I mille colori della speranza

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di Gaetano Buompane

Nella notte tra il 27 e il 28 giugno del 1969, all’una e venti circa, nel Greenwich Village a Manhattan, Sylvia Rivera afferra una bottiglia e la scaglia contro uno dei poliziotti che hanno fatto irruzione nello Stonewall Inn, il noto bar gay di Christopher Street vessato da continue retate.

La mattina del 27 novembre del 1978, Dan White, ex consigliere municipale di San Francisco, dimessosi alcuni giorni prima a causa dell’entrata in vigore di una proposta di legge sui diritti gay a cui si era fermamente opposto, entra furtivamente in Municipio da una finestra del seminterrato. Ha con se una pistola.

I due fatti, lontani nel tempo e nello spazio, e nonostante la loro tragica premessa, nascono entrambi da un forte desiderio di lotta sociale e allo stesso tempo da un incontenibile sentimento di speranza.

Nel 1969, dopo le proteste anti-autoritarie del ‘68 e soprattutto le lotte contro la guerra nel Vietnam, i tempi sono maturi per una forte presa di coscienza di tutte le minoranze, compresa quella omosessuale. Alla lotta sociale si affianca la più aspra lotta politica per affermare i propri diritti troppo spesso arbitrariamente calpestati.

La bottiglia che colpì il poliziotto dette il via a violenti scontri tra gruppi di omosessuali e polizia che si protrassero per alcuni giorni.

Quell’evento decretò così la nascita del moderno Movimento di liberazione Gay celebrato ogni anno in tutto il mondo e simboleggiato da una bandiera colorata.

È il 25 giugno del 1978 quando la bandiera arcobaleno sventola per la prima volta durante la marcia del Gay pride a San Francisco. Ad idearla e confezionarla fu Gilbert Baker, artista e attivista per i diritti LGBT.

La bandiera, dal 2015 esposta al MoMA di New York, ha otto colori che simboleggiano il sesso, la vita, la salute, la luce del sole, la natura, l’arte, l’armonia, e la spiritualità.

Sempre a San Francisco, adiacente la stazione della metro Castro Muni, all’angolo tra la Market Street e la Castro Street, dal 1997, per celebrare il 20o anniversario dell’elezione di Harvey Milk alla carica di consigliere municipale, sventola una bandiera arcobaleno issata su un alto pennone.

Milk fu uno dei primissimi politici americani a dichiarare apertamente la sua omosessualità.

Trasferitosi nel ‘72 a San Francisco, aprì un negozio di fotografia nel quartiere di Castro e presto divenne uno dei leader più apprezzati della comunità gay. Dopo vari tentativi falliti, fu eletto consigliere nel 1977. In undici mesi lottò per i diritti degli omosessuali e fu decisivo nel rigetto della Proposition 6 che avrebbe permesso il licenziamento degli insegnanti in base alla loro identità sessuale. Ma la sua carriera politica fu stroncata violentemente.

Intrufolatosi armato dal seminterrato del Municipio, Dan White raggiunse l’ufficio del sindaco George Moscone e tentò di persuaderlo a riconfermargli l’incarico nonostante le sue dimissioni. Il sindaco, sotto la pressione dell’ala liberale e dello stesso Milk si rifiutò così White estrasse la pistola e lo uccise. Poi ricaricò l’arma, raggiunse l’ufficio di Harvey Milk e uccise anche lui con cinque colpi a bruciapelo.

Oggi martire della comunità gay, Milk era in realtà un politico di grande sensibilità sociale. Resta famoso il suo The hope speech, il discorso sulla speranza che si basava su ideali di inclusione e condivisione che andavano al di là delle sole questioni gay. “Se una persona omosessuale ce la fa”, concludeva Milk, “le porte sono aperte per tutti”.

È per questo che c’è una bandiera sotto la quale l’Umanità intera si può stringere, eliminando in un sol colpo differenza e odio. È molto simile a quella arcobaleno, ha sette colori e il loro ordine è invertito, ma il suo significato è ancora più universale e potente di qualsiasi altro vessillo: è la bandiera della Pace.

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Foto da Pexels

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