravvissuti e rientrati in Italia, dopo aver combattuto i terroristi.

Sono sorvegliati speciali. Lo Stato li considera potenziali criminali.

Perché hanno usato armi e hanno combattuto. Da un lato la nostra politica fa una legge sulla legittima difesa per chi è aggredito in casa e si difende sparando.

Dall’altro guarda con sospetto chi le armi le ha usate per difenderci in prima linea dai terroristi, gli stessi che cercano di ammazzarci a volte circolando impuniti nei paesi europei tipo i terroristi di Parigi e Bruxelles.

A volte scesi dai barconi.

Il silenzio assordante a sinistra, la confusa e contraddittoria linea d’azione a destra.

Tra sbarchi, Ong, propaganda, le elezioni europee in arrivo, la Brexit a singhiozzo.

La politica non riesce a darci una visione chiara.

Chi sono gli eroi e chi le vittime?

Orsetti l’anarchico comunista andato via da un’Italia che non gli piaceva?

“Voleva cambiare il mondo”, ha detto il padre.

Il mondo nostro di oggi, che va sui giornali fatto di assessori indagati, politici arrestati, corruttori e corrotti.

Era un puro Lorenzo, antico come i volontari italiani andati a combattere alla guerra di Spagna nel 1936.

Quelli che sopravvissuti alle battaglie e ai plotoni di esecuzione di Franco fuggirono in Europa e furono poi partigiani contro i nazi fascisti anche in Francia e in Italia, ex combattenti come Orsetti e i suoi.

Anche loro erano cittadini sospetti, sorvegliati speciali.

Molti lo rimasero anche dopo che Hitler e Mussolini erano stati definitivamente abbattuti.

Gli idealisti estremi fanno paura. Se Orsetti non fosse partito, magari sarebbe finito in galera in Italia, per le sue idee.

Ma anche I garibaldini della prima ora, erano considerati “bombaroli”.

Le persone andrebbero giudicate soprattutto per quello che fanno in vita, non solo per quello che dicono o pensano.

D’altra parte uno Stato è tale solo se è capace di riconoscere i propri valori.

E se sa riconoscere chi sono i suoi eroi.

Da Nicola Calipari ucciso da “fuoco amico” a Bagdad, ai caduti di Nassirya, ai fanti di Caporetto e del Piave, a Borsellino e Falcone e i caduti della scorta.

In divisa, come i nostri militari, o in borghese come i martiri di mafia celebrati in questi giorni.

O silenziosi come tutti quelli che in ogni settore fanno più del proprio dovere, ogni giorno, aiutando gli altri o combattendo le ingiustizie, magari proteggendo il Paese senza dirlo a nessuno.

Andrebbero celebrati gli eroi. Non dimenticati.

Possibilmente senza strumentalizzazioni di parte.

Parliamo di valori fondanti.

Quelli che contraddistinguono una comunità.

Questa è la descrizione di un combattente italiano fatta da George Orwell più di 80 anni fa.

L’autore di libri memorabili come “La fattoria degli animali” e “1984” il libro de Il Grande Fratello, fu volontario nelle Brigate Internazionale alla Guerra di Spagna, nel 1936.

In una pagina di “Omaggio alla Catalogna” sembra di vedere Lorenzo Orsetti. 

 “Nella caserma Lenin di Barcellona, il giorno prima del mio arruolamento fra i miliziani, ne vidi uno, italiano, ritto davanti al tavolo degli ufficiali.

Era un giovanotto dall’aspetto rude, sui venticinque o venti-sei anni, con capelli biondo-rossicci e spalle possenti.

Il berretto di cuoio a punta gli calava fieramente su un occhio.

Lo vedevo di profilo, il mento sul petto, mentre osservava con un cipiglio di perplessità una carta geografica che uno degli ufficiali aveva dispiegata sulla tavola.

Qualcosa, sul suo volto, mi commosse profondamente.

Era il volto di un uomo che avrebbe commesso un omicidio, gettato via la propria vita per un amico: il tipo di faccia che aspettereste in un anarchico, anche se con ogni probabilità egli era un comunista.

C’era ferocia e candore insieme; e inoltre il patetico rispetto che gli illetterati hanno per i loro supposti superiori. (..)

Non saprei dire perché, ma di rado ho incontrato qualcuno che mi ispirasse una così immediata simpatia.

Mentre parlavano intorno alla tavola, risultò da non so che osservazione buttata li ch’io ero straniero. (…)

Nell’attraversare la camera per andarsene, m’afferrò strettamente la mano. Che strano l’affetto che si può sentire per uno sconosciuto (…)”.

Toscano, 33 anni, originario di Bagni a Ripoli, comune alle porte di Firenze, Orsetti ha lasciato, sia in video che scritto, il suo testamento, nel caso malaugurato in cui fosse morto per mano di quel nemico che combatteva.

Era felice di morire per la sua causa e contro i terroristi.

Forse avrebbe fatto fatica a tornare a casa dopo aver visto quelle cose e aver vissuto in quel modo e in un mondo in cui gioia e paura, dolore e grandezza si mischiano insieme, indissolubilmente.

La pagina di Orwell sembra scritta ieri, non nel dicembre del ’36. Pare quasi di vederlo, quel combattente idealista di cui si può anche non condividere la visione politica, ma a cui va riconosciuta la sua giusta grandezza, lo spessore umano.

Saper combattere per quello in cui si crede.

Come Greta, che cerca di dare la sveglia al mondo sul clima e viene presa in giro, sui social, per il suo aspetto.

Gli eroi sono quelli che non celebriamo più, perché non va di moda.

Se li si mette accanto ai corrotti egoisti che imbrattano la cronaca di tutti i giorni, si ha un senso di perplessa tristezza.

La stessa che abbiamo davanti a uno Stato e ad una collettività, che a volte non sa che direzione prendere.

E il cinismo di tanti, troppi …

La stesso che avrebbe scosso Lorenzo e speriamo non tocchi i bambini del bus incendiato, quando saranno grandi.

Tra autodifesa e solidarietà, generosità e pochezza, speranza nel futuro e rassegnazione. Ecco allora i bambini di Crema, Orsetti, Greta, e i loro compagni brillano, come un raggio di sole in una brutta giornata, e ci scaldano il cuore.

E ci danno il coraggio e la forza di guardare avanti.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’30”

Foto tratta da: https://www.ilmessaggero.it/italia/bus_milano_telefonata_bimbo_audio_carabinieri-4376784.html

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