Uomini e stress

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di Alberto Aiuto
Lo stress.

Il salvavita evolutivo o un fardello insostenibile?

L’alba è il momento in cui la Natura si risveglia.

Nelle savane africane gli animali vanno ad abbeverarsi; Romeo e Giulietta capiscono dal canto dell’allodola (messaggera dell’alba) che si sta facendo giorno.

Naturalmente, questo vale anche per l’animale uomo, che al risveglio deve essere pronto a fronteggiare gli eventi (“i pellerossa attaccano all’alba” diceva la guida ai pionieri nel selvaggio West), anche se per molti di noi al mattino è bello solo quel che tace.

Come ci riesce? Madre Natura ci aiuta producendo il cortisolo, in quantità diversa a seconda delle necessità (vere o presunte), secondo un ritmo (circadiano) ben definito.

Il picco massimo al mattino presto (per fornire al corpo energia pronto uso) e un minimo a tarda sera, verso le 22-23.

Il cortisolo consente di migliorare le prestazioni psico-fisiche.

Aumenta la glicemia e la pressione arteriosa; stimola il sistema nervoso centrale a prendere decisioni rapide, senza lasciarsi paralizzare dall’ansia, e permette dunque una maggiore concentrazione.

Una risposta così efficace ci ha fatto sopravvivere quando, come singoli individui, ma anche come specie, ci siamo trovati davanti a pericoli e minacce.

In termini evolutivi, il cortisolo rappresenta un vero e proprio salvavita.

A patto però che resti entro limiti “fisiologici”: superato il momento di necessità, l’organismo torna in equilibrio (diminuiscono tono muscolare, respiro, frequenza cardiaca e pressione sanguigna) e il corpo si rilassa.

Oggi, non siamo più esposti a pericoli per la nostra vita.

In compenso, viviamo in una società frenetica (New York è la città “che non dorme mai”), in cui non mancano le situazioni di stress: gli impegni lavorativi, il traffico e i semafori rossi, la spesa da fare e la cena da preparare, la palestra, la famiglia, lo stipendio insufficiente, l’ambiente sempre più inquinato.

Perfino per divertirci cerchiamo situazioni stressanti (pensiamo alle montagne russe o al bungee jumping). Per vivere emozioni degne di nota, Mogol/Battisti suggerivano di “guidare come un pazzo a fari spenti nella notte”.

Insomma ci carichiamo di un fardello insostenibile (e alcuni ricorrono a stimolanti e tranquillanti per mantenere il ritmo), mentre l’organismo risponde tenendo alti i livelli di cortisolo.

Ma è come se prendessimo ogni giorno qualche compressa di cortisone, con tutti gli effetti collaterali conseguenti: iperglicemia, ipertensione, abbassamento delle difese immunitarie, osteoporosi, diminuzione della funzione tiroidea, irritabilità ed ansia, che combattiamo con i farmaci: anti-diabetici orali, anti-ipertensivi, ansiolitici e tranquillanti, o contro le tensioni muscolari, il mal di testa o i disturbi del sonno, etc.

In realtà dovremmo innanzitutto rispettare il nostro ritmo circadiano

e cercare di fare la cosa più ovvia e difficile allo stesso tempo: controllare le nostre reazioni nelle situazioni di stress, anche se spesso non sono modificabili (es. lavoro, questioni economiche).

Per il nostro benessere psicofisico possono aiutarci alcune abitudini positive.

A livello fisico, condurre uno stile di vita quanto più possibile sano; adottare un’alimentazione bilanciata tra proteine e carboidrati; ridurre le sostanze eccitanti, tipo caffeina e nicotina.

Fare un esercizio fisico, regolare e costante; dormire a sufficienza, di notte; riposarsi quando si è troppo stanchi; evitare gli sbalzi termici eccessivi.

A livello psicologico, adottare tecniche di rilassamento, fare yoga (anche sul posto di lavoro); dedicare del tempo ad attività distensive; coltivare delle passioni, avere degli hobby, fare delle attività che facciano stare bene.

Ridere, molto. Trascorrere il tempo in compagnia delle persone con cui ci si sente bene. Insomma, siccome lo stress dipende da come viviamo emozioni, sensazioni, malesseri e stati d’animo, il nostro benessere spesso dipende da noi.

“Don’t worry, be happy; when you worry you make it double”,

suggeriva Bob Marley.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 1’30”

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