il fantascientifico Metaverso

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di Emiliano “Emix” Ribaudo

La compagnia che fino a poco tempo fa era nota come Facebook, quella birbantella, una ne pensa e cento ne fa.

La penultima cosa che ha fatto e che non è passata del tutto inosservata, ovvero cambiare nome in Meta, lascerebbe intravedere una sorta di disegno per iniziare a far germinare in noi l’associazione mentale tra il suo CEO e fondatore Mark Zuckerberg e il fantascientifico Metaverso.

Sempre a cercare disegni nascosti, che mania che avete.

Ma non nego sia una distrazione che potrebbe funzionare:

in un possibile futuro, quando gli adolescenti d’oggi verranno bannati da Virtual Tik Tok, forse davvero parleremo tutti del fondatore di Facebook come “il fondatore del Metaverso”

(o di un Metaverso), why not.

Ma perché mai qualcuno dovrebbe desiderare dissociarsi così drasticamente da un prodotto tanto di successo?

Esattamente.

E, soprattutto, cosa sarebbe poi questo Metaverso?

In realtà nessuno lo sa, sebbene tanti abbiano molte idee in merito.

Si concorda che sarà la prossima Big Thing dopo internet e i cellulari.

Il termine viene direttamente da un romanzo che non ho mai letto e descrive un mondo online, accessibile grazie a visori per la realtà virtuale e altre diavolerie, dove giocheremo, ci incontreremo, lavoreremo, andremo in posti, conosceremo gente e chiuderemo i pop-up pubblicitari a calci.

Tipo Second Life, ve lo ricordate Second Life?

Ecco, però in VR e probabilmente con caterve di pornografia, tipo Second Life.

Ma il Metaverso dipinto dal signor Zuckerberg, occhio, sarà cool e ci renderà migliori, più produttivi e connessi, più vicini alle persone.

Ci farà risparmiare tempo, fatica, bitcoin.

E niente, a me fa tenerezza come le mega corporation tecnologiche proprio non riescano a resistere all’illusione che la loro piattaforma per vendere annunci pubblicitari stia elevando l’umanità a un nuovo piano di esistenza:

  • migliore,
  • brighter,
  • funnier,
  • interconnected,
  • buzzwords.

Certi CEO, penserete mica sia una fissa solo di Zuck, suggeriscono che nel futuro immaginario che stanno costruendo a suon di investimenti miliardari, sperimenteremo tutto, proprio tutto, dai cazziatoni del tuo capo per le macro di Excel scritte male fino al matrimonio di tuo cugino in Venezuela al quale non saresti mai andato, attraverso la realtà virtuale e la realtà aumentata, e che, badate bene, sicuramente non sarà un mondo orribile, frutto delle peggiori distopie e spoglio di privacy, dicono di no, dicono che sarà fantastico e sicuro.

Come Second Life, ma fantastico e sicuro.

Io sono un po’ all’antica, a me piacciono i videogiochi di 120 anni fa e amo le cose semplici.

Quindi perdonatemi, ma faccio fatica a vedere come si possa davvero desiderare uno scenario del genere.

Anche nel migliore dei casi, anche se davvero questo sogno di un mondo immaginario online migliore del mondo reale si materializzasse as design, (il che è statisticamente impossibile oltre che profondamente triste), l’idea di indossare degli occhialini di plastica sudaticci per tele trasportarmi al lavoro o al cinema o da mio zio o in un multiplayer di Call of Duty, beh,

a me sembra un incubo. 

Dopo tanto distanziamento sociale, avremmo dovuto imparare ad apprezzare più che mai stare offline e nello stesso spazio fisico delle persone, non escogitare altri workaround alla fisicità.

Solo che i CEO di cui sopra avranno notato che le persone, per lo più, guardatevi intorno, continuano a preferire rimanere offline dallo spazio fisico e ostinatamente online, col capo perennemente chinato verso uno schermo, quasi infastidite dal non averlo letteralmente attaccato agli occhi, bramando di averlo attaccato agli occhi.

E quindi chissà, data l’attitudine collettiva, ammetto che forse hanno ragione quelli che vogliono farci indossare un caschetto per la realtà virtuale 23 ore al giorno e bombardarci le cornee di ads in modi che adesso neanche immaginiamo, ed io, che vi prenderei a schiaffi ogni volta che sbirciate il cellulare, probabilmente, non ho proprio capito niente.

Emiliano “Emix” Ribaudo
Tempo di lettura: 2’00”

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