Il nonno, questo sconosciuto

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di Alberto Aiuto

La sveglia biologica femminile suona sempre più tardi.

Le primipare sono sempre più attempate.

La conseguenza è che ormai le donne mettono al mondo 1,17 figli, il numero più basso di sempre.

Di fatto solo ad alcuni capita di essere iscritti, senza alcun merito particolare, tra le specie in via d’estinzione: quella dei nonni.

Una figura venerata in passato, emarginata in tempi recenti, attualmente sempre più rivalutata. Persino Mario Draghi ha sottolineato di essere un nonno, al servizio della nostra società.

In passato, i nonni ricoprivano il ruolo di tappabuchi.

Oggi, con l’integrazione delle donne nel mondo del lavoro e l’aumento dell’aspettativa di vita, sempre più persone anziane si prendono cura dei loro nipoti.

E spesso svolgono questa “professione” a tempo pieno e gratuitamente.

Sembra (e forse lo è) che nonno sia sinonimo di servizio.

Ma quali sono i limiti? Qual è il loro vero ruolo? Forse sarebbe utile considerare che i nonni hanno già tenuto sulle loro spalle il peso di esperienze di vita, matrimoni, case, lavoro, figli.

E che la terza età avrebbe bisogno di tranquillità, pace e relax, da vivere con spensieratezza.

Il nonno: supporto o pilastro?

Nella vita reale, invece si ricorre ai nonni per avere:

  • Sostegno finanziario. Soprattutto con l’arrivo della crisi, molti si sono fatti carico delle spese e dei bisogni della famiglia allargata con la loro pensione e qualche risparmio.
  • Supporto per la cura dei nipoti. Spesso fungono da supplenti dei genitori, impegnati nel lavoro. Sono i nonni che accompagnano i nipotini all’asilo e poi a scuola; svolgono tutte le attività extra scolastiche (visite dal dottore, sport, tempo libero). Di più, i nipoti imparano dai nonni come eravamo, quali sono le nostre radici, le nostre tradizioni.
  • Aiuto nelle faccende domestiche. Prima dello scoppio della crisi, era normale ricorrere a un aiuto per la cura della casa, magari assumendo una collaboratrice domestica per qualche ora al mese. Oggi questo “lusso” non è più consentito e molte nonne devono svolgere faccende anche molto pesanti, finendo per passare i weekend a cucinare, riempiendo i portavivande di nipoti e figli.

La sindrome del nonno schiavo

In linea di massima, una persona anziana che offre questi supporti può trarre diversi benefici:

  • Si sente utile e meno sola
  • riceve l’affetto dai nipoti
  • svolge attività dinamiche e nuove

Insomma prova felicità

Tuttavia, se questa relazione diventa un tacito obbligo, inevitabilmente lascerà affiorare anche delle conseguenze negative:

stanchezza e sfinimento; stress; poco tempo libero; riduzione della vita sociale; a volte peggioramento della salute.

In realtà, i nuovi genitori dovrebbero sforzarsi di rispettare lo spazio dei loro genitori, tenendo conto che i nonni non hanno la stessa energia e capacità di quando erano più giovani, al netto di obiettive limitazioni fisiche e cognitive.

Non possono, in alcun modo, relegarli al ruolo di “schiavi”, sfruttando la scusa del tempo libero e del profondo sentimento di appartenenza alla famiglia.

Si tratta di un gioco egoistico che mostra tutti gli elementi dello sfruttamento.

Da parte loro i nonni, dovrebbero evitare di annullarsi e imparare a dire “basta”, in modo da continuare a seguire le proprie esigenze e interessi.

Negli anni 70, la commedia musicale “Aggiungi un posto a tavola” ottenne un grande successo, forse per il messaggio di solidarietà che portava:

In fondo spostare un po’ la seggiola non è un grosso sacrificio (ora come allora).

Anzi le nuove realtà, le nuove idee, le nuove amicizie, possono arricchire.

Ovviamente si dava per scontato che il nuovo arrivato si aggiungesse ai commensali esistenti e non che ne scalzasse qualcuno.

E questo vale anche per il neonato.

Come sempre però tra il troppo e il troppo poco, “in medio stat virtus”, come sosteneva Aristotele, o “est modus in rebus”, come ribadiva Orazio.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 2’50”

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