IL GOVERNO E LE ETERNE POLEMICHE SUI CAMPI NOMADI

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Secondo una leggenda sono stati gli zingari a togliere i chiodi dalle mani di Cristo crocifisso…

Roma, Lido di Ostia, 1984… “Alla fine erano arrivati anche gli zingari. In una mattinata di sole, i funzionari del Comune e i Vigili della Municipale, avevano guidato una piccola carovana di roulotte, fino all’Idroscalo.

Li avevano sistemati a pochi metri dalla scultura coperta dalle erbacce, che segnava il luogo in cui era stato ammazzato il regista poeta Pier Paolo Pasolini, pochi anni prima.

La reazione dei residenti, dei partiti politici, dei comitati di quartiere, non solo di Ostia, ma di tutti gli abitanti da Acilia, Dragona, Ostia Antica, perfino da Palocco e dall’Axa, era stata furiosa e immediata. Carabinieri e polizia erano stati schierati in forze, appena era stato accennato un blocco stradale sulla via del Mare, per bloccare l’arrivo dei Rom. (…)

I nomadi venivano dal campo di ponte Marconi. Nel gruppo c’erano soprattutto donne e bambini. Sei famiglie fino a quel momento ma il programma di trasferimento, progettato dal Comune di Roma, prevedeva un gruppo più numeroso.

Circa 350 persone, tutte della stessa etnia, di religione musulmana.

Il gruppo veniva dalla Iugoslavia.

Le prime tre roulotte bianche, sporche, erano già state parcheggiate, ma le altre erano state bloccate in attesa che l’ordine venisse definitivamente confermato. Era partito un fonogramma con precedenza assoluta, indirizzato al Sindaco, da parte del presidente della Circoscrizione, nel quale si esprimeva “indignazione per la decisione adottata, tendente a creare un accampamento di nomadi in un territorio già saturo di problemi sociali, economici ed urbanistici”.

1984 IL CAMPO NOMADI ALL’IDROSCALO

“Il trasferimento era stato preceduto da un blitz della polizia che aveva eseguito, su tutta la piccola comunità, un controllo a tappeto di documenti, permessi di soggiorno, esistenza di fogli di via obbligatori e di ordini di carcerazione ai quali erano seguiti un paio di arresti.

I superstiti erano soprattutto le donne e i bambini destinati all’area abbandonata dell’Idroscalo di Ostia.

Però lì, quelli, non ce li volevano proprio. Il primo blocco di dimostranti era stato disperso con la semplice minaccia delle manette per tutti. Ma mentre i bulldozer spianavano l’area, per far spazio alle roulotte, la contestazione era ripresa”.

IL COMUNE GLI SFOLLATI E I NOMADI

“Alia, vent’anni, in braccio aveva una bambina piccolissima, guardava la scena. Era una Khorkhané, il clan dei lettori del Corano, le radici legate ai dettami morali religiosi dell’Islam. La sua famiglia era specializzata in furti e borseggi. Prima stavano a ponte Marconi.

Il Comune aveva deciso di mandarli sulla costa, tra i capanni da pesca con i bilancieri, i cantieri navali e la sponda del fiume che tutti gli inverni allagava la piazza dell’Idroscalo. Un tempo lì c’erano le baracche, a decine. Poi il Comune aveva dato le case popolari a tutti gli sfollati, e quella massa, povera e dolente, era sparita assorbita dai casermoni delle Iacp, a parte pochi irriducibili rimasti legati alle ultime casupole, alla foce del fiume che contavano anche loro sull’imminente condono edilizio, nonostante quello fosse per gran parte demanio dello Stato.

I MASS MEDIA E LA QUESTIONE DEI CAMPI

A un certo punto, a Nuova Ostia, una giornalista si era avvicinata ad alcuni Rom integrati. per sentire il loro parere. La telecronista non lo sapeva, ma quell’uomo sui trent’anni, vestito elegante, la carnagione olivastra, i capelli scuri, circondato da uomini e donne nomadi, era il capo del clan (…). C’erano molte etnie nomadi. I Sinti, che derivavano il loro nome dal persiano, o i Kanjarja che adoravano i matrimoni sontuosi e un po’ kitch.

Il gruppo, che la giornalista voleva intervistare, era di zingari slavi.

Il capo delle famiglie Rom, meglio inserite della zona, era stato lapidario.

“Perché fare venire qui questa gente. Non c’è posto per loro. E’ già tanto difficile per noi”. Zingari contro zingari, alla faccia della solidarietà.

“Taglia”, aveva detto la giornalista al cameraman, Questa, non la faccio nemmeno vedere in redazione. (dal libro Omicidio a Casalpalocco, di Claudio Razeto S&M studio editore, 2018)

IL PROBLEMA PIU’ DI 30 ANNI FA

Era il 1984, sono passati più di 30 anni e io c’ero. Quel campo, all’Idroscalo di Ostia, anche a causa della protesta di tutti i residenti del litorale romano, non si fece mai, tra mille polemiche, ma molti altri ne vennero insediati intorno alla Capitale. Oggi Roma è la città con la più alta presenza di questo tipo di insediamenti caratterizzati dal degrado, dalla sporcizia e spesso dall’illegalità incontrollata. Un fenomeno sociale mai risolto, quello dei Nomadi, dei loro campi, della politica locale e nazionale che questo fenomeno non ha mai gestito concretamente tra ipocrisia, falsi buonismi, mancata integrazione, pie illusioni e in alcuni casi speculazione.

OGGI IL GOVERNO CONTE E IL PROBLEMA DEI CAMPI NOMADI

Oggi il Ministro Salvini, a nome del Governo, vorrebbe censire chi risiede in questi campi, controllarli con le forze dell’ordine e la polemica esplode identica a 30 anni fa. Si chiede il controllo dei fondi spesi, visti anche i milioni di euro stanziati oggi dall’Unione Europea, la tutela dei bambini e di tutti i minori che vi risiedono, per impedire che anche uno solo di loro venga sfruttato per delinquere, il controllo delle condizioni di chi ci vive. E’ bastato l’annuncio per scatenare il solito vespaio di polemiche e questo anche se si tratta di questioni vecchie di più di trent’anni e di problemi che sono sotto gli occhi di tutti. Ogni volta si arenano allo stesso modo in un mare di inutili parole che non fanno bene a nessuno, nemmeno ai Nomadi e che lascia irrisolto il problema come ed allo stesso modo, trent’anni fa quando il Comune di Roma cercò di insediare un campo all’Idroscalo di Ostia. Come dire che il tempo, a volte, non insegna nulla …

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 1’50’’

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