ROLAND GARROS

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di Fabio Bandiera

Si è chiusa trionfalmente per i colori azzurri l’edizione numero centoventirè degli Open di Francia, tre storiche finali e una semifinale e la proclamazione a torneo in corso del primo numero uno italiano del ranking mondiale, Jannick Sinner.

Al Roland Garros è mancato solo l’acuto finale, questo è vero, ma il livello assoluto del nostro tennis maschile e femminile, sia in singolo che in doppio, è una certezza assoluta alla quale guardare con enorme fiducia sia a Wimbledon che in chiave Olimpica.

Dopo anni difficili in cui latitavano talenti e i risultati non arrivavano l’Italia si è assestata da un anno a questa parte ai piani alti della racchetta raggiungendo in pochi mesi traguardi ritenuti irraggiungibili.

La seconda Davis e il primo Australian Open hanno dato il là a questa cavalcata vincente che ha trovato adeguate conferma anche sulla terra rossa parigina, superficie complessa ed estenuante che mette a dura prova sia i nervi che i muscoli degli atleti. Ripercorriamo le tappe salienti di questa epopea che ci ha tenuto per due settimane col fiato sospeso……

JANNICK……NUMBER ONE……….

I dubbi e lo scetticismo che hanno accompagnato l’arrivo di Sinner a Parigi si sono disciolti nell’etere dopo i primi turni, vittorie convincenti e margini di miglioramento che lasciavano presagire un arrivo spedito in semifinale.

Un solo set perso contro l’esuberanza di Moutet, un quarto di finale vinto agevolmente contro Dimitrov che lo consacrava nuovo numero uno al mondo e poi l’ennesima sfida contro il rivale di sempre, Carlos Alcaraz.

Nelle gare precedenti il bilancio era di 5 a 4 per lo spagnolo, negli slam perfetta parità con una vittoria a testa, la resa dei conti sulla terra è stata avvincente ed emozionante come sempre.

Ottima partenza di Jannick, lo spagnolo a corrente alternata ma in grado di tenere testa e di esaltarsi nei momenti clou.

Terzo set lunghissimo e inerzia dalla parte dell’altoatesino, ma sulla lunga distanza lo spagnolo sale e mette il turbo mentre Jannick accusa e cede inevitabilmente qualcosa, che risulterà fatale.

Grande delusione ovviamente, ma godersi la gioia del primato e ricaricare le batterie per la stagione sull’erba saranno il motore di questa rivalità infinita che avrà ripetuti ed innumerevoli momenti di confronto……..

JASMINE TOP TEN……SARITA EVERGREEN……..

Prevedere il cammino trionfale di Jasmine Paolini non era per nulla scontato, i segnali di crescita soprattutto mentale c’erano tutti, ma è la vittoria del Master 1000 a Dubai che le ha conferito quella solidità e quella convinzione che si sono espresse a pieno sulla terra parigina.

Sempre attiva, sempre dentro il match, sempre con quel sorriso di chi sa che alla lunga il lavoro paga contro tutto e contro tutti. Le tre battaglie al terzo set contro Andreescu, Avanesjan e Rybakina in cui hai lottato come una tigre, ribaltando anche momenti di inerzia negativi, hanno dimostrato la qualità del tuo tennis fatto di grandi recuperi, di improvvise accelerazioni e di una concentrazione assoluta superiore alla media.

La semifinale contro la baby Andreeva l’hai vinta con la testa gestendo egregiamente le fasi del match, ma competere oggi contro la caterpillar Swiatek oggi è affare molto, troppo complicato.

Onore a lei e onore a te Jasmine portatrice sana di gioia e valori positivi perché il tennis non è solo appannaggio di chi supera il metro è ottanta.

Le emozioni ce le avete regalate anche in doppio con la mitica Sarita Errani, classe 1987, e dopo il trionfo di Roma siete riuscite nell’impresa di raggiungere un’altra preziosissima finale. Anche qui il sogno è sfumato in finale, ma l’esempio di una professionista come Sara è di stimolo per tutto il movimento, essere ancora vincenti e competitive a trentasette anni è un esempio di enorme professionalità da seguire e portare avanti negli anni……

BOLE….VAVA……NOLE

L’acquolina in bocca ci era venuta anche nel doppio maschile, forse il rimpianto più grande di questo Roland Garros, perché i mitici Bolelli, anche lui un veterano di soli trentotto anni, e Vavassori, doppista spavaldo alla Nargiso, erano i favoriti della finale.

Dopo aver battuto coppie fortissime come Salisbury-Ram e i pluri-campioni Bopanna-Ebden il titolo sembrava a portata di mano, ma l’accoppiata Arevalo-Pavic, anch’essa di livello, vi ha tolto per la seconda volta quello Slam che prima o poi, siamo sicuri arriverà.

Resta la costanza di rendimento e la competitività confermata da un ranking altissimo, avere un doppio così forte a livello mondiale sarà sicuramente prezioso in chiave Davis, con un’insalatiera da difendere per riscrivere ancor di più la storia del nostro tennis.

Il vero sconfitto di questa edizione è di sicuro Nole Djokovic, costretto a cedere lo scettro del primato a causa di un infortunio al ginocchio che lo terrà fuori, probabilmente, anche sull’erba londinese.

Il trentasettenne serbo ha combattuto due maratone interminabili di cinque set contro Musetti e Cerundolo, le ha vinte entrambe, ma il suo fisico ha chiesto il conto costringendolo al ritiro.

Difficile fare previsioni su un campione di tale portata, ma l’impressione che emerge è quella di un viale del tramonto che lento ed inesorabile lo sta traghettando verso la fine di una carriera gloriosa.

Da qui a fine anno ne sapremo di più, ma di sicuro Djokovic lotterà e darà filo da torcere a chiunque finchè avrà una sola goccia di benzina nel suo serbatoio.

IGA E CARLOS………..

Dopo aver celebrato doverosamente le gesta italiche è giusto tributare ai vincitori gli onori e la gloria del caso, la polacca Swiatek e lo spagnolo Alcaraz hanno meritatamente vinto il loro slam giocando un tennis di altissimo livello.

La venitreenne di Varsavia ha sofferto solo nel secondo turno contro la mina vagante Osaka, poi si è sbarazzata con disarmante facilità di tutte le altre avversarie, rifilando un doppio sei zero alla Potapova e lasciando dai quarti in poi solo due games alla Vondrusova, sei alla Gauff e appena tre alla nostra Paolini.

Sintomo lampante di un dominio assoluto che sulla terra rossa è ancora più evidente, difficile per le altre trovare un antidoto al suo strapotere, ma l’erba è superficie totalmente diversa e vedremo se tra un mese a livello femminile cambieranno le carte in tavola.

Discorso diverso a livello maschile, Alcaraz ha dimostrato di avere più tenuta negli incontri sui cinque set ribaltando sia la semifinale che la finale grazie ad una freschezza ed a una lucidità che hanno fatto la differenza.

Dopo gli U.S. Open del 2022 e Wimbledon 2023 lo spagnolo aggiunge un ulteriore tassello al suo palmares dimostrando ancora  una volta la sua capacità di alzare l’asticella nei tornei più importanti dell’anno. Un osso duro per tutti e uno stimolo in più per il nostro Jannick che dovrà dimostrare sul campo di essere davvero il numero uno del mondo quando la posta in palio è altissima e i tempi di gioco si dilatano oltre le quattro ore.

Prendiamo ovviamente il bicchiere mezzo pieno, il nostro tennis ha tutte le credenziali per essere protagonista nei prossimi anni e raggiungere tutti quegli obiettivi che sono sfumati per un soffio nell’inferno della terra parigina………..

Fabio Bandiera

Tempo di lettura 2’30’’

https://www.rolandgarros.com/

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