Il marito dell’astronauta

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Ma che bella schifezza, che orrore. Una polemica sterile, gretta, anacronistica, così intrisa di becero maschilismo che non si può che rimanerne indignati. E badate bene, noi uomini per primi.

Insomma, una donna adulta e vaccinata, che ha studiato e ha fatto dei sacrifici, che ha dimostrato di essere capace e meritevole non può decidere in tutta serenità di starsene cinque mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale che subito tutti lì a criticarla, a dubitare che sia una buona mamma e una moglie amorevole.

Suvvia. Sarebbe come dire che in quanto astronauta può pure infischiarsene di stare coi piedi per terra, ma come donna di casa non va proprio bene che stia con la testa tra le nuvole.

– Allora, amore, io sto andando. La cena è nel forno. Vi ho lasciato cibo pronto congelato per cinque mesi. Solo metterlo nel microonde due minuti alla potenza massima. Se ogni tanto ti ricordi di comprare pane e latte non dovreste morire di fame. Sul frigo c’è il numero del centralino della NASA. Mi raccomando, solo per le emergenze. Mi fai uno squillo e quando la Stazione Internazionale passa sopra casa mi infilo la tuta spaziale e faccio un salto. Sinceramente non so se funziona, ma l’ho visto fare in un film. Ah, dato che ci sei, annaffia le piante.

Nell’epoca dell’evoluzione della civiltà umana in cui già è iniziata la colonizzazione su Marte, abbiamo ancora grandi difficoltà ad immaginare la donna lontana dai fornelli e dalla lavatrice.

Oltre ad essere ridicolmente offensivo per tutto il genere femminile, lo è anche per quello maschile. Ormai da tempo i ruoli non sono più distinti e concepiti a compartimenti stagni.

In casa, come a lavoro, la parità dei sessi, l’intercambiabilità delle responsabilità, è ormai un dato di fatto e pensarla diversamente è cosa da retrogradi.

Se la donna ha i suoi impegni di lavoro chi dovrebbe assumere i doveri quotidiani della famiglia se non l’uomo, il papà? E non vi preoccupate che lo farà certamente con lo stesso scrupolo e dedizione di qualsiasi super mamma.

Allo stesso modo, provate a chiedere ad un astronauta uomo se si senta uno sciagurato a lasciare la sua famiglia per starsene cinque mesi in assenza di gravità. Molto probabilmente vi risponderà che in famiglia, più che altro, lo considerano un eroe.

Ma poi, scusate, se non si lamenta il marito che s’è sposato una donna in carriera e ci ha fatto pure due figli, tutti gli altri che parlano a fare? Roba da matti.

Io lo so bene cosa significhi. La frase ricorrente di mia moglie è “devo lavorare”.

È la tipica donna che tira la carretta, ma guai a metterle una scopa in mano, non saprebbe nemmeno da che parte usarla.

Dopo la pandemia è andata ancora peggio. Ha rimediato tre impieghi, sta fuori tutto il giorno, spesso anche nei fine settimana e quando è a casa o sta al telefono oppure in una riunione on line. Ma questo, nonostante tutto, non fa di lei una cattiva mamma.

Adesso, detto tra noi, da uomo a uomo, da amico a amico. Carissimo marito dell’astronauta, stai pronto perché non sarà certo una passeggiata. E non parlo di spicciare casa o fare la spesa. No.

‘E figlie so’ piezz ‘e core, non ci piove. Il problema è che molte volte, lo sai benissimo anche tu, riescono a farti esplodere il cervello e farlo schizzare letteralmente fuori dalle orbite.

Cinque mesi sono lunghi. Ci saranno momenti in cui desidererai più di ogni altra cosa di infilarli sul primo missile di Elon Musk in partenza da Cape Canaveral e farli recapitare a tua moglie sulla Stazione Spaziale Internazionale. Tiè, adesso pensaci un po’ te che ne ho piene le scatole.

Quindi tieni duro, non mollare e soprattutto non stare a sentire quello che dicono gli altri.

Sappi che per quanto mi riguarda gli eroi siete tutti e due.

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Foto da Pixabay

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